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Berlusconi e il giudice

 

E’ ormai chiaro perché Silvio Berlusconi vuole ad ogni costo abolire le intercettazioni telefoniche che, viceversa,hanno permesso ai giudici antimafia- da quando sono state inserite nel “processo giusto” di fare passi avanti (anche se non decisivi) contro le nostre associazioni mafiose. E’ proprio attraverso alcune intercettazioni che il giudice Antonio Esposito, presidente della III sezione della Cassazione(amico del sindaco di Scalea Pasquale Basile, in carcere per mafia con cinque assessori della sua giunta) che ha condannato l’estate scorsa per  frode fiscale nel processo Mediaset l’ex presidente del Consiglio e attuale leader di Forza Italia.

Le intercettazioni che coprono gli ultimi anni,dal 2010 al 2013,mostrano con chiarezza la stretta amicizia che ha legato, e lega tuttora   l’avvocato Mario Nocito di Cosenza,finito di recente in carcere per associazione mafiosa e e corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Plinius”. Certo,e bisogna ricordarlo, non ci sono notizie penalmente rilevanti,almeno fino ad oggi,nelle ventinovemila pagine delle trascrizioni registrate durante l’inchiesta.Ma, se si tiene conto che l’avvocato Mario Nocito è considerato in maniera unanime come il “deus ex machina” del patto politico-mafioso a Scalea e che tra Esposito e Nocito l’amicizia è antica e molto solida,i problemi non possono essere ignorati oggi. Peraltro proprio dall’intercettazione del 9 maggio 2013 risulta che quel giorno Mario Nocito è a Roma e lo fa sapere al giudice con una telefonata(che l’altro,quando si tratta di lui non si sogna mai di rifiutare.In quell’occasione il giudice Esposito gli chiede se lui è in buoni rapporti con il sindaco di Scalea “che sta facendo una serie di scorrettezze in merito alla gestione dei locali.

Nocito gli risponde che non è in buoni rapporti con Basile e che ha saputo dei casini che sta combinando con quei locali che-guarda caso-sono proprio in comodato del presidente Esposito. I giudici ricordano anche una precedente intercettazione del 19 gennaio 2011 nella quale il sindaco di Scalea avrebbe avanzato al magistrato la richiesta di poter costruire come imprenditore edile nuovi penitenziari nell’Alto Tirreno. L’ex sindaco Basile ha riferito quindi come l’avvocato Nocito avesse tutto l’interesse di tenersi l’amicizia con il giudice Esposito che alla richiesta di Basile sulla costruzione delle carceri aveva risposto testualmente:” Neanche  Franco Ionta,all’epoca direttore del DAP,può fare niente sui penitenziari e bisogna parlare direttamente con l’on.Angelino Alfano,ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio.

Ancora da altre intercettazioni del periodo considerato emerge che, in seguito alla bocciatura del figlio Pier Paolo al concorso nazionale in magistratura,l’avvocato telefona in Cassazione ad Antonio Esposito e questi gli chiede di mandare il figlio da lui il giorno dopo. Insomma,quello che emerge da tutta l’inchiesta è l’amicizia molto stretta tra l’alto magistrato e i due Nocito e Basile,ambedue in carcere e nei guai per i loro legami con la mafia calabrese,e lo scambio, non soltanto di incontri e bicchierate a Scalea negli ultimi tre anni, ma anche di accordi e possibili favori che spargono incertezze nei confronti di un giudice diventato famoso per aver condannato Berlusconi.

Se un’opinione pubblica esiste ancora,sia pure in  dimensioni limitate ,nel nostro paese,ci sarebbe,credo, l’esigenza di capire fino in fondo una vicenda come quella che abbiamo raccontato  in maniera sintetica.

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