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Il rinnovo della convenzione Stato-Rai nel 2016

 

PP Pasolini intervistato da Enzo Biagi nel 1971 affermava che: “la TV è il medium di Massa e qualunque persona ti ascolta dal video si stabilisce un rapporto tra superiore e inferiore”. La Tv entra nelle case degli Italiani, senza chiedere permesso diffonde il suo messaggio e il suo modello culturale, il suo comportamento sociale. I dirigenti della RAI Servizio Pubblico fin dagli esordi del 1954 si posero il problema del linguaggio e in particolare dell’intrattenimento, è  questo genere che  incide sul modello culturale delle persone più dell’informazione fornita dai telegiornali

Il Servizio Opinioni della RAI nel 1966 avviò una ricerca volta ad accertare quante tra le parole usate nei resoconti televisivi di attualità politica fossero pienamente comprensibili dall’italiano medio. Dopo numerose interviste svolte in varie regioni italiane in cui gli intervistati dovevano dare la definizione di parole come “scrutinio” “leader” ecc.. la ricerca dimostrò che il tasso di comprensione meno elevato di queste parole era composto dalle “ Casalinghe di Voghera” e dal Bracciante Lucano”  . Ricordo che nel film di Nanni Moretti “Sogni d’oro” interpreta un regista che è tormentato da un critico cinematografico che sosteneva che i suoi film erano troppo elitari, e non erano compresi da un “pastore abruzzese”, un bracciante lucano”, “una casalinga di Voghera”, definizione creata da Arbasino.

Agli autori televisivi di quegli anni era richiesto di ideare programmi da poter essere recepiti da un’utenza media con una cultura di base non molto elevata, poco approfondita e con una bassa soglia di attenzione.

A questo proposito ricordo uno sketch televisivo di Raimondo Vianello, che interpretando se stesso, segue i consigli di un funzionario RAI  che suggerisce di scrivere i suoi testi togliendo ogni riferimento alla politica e alla società poiché non sarebbero stati compresi da “un contadino di Poggio Versezio” (paese di fantasia) e il funzionario diviene così convincente che  Vianello si reca nell’immaginaria terra di Poggio Versezio per consultare il contadino di persona, essendo così importante per la programmazione RAI.

Nel 1968 e gli anni seguenti la battaglia per di chi si occupa di RAI, di comunicazione, è  stata l’esigenza di essere in collegamento con le lotte operaie e viene inventato lo slogan ”dalle masse alle masse” ovvero le Trasmissioni della TV pubblica RAI dovevano essere pensante anche da chi riceveva il messaggio televisivo (oggi diremmo interattività) e16 aprile 1970  viene realizzata la trasmissione “Turno C” richiesta che partì delle lotte in fabbrica ed è stato il frutto delle battaglie degli anni precedenti  ovvero l’idea che si parli dei problemi del lavoro nel corpo della programmazione televisiva.

Nel 1976 è applicata la Riforma della RAI (legge n. 103 del 14 aprile 1975) e il servizio pubblico fu diviso in reti e testate per aree culturali presenti in quegli anni e viene creata la RAI TRE che entrerà in servizio nel 1979 rete creata per estendere il servizio ai territori della popolazione italiana e di conseguenza  furono create le sedi regionali RAI.

Nel 1976 il 28 luglio fu depositata la sentenza 202 della Corte Costituzionale in cui si  stabilisce l’ingresso dei privati nel produzione di contenuti in quanto le frequenze televisive sono sufficienti per consentire la libera concorrenza a livello locale

Nel 1979 Berlusconi inizia la sua attività televisiva creando “Rete Italia” per la compravendita di programmi televisivi sui mercati internazionali.
La Rai mantiene la sua missione di produrre contenuti da diffondere su tutto il territorio nazionale. La RAI Servizio Pubblico è una Società per azioni a totale partecipazione pubblica alla quale lo Stato tramite il ministero dello sviluppo Economico stabilisce un contratto di servizio su base triennale per stabilire le attività di servizio pubblico nel territorio della Repubblica Italiana.
La RAI stabilisce anche con lo Stato la Concessione che è regolata da una convenzione stipulata il 7 agosto 1975, modificata con una legge del 25 giugno 1993 n 206 e scadrà il 9 maggio 2016.

Riflettere in anticipo su questa scadenza è importante poiché le dichiarazione del Viceministro Antonio Catricalà, potrebbero anticipare una posizione di quella parte del capitalismo italiano e internazionale che vorrebbe fare degli affari sezionando la RAI in vari pezzi, scelta che già fu tentata quando era direttore Pier Luigi Celli. L’opinione pubblica e i partiti non accettarono e falli la privatizzazione della RAI.  Nel 1995 è passato il referendum Popolare con il 57,40 % che abroga la norma che definisce pubblica la RAI e quindi si potrebbe  avviarne la privatizzazione.

La legge Gasparri, del 3 maggio 2004 n. 112  all’articolo 49, conferisce per legge, e non per provvedimento amministrativo, l’incarico dell’espletamento del servizio pubblico alla Rai. A differenza della precedente legislazione (per esempio, l’articolo 3 della legge 103 del 1975).  La tecnologia digitale è entrata in tutte le merceologie della società, modificando il lavoro e creando in alcuni casi sviluppo e occupazione. Dal 2005 in poi si sono affermati in modo sempre più presente i social network, i telefonini sono diventati sempre più dei terminali mobilie quindi la televisione in quanto tale con l’interattività diventerà il modo di diffondere contenuti.

La rete, sia quella su cavo, sia quella di diffusione del digitale terrestre  e satellitare é l’elemento centrale per il controllo della diffusione dei contenuti.  RAI Way é articolata su 2.314 stazioni, ognuna delle quali alloggia diversi impianti radioelettrici, in alcuni casi anche di trasmissione, oltre ad un insieme di infrastrutture di supporto agli impianti stessi. Tali stazioni possono essere classificate sulla base degli impianti e servizi presenti e la relativa tipologia delle infrastrutture di supporto. La stessa struttura organizzativa  è rappresentata da EI TOWERS di proprietà di Mediaset. 
Nel 2012 questa società è stata la prima nell’attività della nuova realtà industriale, nata dall’aggregazione tra il Gruppo DMT ed il business “Ei Tower” del Gruppo Mediaset dedicato principalmente alla gestione dell’infrastruttura di rete e alla gestione del traffico di contribuzione di contenuti da e verso i centri di produzione Mediset.

Una delle ipotesi possibili è la vendita di RAI Way e poiché Ei Towers fronteggia bene la crisi economica, quindi vi è un concreto interesse da parte Mediaset ad integrare le due reti con il possibile risparmio economico eliminando le inefficienze e le sovrapposizioni. Telecom Italia ha approvato  il progetto di societarizzazione della rete di accesso  per definire il percorso operativo di fattibilità per lo spin-off. Separare la distribuzione dalla creazione di contenuti proprio in un settore dove la concorrenza sui servizi telefonici e internet ha dato dei benefici al consumatore.
Personalmente sono sempre stato convinto che le frequenze, la rete di distribuzione digitale, che a breve sarà in tutto il paese a larga banda é un bene comune.

Questo come l’acqua, la cultura, ecc… quindi penso che potrebbe essere importante incominciare a ragionare che le reti sia via etere, via cavo possono divenire di proprietà dello stato, separando la proprietà di  distribuzione per consentire a tutti i soggetti che operano nella creazione di contenuti pari opportunità di diffusione.
In questa ipotesi anche la RAI servizio pubblico potrebbe dare il suo contributo di esperienza e professionalità, con il canone potrebbe contribuire a costruire una struttura  in rapporto con il territorio, utilizzando le sedi regionali, insieme con imprenditori locali e  fare un prodotto di livello nazionale e internazionale che abbia il segno della cultura locale. Il servizio pubblico come motore di sviluppo industriale locale multimediale digitale utilizzando i social network per sperimentare nuove architetture tecnologiche, nuovi linguaggi e per produrre contenuti originali da fornire a tutti i soggetti che hanno bisogno di prodotti comunicativi (GLOCAL)

Il servizio pubblico RAI quindi potrebbe svolgere questo rapporto con i cittadini e con i fruitori di contenuti in modo capillare svolgendo un ruolo di sostegno e di diffusione della nostra cultura a livello mondiale. Aprire una discussione intanto sulle reti come bene comune, considerale come la cultura e la conoscenza, dando al servizio pubblico un modello organizzativo che meglio risponda a questa esigenza nazionale e sovrannazionale.

La scolarizzazione si è elevata rispetto agli anni settanta del XX secolo, sono convinto che la volontà diffusa della gente  può realizzare questa esigenza, in cui il modello culturale predominante non sia solo quello legato al consumo, produrre  anche a contenuti che ci fanno riflettere dove oltre al profitto possano essere fatti investimenti per contenuti che valorizzino i nostri dialetti che sono una parte importante della nostra cultura, con un linguaggio legato al territorio.

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