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L’Ucraina, una bomba ad altissimo potenziale davanti casa nostra, anzi “dentro”

 

Era inimmaginabile pensare che Putin potesse rinunciare così facilmente all’Ucraina. Un territorio che spesso s’interseca con quello russo e dove ci sono tanti interessi economici e strategici. E dove vive oltretutto una grande comunità che poggia più su Mosca che su Kiev, protesa verso l’Europa. Naturale anche che lo zar voglia ricompattare in qualche modo l’ex impero sovietico scivolatogli improvvisamente di mano. E’ il sistema che come al solito lascia molti dubbi, ripercorrendo (moltiplicate, per la vastità del territorio) le stesse strade percorse per altre ex repubbliche: sembra la copia conforme di quelle in Georgia sei anni fa, come vi ho già raccontato. La Crimea come l’Ossezia del sud o l’Abkhazia. Il trionfo dell’ipocrisia che si limiti alla guerra fredda, c’è da augurarsi, e che non porti anche stavolta a uno scontro armato. 

Dunque, dopo la rivolta di Kiev c’è subito la reazione filorussa di Sebastopoli. S’insedia autonomamente un premier, Aksyonov, che fissa a tempi brevi un referendum per la scissione. Proprio mentre l’ex presidente ucraino Yanukovich, dalla Russia dove si è rifugiato, auspica un Paese unito. Ma soprattutto mentre Mosca manda seimila soldati in Crimea, decine di carri armati, occupa due aeroporti e protegge il Parlamento. Con Putin che nega tutto e si affida al Senato per raccogliere il grido di aiuto dei fratelli ucraini. Appunto, il solito meccanismo: un intervento “richiesto” in difesa della sicurezza… nazionale, un impegno quasi “umanitario”. Con l’ombra del ricatto economico (Gazprom) e una guerra sullo sfondo. Per ora le armi non hanno sparato, con l’Europa che prosegue sulla via diplomatica, e con Obama che si limita a manifestare fastidio per l’ingerenza e minaccia al massimo di non aderire al G8. Meglio così.
La preoccupazione tuttavia resta. L’Ucraina non è un Paese qualsiasi: è grande quanto la Francia, ha centrali nucleari, basi missilistiche e un’imponente base navale. Una bomba, insomma, ad altissimo potenziale proprio davanti a casa nostra, anzi “dentro”. Speriamo che non esploda.

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