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Il complotto dei media pro Grillo

 

Nel tentativo di favorire il nuovismo di Matteo Renzi, i media più importanti, telegiornali pubblici e grandi giornali, hanno trasformato le elezioni europee in un referendum pro o contro il governo, dove <pro> significa votare Pd e <contro> equivale a votare M5S. In questo modo, ovviamente, fanno un enorme favore a Beppe Grillo.
Senza l’aiuto dei media le elezioni europee sarebbero un serio problema per il movimento 5 Stelle. Anzitutto perché in Europa il <grillismo> non esiste, si tratta di un movimento molto locale, molto italiano, alimentato soprattutto dalla rivolta nei confronti della <casta>, senza alcun paragone o alleato nel continente. Il M5S ha elaborato una critica molto efficace e originale del sistema politico italiano, ma non ha una vera propria politica estera e neppure un programma economico. La sua posizione sull’Europa è dunque poco originale, imitativa di un generico populismo anti europeo, no euro e neo nazionalista, in pratica sovrapponibile alla linea del Front National di Marie Le Pen,  che non a caso è l’unica forza politica europea ad aver chiesto un’alleanza con i 5 Stelle. Grillo ha dovuto rifiutare, nonostante l’oggettiva identità dei programmi, per non perdere l’elettorato di sinistra, ma non riesce a trovare altri alleati, una famiglia europea. I Verdi, per bocca di Daniel Cohn Bendit, rifiutano con sdegno ogni apparentamento con il grillismo, che considerano parte della tradizione autoritaria italiana <che va da Mussolini a Berlusconi>. I 15 o 18 euro parlamentari grillini saranno isolati in Europa, una pura presenza folcloristica. D’altra parte se il grillismo non ha cambiato in concreto nulla neppure in Italia, con il 25 per cento dei voti e oltre cento parlamentari, figurarsi nel mare magno di Bruxelles e Strasburgo.

In una campagna elettorale davvero giocata sui temi dell’Europa, il M5S avrebbe dunque tutto da perdere e sarebbe esposto alla forte concorrenza della lista L’Altra Europa con Tsipras, che con il grillismo condivide alcune analisi sui mali dell’Unione _ la predominanza delle lobby dei banchieri e della Germania della Merkel, la critica all’austerità e alla follia del Fiscal Compact _ ma in compenso offre soluzioni più originali e positive rispetto alla pura e semplice fuoriuscita dall’euro. Tsipras propone di unire tutta la sinistra, radicale e riformista, per un governo dell’Europa che ribalti il liberismo imperante di questi anni e lo sostituisca con un modello di Europa solidale, gli Stati Uniti d’Europa, con gli euro bond e le potenti risorse comuni messe a disposizione per creare posti di lavoro e non per salvare le banche, com’è stato dall’inizio della crisi nel 2007 fino a oggi.

Qui però interviene, fortunatamente per Grillo, l’aiuto insperato dei media italiani. Con il consueto provincialismo, telegiornali e giornali hanno fatto già sparire dalla campagna qualsiasi tema di rilevanza europea, per concentrarsi soltanto sulle beghe interne. Non si parla di Fiscal Compact, di MES, di politiche sociali e del lavoro, di eurobond e del crescente squilibrio fra Nord e Sud nel continente, di come indirizzare migliaia di miliardi di risorse nei prossimi anni, tutte cose che stanno davvero cambiando la vita dei cittadini europei, ma di piccole faccende d’immagine, puramente italiote, di qualche lieve sforbiciata ai costi della politica _  poche decine di milioni (forse) _ del cambio di nome delle province e di improbabili riforme costituzionali da decidere col il parere vincolante di un pregiudicato e dei suoi collaboratori, alcuni dei quali latitanti o in procinto di divenire tali. Nulla peraltro di concreto e immediato. Se davvero il problema sono i costi della politica, perché il governo non propone da subito il dimezzamento degli stipendi e dei privilegi di parlamentari e consiglieri regionali, che sono scandalosi? Si può fare in una settimana, senza bisogno di leggi costituzionali.

Su tali misere e fumose faccende il teatrino politico-mediatico mette in scena il grande scontro fra l’Innovatore, Renzi, e l’Oppositore Unico, Grillo. Tutti naturalmente dalla parte del buono, il premier, contro il cattivo, Grillo. In questo modo i principali telegiornali e giornali confermano il principale e più redditizio argomento di propaganda del capo dei 5 Stelle. Che cioè in Italia non esista alcuna differenza fra destra e sinistra o fra politica e informazione. Da una parte ci sono Pd e Forza Italia, circondati da un coro di media ormai indistinguibili, di destra o di sinistra, privati o pubblici, tutti comunque schierati a difesa del sacro patto <riformatore> fra Renzi e Berlusconi, senza se e senza ma, e contro un solo avversario, Grillo. L’eroico Beppe, che ha tutti contro, Tg Rai e Mediaset, giornaloni e giornalini, conduttori di talk show prezzolati e illustri tenutari di opinioni da prima pagina, ex antiberlusconiani ed ex anticomunisti ormai uniti nella lotta. Considerata la stima di cui gode l’informazione presso i cittadini, secondo voi come andrà a finire? Neppure se comprasse migliaia di spot televisivi e paginate di pubblicità Grillo otterrebbe un tale formidabile aiuto elettorale. Soltanto nelle ultime due settimane, da quando cioè i media si sono impegnati a sparare contro Grillo per proteggere il pupillo Renzi, il M5S, messo in crisi dalle vicende interne, è schizzato di quasi 5 punti nei sondaggi. Da qui al 25 maggio può fare ancora meglio e, se i giornali continueranno ad attaccarlo ogni giorno, può addirittura puntare al sorpasso. Si tratta del resto di un film già molte altre volte.

A questo punto però comincio ad avere dei dubbi. Da giornalista mi rifiuto di credere che la categoria sia così sciocca da non aver ancora imparato la lezione. E se Grillo e Casaleggio fossero la vera espressione dei poteri forti? Se questa strategia fosse il frutto di un qualche oscuro complotto dei media a favore del M5S? Non è venuto il momento di denunciare apertamente lo scandalo di questa Spectre che lavora per Grillo?

* Curzio Maltese (Capolista “L’Altra Europa con Tsipras” – Circoscrizione nord-ovest)

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