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Giorno del ricordo: Cristicchi andrebbe ringraziato da destra e da sinistra

 

Una scritta sul muro, al quartiere romano del Testaccio, gli ha dato persino del “boia revisionista”. Parole che Simone Cristicchi, romano, classe 1977, davvero non merita. Bisognerebbe invece ringraziarlo, da destra e da sinistra, per aver raccontato il dramma dell’esodo nel dopoguerra degli italiani d’Istria e Dalmazia con onestà, sensibilità ed equilibrio. “Magazzino 18”, che prende il nome dall’hangar nel porto vecchio di Trieste dove gli esuli lasciarono le loro masserizie (che sono ancora lì…) prima di proseguire il loro viaggio della speranza per il resto d’Italia e del mondo, va in onda oggi, Giorno del Ricordo, alle 23.45, su Raiuno. Si potrebbe discutere sull’orario assolutamente inadatto, soprattutto per una platea di giovani a cui pochi hanno insegnato la storia del drammatico dopoguerra sul versante del Nord Est italiano. Ma sforziamoci di vedere il bicchiere mezzo pieno. E rendiamo omaggio a uno spettacolo che andrebbe mostrato nelle scuole.
“Magazzino 18” è uno spettacolo, che ha debuttato a ottobre al Rossetti di Trieste, ma anche un libro e un disco. «Sì, l’album – spiega il cantautore romano – comprende alcuni monologhi e tutte le canzoni dello spettacolo. E’ corredato da un libretto fotografico e ovviamente dal testo dello spettacolo. Dopo Trieste finora siamo stati a Roma, a Tolmezzo, a Cuneo, a Torino, a Reggio Emilia, nelle città istriane. Siamo felici del fatto che dappertutto stiamo ricevendo un’ottima accoglienza. Al Rossetti, nonostante le polemiche della vigilia, poteva essere una cosa scontata. In altre città molto meno. Fra l’altro ci tengo a sottolineare, con il senno di poi, che il teatro a Trieste non era pieno solo di esuli e figli di esuli. C’era tanta gente comune. E le richieste di biglietti sono state tali che si sta pensando di fare una ripresa la prossima stagione…».
A Trieste le musiche erano suonate dal vivo dall’orchestra, mentre nelle repliche Cristicchi utilizza le basi registrate proprio al Rossetti da Fulvio Zafret dell’Urban Recording Studio della Casa della Musica. Dove sono poi state completate le parti vocali, musicali e narrative, che ritroviamo nel disco. «A marzo al Teatro Verdi di Gorizia e nelle nuove tappe in Istria – sottolinea l’artista – vorremmo però tornare all’orchestra che suona dal vivo. E ho un sogno: l’Arena di Pola, l’estate prossima, ma anche lo stesso porto vecchio di Trieste, magari in diretta tv…».
Il libro “Magazzino 18” è uscito per Mondadori, nella collana Arcobaleno. La stessa nella quale sono già stati pubblicati gli altri due volumi firmati dall’artista romano: “Centro di igiene mentale. Un cantastorie tra i matti” e “Mio nonno è morto in guerra”. Il libro – che verrà presentato il 19 febbraio a Trieste – racconta le vicende dell’esodo così come Cristicchi le ha messe in scena. Voce narrante ancora quella dell’archivista Persichetti, spedito dal ministero da Roma al porto vecchio di Trieste per fare l’inventario degli oggetti e dei mobili abbandonati tanti anni fa dagli esuli nel Magazzino 18. Dove si imbatte dello “spirito delle masserizie” e scopre lui stesso – romanaccio un po’ ignorante ma sensibile e sveglio – le vicende del tormentato Novecento giuliano, dall’avvento del fascismo con le sue violenze ai campi di internamento italiani. Fino all’8 settembre e a tutto quel che accadde dopo: l’invasione jugoslava della città, le foibe, l’esodo, la vita nei campi profughi, la strage di Vergarolla, le vicende dei “rimasti” e di quelli che partirono, accolti in alcune stazioni italiane al grido di “fascisti, fascisti” (“e invece eravamo solo italiani…”). «Fra l’altro – conclude Simone Cristicchi, ormai triestino quasi d’adozione -, sull’onda di questo spettacolo stanno accadendo cose strane, inaspettate. Per esempio un recente incontro, a Padova, fra la sezione locale dell’Anpi e l’associazione degli esuli istriani e dalmati. I figli e i nipoti di quanti sessant’anni fa stavano su sponde contrapposte, insomma, cominciano finalmente a parlarsi. Mi sembra una cosa buona». Dovrebbero prenderne nota anche quelli del Testaccio.

* giornalista e critico musicale del “Piccolo” di Trieste
presidente Associazione della Stampa del Friuli Venezia Giulia

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