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Il ricordo di quel sacrificio non è uno stucchevole evento celebrativo

 

22 anni fa moriva Libero Grassi. Il ricordo di quel sacrificio non è uno stucchevole evento celebrativo. E’ l’interrogarsi sulla sua figura, la sua denuncia, le relazioni fra mafia, imprese, economia. Libero trasformò il suo coraggio e la sua indignazione in un fatto politico: fece conoscere all’Italia l’esistenza di un racket estorsivo come metodo diffuso e pervasivo, spiegò che il racket è l’essenza dell’organizzazione criminale, ricordò che nel momento del pagamento del “pizzo” lo mafia si fa Stato”, impone cioè la sua sovranità nel territorio, il “suo governo” ( oggi potremmo dire la sua governance) e sostituisce quello delle Istituzioni.

Prima di lui, c’erano stati altri commercianti che avevano denunciato, ma tutto era rimasto un fatto privato. Libero rompe le catene del silenzio, trasformando quello che era vissuto come un problema personale in una questione pubblica. Il pagamento del “pizzo” riguardava innanzitutto il mondo imprenditoriale, ma la cortina omertosa che l’avvolgeva, coinvolgeva anche la politica,le Istituzioni, l’intera comunità. In questo senso Libero Grassi non fu solo un cittadino esemplare, un imprenditore libero, ma anche un profondo innovatore.

Oggi quel reticolo di associazioni, gruppi e personalità, che è il movimento antiracket, deve saper raccogliere proprio questo aspetto della sua testimonianza: l’innovazione del suo messaggio, il non accontentarsi dei luoghi comuni, ma analizzare continuamente le evoluzioni delle organizzazioni criminali;  la sua intransigenza rispetto il potere politico e tutti quelli che girano “la testa dall’altra parte” facendo finta di non vedere. Da quella denuncia e da quell’assassinio è nata un’esperienza associativa oggi più che ventennale, che è chiamata a domandarsi su che basi rilanciare una nuova iniziativa antiracket che liberi “stabilmente” comunità e pezzi di territorio dall’oppressione mafiosa. Un grande appuntamento nazionale, una sorta di “Stati generali” per riflettere su cosa si è fatto, quali risultati abbiamo raggiunto e cosa bisogna ancora fare.

L’antimafia delle convenienze e delle opportunità deve essere il nuovo orizzonte sul quale impegnarsi: rendere conveniente la denuncia e sfavorire l’acquiescenza all’economia criminale. Valorizzare chi denuncia andando oltre il mero risarcimento dei danni subiti, offrendo opportunità concrete di lavoro e di reinserimento nelle attività economiche, rendere concretamente “vincenti”  coloro che si sono  ribellati. Le Istituzioni, da parte loro,  garantiscano a coloro che denunciano le richieste estorsive ed usurarie,  la sicurezza personale, la rapidità dei risarcimenti dal fondo di solidarietà e  soprattutto le condizioni per  tornare ad essere imprenditori liberi.

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