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Proposte delle organizzazioni antimafia alla Commissione Parlamentare Antimafia

 

Nell’ultimo anno sono state registrate importanti prese di posizione, a livello istituzionale europeo e nazionale per il contrasto alle nuove mafie e alla corruzione, che hanno sollecitato l’adeguamento della legislazione di riferimento, il coordinamento organizzativo sovranazionale della giustizia, il rafforzamento del sistema investigativo. Per la prima volta il Parlamento europeo ha approvato un documento di analisi e di indirizzo sulla esistenza e sulla pericolosità delle mafie a livello dell’Ue; la Commissione Europea ha licenziato una relazione sulla corruzione particolarmente diffusa nel nostro paese; il Parlamento europeo ha predisposto una bozza di direttiva sulla confisca dei beni proventi dei reati di mafia e corruzione.

In Italia le Commissioni Garofoli e Fiandaca hanno presentato le loro relazioni finali per una moderna politica antimafia contenenti proposte specifiche di modifica del Codice delle misure di prevenzione e di nuove norme di contrasto del fenomeno criminoso. Dagli orientamenti europei e dalle proposte delle due commissioni si possono sinteticamente dedurre le seguenti priorità, che le organizzazioni sottoscriventi condividono:

1)      Armonizzare le legislazioni dei paesi aderenti all’Ue con l’introduzione nei loro codici penali           de

  1. il reato di partecipazione alle organizzazioni criminali, valorizzando adeguatamente l’esperienza italiana della legge Rognoni-La Torre e considerando le particolarità nazionali nei limiti del prioritario obiettivo di garantire la più efficace cooperazione giudiziaria internazionale;
  2. la confisca dei beni proventi del reato
  3. la regolamentazione del riuso sociale dei beni confiscati alle mafie
  4. il coordinamento europeo per favorire la confisca in paesi terzi

2)      Superare le diverse criticità emerse con l’approvazione della legge 159/2011 (c.d. Codice Antimafia), quali i tempi brevi di prescrizione rispetto a quelli lunghi del processo, le disfunzioni tra sequestro e confisca del bene, la sua continuità produttiva e il riuso sociale;

3) Rivedere l’intera gestione dei beni sequestrati e confiscati compresa quella del FUG per impedire che patrimoni immobiliari e finanziari possano rimanere inutilizzati e perdersi;

4) L’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati deve essere potenziata e accompagnata da una governance partecipata dalla rappresentanza degli interessi sociali;

5) Regolamentare e armonizzare l’amministrazione giudiziaria dei beni confiscati alle mafie considerando la tipicità del fenomeno criminale e l’urgenza di dimostrare che l’amministrazione dello Stato e della Giustizia sono trasparenti e più efficienti del sistema mafioso;

6) Attivare i tre miliardi, attualmente congelati nel Fug, quale fondo di garanzia e di rotazione affinché le aziende sequestrate non escano dal ciclo produttivo e dal mercato; in parte usarli per la gestione dei beni confiscati destinati agli enti pubblici e per il rafforzamento operativo della giustizia e l’incremento dei fondi per le vittime di mafia, di racket e usura.

7) Realizzare in tempi brevi l’Anagrafe nazionale antimafia per il rilascio in tempi veloci della certificazione antimafia ai soggetti richiedenti.

Da tempo la c.d. finanziarizzazione delle mafie, adeguatesi all’evoluzione del sistema economico globale, ha generato nuove reti transnazionali criminose. Esse vanno analizzate in profondità dalla Commissione parlamentare Antimafia. Potrà servire da esempio quanto ha fatto, con le relazioni conclusive del 1976, la Commissione Antimafia che descrisse il volto nuovo delle associazioni di stampo mafiose e dalle quali nacquero la tipizzazione del reato e la confisca dei ben della legge Rognoni-Torre.

Oggi la Commissione ha il compito storico di:
–  indagare le moderne forme del sistema politico-mafioso-corruttivo per predisporre l’adeguamento della legislazione;
– sollecitare il Parlamento e il Governo affinché da subito le loro agende politiche prevedano i tempi di approvazione di norme per colpire l’autoriciclaggio e i nuovi reati finanziari;
– pervenire all’approvazione della proposta di legge di iniziativa popolare sulla tutela del lavoro nelle aziende confiscate già in discussione alle Camere;
– rafforzare nel rispetto della privacy le pratiche e i sistemi investigativi per colpire le reti criminose.
-inserire stabilmente nei programmi scolastici l’insegnamento della “Storia dell’Antimafia sociale, politica, istituzionale nell’Italia contemporanea”:

La diffusione della corruzione rende il nostro paese poco attraente per gli investimenti esteri; vanno rimosse le remore per una politica rigorosa anticorruttiva migliorando e rendendo incisiva la legge Severino e il conflitto d’interesse; deve essere introdotto nel nostro sistema giudiziario l’obbligo della “sospensione della candidabilità” di ogni soggetto rinviato a giudizio per reati di mafia e contro la pubblica amministrazione. Il prossimo semestre dell’Ue presieduto dall’Italia può essere l’occasione buona per introdurre il coordinamento e il monitoraggio a livello europeo e a livello internazionale delle pratiche di contrasto della criminalità economica e finanziaria, del riciclaggio e dei paradisi fiscali per arrivare a una regolamentazione politica dei mercati globali e sottrarli alle logiche della finanza speculativa che hanno generato la più grande crisi del dopoguerra.

Firmatari:

Centro d’Accoglienza Padre Nostro
Centro Pio La Torre – Onlus
Fondazione Rocco Chinnici
Libera,
Coordinamento Siciliano 
Sos Impresa

 

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