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Che fine ha fatto l’equo compenso per i giornalisti freelance?

 

Che fine ha fatto l’equo compenso? Quello per i giornalisti lavoratori autonomi, stabilito dalla legge 233/2012: in vigore da gennaio, ma inapplicata perché non ne sono state ancora emanate le norme attuative. E questo sebbene la maggioranza dei giornalisti siano oggi freelance e cococo che, per la mancanza delle tutele di un contratto da dipendente, lavorano in condizioni fortemente sottopagate, e spesso sotto la soglia della povertà. Nel frattempo il 6 agosto è stata annunciata l’intesa tra il Governo e i rappresentanti di editoria ed informazione per degli interventi pubblici per favorire la ripresa del settore. Interventi, beninteso, ragionevoli e condivisibili. Ma la loro erogazione dovrà essere condizionata al rispetto dell’equo compenso dei collaboratori non contrattualizzati, così come prescrive l’art. 3 della legge 233.  

LA LEGGE SULL’EQUO COMPENSO
La legge 233/2012, richiamando l’art. 36 della Costituzione (“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”) riconosce ai giornalisti lavoratori autonomi il diritto a un equo compenso. E, per farlo, all’art. 1 stabilisce che: “(…) per equo compenso si intende la corresponsione di una remunerazione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione nonché della coerenza con i trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di categoria in favore dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro subordinato”. Giova ricordare che, secondo i dati dell’INPGI, l’ente contributivo dei giornalisti, la maggioranza dei freelance e cococo guadagna oggi meno di 10.000 euro lordi l’anno, e in larga maggioranza meno di 5.000, con spese di produzione a carico. E’ evidente da queste cifre, da nessuno mai contestate, che la condizione media dei freelance e parasubordinati è oggi ben lontana da quanto prevede l’articolo 36 della Costituzione, e dalla possibilità di condurre una vita autonoma. Come pena per il non rispetto della legge, l’art. 3 stabilisce che “A decorrere dal 1º gennaio 2013 la mancata iscrizione nell’elenco di cui all’articolo 2 (delle testate che rispettano l’equo compenso, n.d.r.) per un periodo superiore a sei mesi comporta la decadenza dal contributo pubblico in favore dell’editoria, nonché da eventuali altri benefici pubblici, fino alla successiva iscrizione”.  

LA SITUAZIONE ATTUALE E’ quindi evidente anche dall’incipit dell’art. 3 che la legge 233 dovrebbe essere già applicabile. Dove sta allora il problema? Nel fatto che una commissione di sette rappresentanti ministeriali, di giornalisti ed editori, presieduta dal Sottosegretario all’editoria, deve prima stabilire esattamente quale sia l’equo compenso e stilare l’elenco degli editori che lo rispettano. E la commissione, ai sensi dell’art. 2 della legge, avrebbe dovuto adempiere a tali compiti già entro la metà di aprile. Ma questa è stata insediata solo a metà giugno, e i suoi lavori paiono ancora nella fase istruttoria. L’impressione è che l’iter di questa legge, dopo una contrastata gestazione parlamentare, preceda con il freno a mano sempre tirato. Tanto che continuano ad emergere opposizioni, distinguo e tentativi di sue interpretazioni restrittive. Al nuovo Sottosegretario all’editoria, Giovanni Legnini, va dato atto di essersi subito impegnato per l’insediamento della commissione, rigettando le eccezioni avanzate dagli editori e avviando delle audizioni anche con rappresentanze di freelance e precari. Ma, ugualmente, preoccupano i dilazionamenti dei tempi, le resistenze degli editori come se la legge non fosse stata approvata dal Parlamento, e il mancato esame di merito di proposte attuative.  
LE PROPOSTE D’ATTUAZIONE Sul tavolo governativo – essendo stato ritenuto non proponibile varare un tariffario, per contrasto con il decreto sulle liberalizzazioni delle professioni – risulta oggi esistere una sola proposta: quella formulata fin dal marzo scorso dalla Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi, il sindacato dei giornalisti. Proposta che, in coerenza tecnica con la legge, rapporta l’equo compenso al tempo necessario per svolgere un incarico e al corrispondente trattamento previsto per i dipendenti, più alcune clausole di salvaguardia (per rimborsi spese, contributi, eventuali condizioni di maggior favore, e casi di mancato accordo). Ma quell’unica proposta non risulta ancora esaminata nel merito.  

LE SANZIONI Non sfugga poi un aspetto centrale della legge 233: le sanzioni agli editori che non la rispettano. Ai sensi dell’art. 3, queste sono “…la decadenza dal contributo pubblico in favore dell’editoria, nonché da eventuali altri benefici pubblici…”. L’inciso “eventuali altri benefici pubblici” ricomprende giuridicamente ogni forma di contributo e sostegno pubblico all’editoria, diretto e indiretto: dai contributi economici nazionali ai provvedimenti regionali, ad ogni forma di sostegno indiretto (dalle tariffe e crediti agevolati agli incentivi fiscali, dai contributi per ristrutturazioni, agli aiuti alle start-up). In altre parole: se un editore vuole usufruire di qualsiasi forma di sostegno o agevolazione pubblica, nazionale o regionale, deve rispettare l’equo compenso previsto dalla legge 233/2012. E tale vincolo va quindi applicato anche ai nuovi benefici per l’editoria, del citato accordo nazionale del 6 agosto.  

LE PROSPETTIVE L’applicazione della legge sull’equo compenso è quindi urgente e indifferibile. E non solo perchè i suoi termini d’attuazione sono già da tempo superati, ma soprattutto perchè ad attenderla, finora invano, sono circa 20.000 lavoratori autonomi, cioè la metà dei giornalisti attivi. La larga maggioranza dei quali, pur lavorando continuativamente e riempiendo di notizie ed articoli le più svariate testate, guadagna meno di 10.000, o anche solo 5.000, euro lordi l’anno. E’ questa l’urgenza a cui tutti sono tenuti a dare una risposta. Perchè le piaghe del precariato senza sbocchi e del lavoro sottopagato fin sotto la soglia della povertà necessitano di risposte concrete. Non di rassicurazioni, dilazionamenti e di altri rinvii.   (12 agosto 2013)  

*Maurizio Bekar, freelance, consigliere nazionale della Fnsi, è membro e coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi        

DOCUMENTAZIONE: – La legge 233/2012 “Equo compenso nel settore giornalistico”: http://www.facebook.com/notes/giornalisti-freelance-httpfreelance20ningcom/equo-compenso-per-i-giornalisti-freelance-e-precari-il-testo-della-legge-approva/10151251350554904 – La proposta per l’equo compenso della Commissione nazionale lavoro autonomo della Fnsi: http://www.facebook.com/notes/giornalisti-freelance-httpfreelance20ningcom/proposta-per-la-determinazione-dellequo-compenso-commissione-nazionale-lavoro-au/10151656457904904 

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