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Stragi naziste, non c’è segreto che tenga

 

La strage delle Fosse Ardeatine, della quale ricorre il il 70° anniversario, è soltanto una delle 400 stragi naziste che insanguinarono l’Italia tra l’8 settembre 43 ed il 25 aprile del 1945. Con l’appoggio dei fascisti che si riconoscevano nella repubblica di Salò, la Wehrmacht e le SS sterminarono almeno 15.000 italiani. Nel paese dell’ “armadio della vergogna” (695 fascicoli sui crimini commessi dai tedeschi in Italia ritrovati in uno sgabuzzino nel 1994, con tanto di fantomatica dicitura “archiviazione provvisoria”) solo per una decina di queste centinaia di stragi si sono celebrati processi con condanne più o meno esemplari. Tra queste quella di Kappler, evaso dall’ospedale militare del Celio in circostanze mai chiarite, Priebke, Reder, Seifert e pochi altri.

Gli squarci di luce su uno dei capitoli più oscuri della storia italiana non si devono né alla politica né alla magistratura (con l’eccezione di pochi giudici come Dini, Costantini, Rivello, Intelisano), ma al lavoro di storici e giornalisti come Focardi, Klinkhammer, Franzinelli, Giustolisi. Solo grazie a loro è emerso dalla palude di questa gigantesca “amnistia occulta” l’indicibile accordo che ha regalato l’impunità ai criminali nazisti. La commissione parlamentare che tra il 2003 e il 2006 ha indagato sui motivi di questo monumentale sfregio alla memoria dei morti non ha raggiunto una conclusione condivisa. I processi furono fermati nel dopoguerra per mantenere buoni rapporti con la Germania durante la guerra fredda? Bisognava salvare gli imputati tedeschi per salvare i militari italiani accusati di omicidi di massa in Jugoslavia, Albania, Grecia? Servivano ex nazisti ed ex fascisti per collaborare con i servizi segreti occidentali? La politica – intesa come istituzione – non è stata in grado di dare una risposta. Quello che è certo è che su moltissimi documenti raccolti allora dalla commissione è ancora apposto il segreto, e bene ha fatto la presidente della Camera Boldrini a chiedere che sia tolto. Non è solo un elementare senso di giustizia ad imporlo. Bisogna ricordare che in base alla legge 124 del 2007 il vincolo di segretezza non ha più motivo di esistere perché (articolo 39, comma 11):   in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato notizie, documenti o cose relativi a fatti di terrorismo o eversivi dell’ordine costituzionale o a fatti costituenti i delitti di cui agli articoli 285, 416-bis, 416-ter e 422 del codice penale. E l’articolo 285 del codice penale è quello sulle stragi.

Non è possibile per una democrazia consegnare la verità solo alla storia. Altrimenti, per quanto tardi possa arrivare la giustizia, parafrasando la requisitoria di Robert Jackson al processo di Norimberga si potrebbe dire che se il pugno di assassini ancora in vita non sarà giudicato vorrà dire che non ci sono stati crimini né morti ammazzati. Che le stragi delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema, di Conca della Campania, di Fivizzano e tante altre non sono mai esistite.

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