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Il Bollino Blu. Le mille bolle blu per privatizzare la RAI

 

Il Viceministro Antonio Catricalà per varare il contratto di servizio tra RAI e Stato sembra abbia posto la condizione di mettere un Bollino Blu  sui programmi pagati dal canone. Ora tutte le persone che conoscono l’organizzazione attuale della RAI sanno bene come questa distinzione è  impossibile data l’unitarietà amministrativa del Servizio Pubblico. Condivido la dichiarazione di Barbara Apuzzo (SLC CGIL) che sostiene come questa posizione, del bollino blu, è volere lo spacchettamento della RAI per venderla  pezzi Questa richiesta se sarà la posizione del Governa Letta è volere la privatizzazione della RAI ,delle sue reti tecnologiche digitali, che possono essere molto richieste dai gestori telefonici.

Una posizione più chiara e limpida è non Privatizzare la RAI la far entrare i Privati dentro la RAI con una struttura societaria creata con questo obbiettivo.
Progettare nuovi sistemi dove pubblico e privato convivano nella sperimentazione dell’ideazione, produzione e distribuzione dei contenuti, è la “sfida impossibile” su cui riflettiamo da anni con la segreta speranza di fare proposte costruttive anche per il legislatore, per creare sviluppo e occupazione in questo settore strategico dell’economia della conoscenza, mettendo al centro del sistema la RAI, Servizio Pubblico. Aprire la RAI ai privati, non privatizzare la RAI , ristrutturare e modificare l’Azienda, introdurre elementi di discontinuità

La “fertilizzazione” e la rivoluzione della “tecnologia digitale” nei mezzi di comunicazione e diffusione di contenuti, di cultura, informazione, intrattenimento, attraverso la circolarità delle risorse immateriali come la conoscenza, l’informazione, la creatività, la ricerca scientifica e tecnologica, offrendo al tempo stesso un’infinita gamma di potenzialità applicative, ideative, produttive e di architetture comunicative attraverso i nuovi media digitali rende attuale una riflessione sulla più grande casa editrice italiana la RAI TV.

Il mercato della comunicazione, e della produzione dei contenuti,è caratterizzato  dalla concorrenza globale, in Italia, richiederebbe la presenza di un soggetto imprenditoriale pubblico, finalizzato alla realizzazione degli interessi culturali generali del paese con l’obbiettivo di un “ Welfare della comunicazione”, ( ovvero un bene comune) promuovendo la produzione di contenuti, rispetto agli acquisti,  essere propulsore dell’innovazione digitale nella produzione e nella diffusione di contenuti. La sfida è quindi quella di mettere insieme le Ragioni del Servizio Pubblico e quelle legate ad una impresa che fa’ profitto. La RAI deve diventare un grande gruppo multimediale e riconquistare la leadership nell’informazione, nella cultura, nell’ intrattenimento, nei programmi di servizio pubblico, e in quelli legati al mercato, allargando la propria attività ai nuovi servizi dell’industria della comunicazione digitale.

A mio giudizio le ragioni di una modifica della struttura della RAI TV possono essere sintetizzate:
1)  La ricerca del pluralismo culturale non solo come criterio editoriale essenziale per assolvere il ruolo di servizio pubblico in una società articolata come quella italiana, è la condizione indispensabile per pensare e ideare nuovi contenuti in tecnologia digitale (radiofonici o con immagini in movimento )  per far fronte alla crisi ideativa e culturale della società italiana
2)   Il rilancio della produzione, soprattutto nei settori della fiction e del cinema ; la scelta dell’innovazione del prodotto, con creatività e professionalità, negli scenari aperti dalla tecnologia digitale  per tentare di competere nei marcati globalizzati.
3)   Utilizzare la diffusione digitale internazionale della RAI TV, e i molti canali messi a disposizione dalla tecnologia digitale, per distribuire dei contenuti prodotti in Italia,come risposta alle sfide della globalizzazione.
4)   La ricerca di alleanze strategiche con altri gruppi della comunicazione e l’acquisizione di capitali privati, per non essere subalterni nella sfida della tecnologia digitale  nel nuovo millennio per progettare il futuro.

Costruire una “azienda a rete”, un “azienda corta”,  che privilegi la flessibilità e l’autonomia dei giornalisti e degli autori rispetto ai supercondizionamenti politici,  burocratici,  economici, e assicuri le condizioni strutturali del pluralismo, ricerchi la propria unitarietà nella coerenza del progetto strategico .

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Fondazione  RAI:  con “atto di Dotazione” viene istituita una fondazione che ha il fine di perseguire l’interesse generale con l’esercizio del servizio pubblico radiotelevisivo.

Nomina gruppo dirigente Fondazione RAI: Il Parlamento nomina gli amministratori con durata di almeno sette anni

RAI  Holding :  Di proprietà  totalmente della Fondazione , vengono conferite le azioni di proprietà Rai Holding  (oggi Min. del Tesoro) alla Società per azioni in forma di Holding, ma con possibilità di  avere dei     finanziatori   istituzionali es. i “Fondi pensione” ecc..

Nomina gruppo dirigente RAI Holding:  La Fondazione RAI nomina un “Amministratore Delegato” e il Consiglio D’amministrazione  della RAI  Holding

Società Operative:  La Rai Holding  nomina gli amministratori delegati delle singole società operative e il Consiglio d’Amministrazione.   Decide le relative quote d’ ingresso dei privati delle singole società operative  finalizzate ad  attività legate al mercato.  Il gruppo  dirigente, delle società operative,  lo decidono i soci che hanno le quote di maggioranza .

La riflessione è Trasformare la RAI in Holding Finanziaria, creare una struttura che renda meno opprimente la gestione dei partiti e della politica sulla RAI, far entrare i privati nelle società operative della Holding, nei settori più legati alle esigenze del mercato. Il criterio di nomina del vertice aziendale, dovrà assicurare all’Azienda autonomia sostanziale rispetto ai condizionamenti del mondo politico.  Il vertice della RAI Holding dovrà essere composto da un  Amministratore Delegato a cui rispondano le funzioni operative del gruppo e un Consiglio di Amministrazione con responsabilità di indirizzo e di controllo. Amministratore delegato e Consiglio di Amministrazione (destinato ad assorbire le funzioni della Commissione Parlamentare di Vigilanza) dovranno essere nominati dal Parlamento con criteri di garanzia, uguali a quelli che regolano la nomina della Corte Costituzionale. In questa ipotesi la proprietà dell’ Azienda, rimane pubblica, mentre le risorse economiche  derivanti dal canone e dalla pubblicità confluiranno nella RAI Holding. I privati potranno entrare con le loro risorse economiche nelle società operative. Le attività, la produzione di contenuti strettamente di servizio pubblico, saranno finanziate con solo il canone assegnato ad una o due società operative ( ad esempio :l’informazione, l’informazione parlamentare , programmi di interesse sociale ecc..). Le attività che hanno finalità di servizio con una dimensione di mercato, saranno finanziate con il canone e la pubblicità assegnate ad un’altra società operativa ( un esempio  : può essere finanziata con il canone e la pubblicità una società operativa che comprenda  due reti televisive generaliste) ; Le attività esclusivamente di mercato saranno finanziate dalla pubblicità, mentre quote di maggioranza possono essere date ai privati  ( ad esempio la pay TV o new media, ecc) in cui la RAI Holding  potrebbe avere quote minoritarie nelle società operative. Tutte queste attività potranno avere nella holding finanziaria alvei organizzativi distinti attraverso società operative, in una logica di trasparenza, che sola può giustificare da un lato la persistenza del canone e l’acquisizione di risorse pubblicitarie, dall’altro l’afflusso di capitali privati.  Unitarie devono restare l’identità, la missione e la coerenza strategica del gruppo RAI che comunque, nello scenario italiano, deve avere obbiettivi peculiari in termini di sviluppo culturale, di pluralismo informativo, di contributo alla modernizzazione digitale del paese e alla politica industriale  del sistema-Italia, in collaborazione coi territori e con i risorse finanziare private.

L’ingresso di capitali privati, non significa privatizzare o la dismissione della funzione del servizio pubblico della RAI TV. Significa creare le condizioni per la RAI TV di entrare nelle aree di mercato, con una politica industriale di produzione di contenuti digitali rivolta ai mercati internazionali.
Il disegno di una holding finanziaria, articolata in società operative  con una forte unitarietà strategica, è dunque la sfida per lo sviluppo, per crescere.
I sogni sono belli e riempiono le nostre notti, tutelano il nostro sonno, ma svaniscono quando al mattino ci svegliamo.

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