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Reintitolare l’aeroporto di Comiso a Pio La Torre

 

Le ultime elezioni amministrative in Sicilia hanno visto anche a Comiso la vittoria del centrosinistra che torna alla direzione di quel comune dopo l’esperienza di un sindaco e una giunta di centrodestra. Questi saranno ricordati come una parentesi brutta e pasticciona nella vita amministrativa dei comisani, abituati a governi locali efficienti e corretti. Invece passeranno alla storia per aver cancellato l’intitolazione, proposta dalla giunta di sinistra di allora e accettata dalla maggioranza, dell’aeroporto civile di Comiso a Pio La Torre, il quale si era battuto perché non diventasse una base di missili a testata nucleare, e aver ripristinato quell’antica imposta dal fascismo al vecchio aeroporto militare, dedicata a un generale fascista premiato per aver fatto “buon” uso dei gas contro donne, bambini e civili nella guerra d’Africa.

Ora sarà possibile ripristinare l’intitolazione a Pio La Torre del nuovo aeroporto civile di Comiso. È il senso di una lettera aperta indirizzata al neo sindaco di centrosinistra dal Centro studi Pio la Torre e rilanciata da Art21, cioè dalle due organizzazioni promotrici nell’ottobre 2008 di una raccolta di firme e di una grande manifestazione nazionale a Comiso per impedire l’oltraggio allo spirito civico, democratico e antimafioso dei siciliani e alla memoria di La Torre e Di Salvo uccisi dalla mafia per averlo difeso. Tra le motivazioni storiche e giudiziarie dell’ uccisione di Pio compaiono la sua capacità di mobilitazione popolare e unitaria, la sua visione della lotta antimafia come lotta di popolo per il cambiamento sociale e politico, il suo impegno per la pace in contrapposizione ai missili dei blocchi militari e geopolitici della Nato e di Varsavia. La persistenza della tensione militare e politica tra i due blocchi, era convinzione di Pio e del movimento per la pace di quegli anni, avrebbe rafforzato il potere delle mafie al servizio della guerra fredda com’era avvenuto durante tutto il dopoguerra. La Torre, infatti, ha pagato anche per questa consapevolezza. Egli fu ucciso dalla mafia siciliana dopo ventisei giorni dall’ultima manifestazione pacifista a Comiso (4 aprile Comiso-30 aprile 1982 Palermo) per favorire interessi ancora più alti. Aveva fatto in tempo a promuovere la raccolta di un milione di firme di siciliani contro i missili dell’Est e dell’Ovest. Aveva presentato, qualche anno prima il disegno di legge antimafia che sarà approvato nel settembre dello stesso anno solo dopo l’uccisione anche del prefetto Dalla Chiesa (l. Rognoni- La Torre).

Nel 2008 anche l’allora Presidente della Camera On Fini assieme a dirigenti autorevoli della destra siciliana si dichiarò contrario all’odioso atto di cancellazione del nome di La Torre dall’aeroporto fatta subito dopo l’elezione dal sindaco di destra che non volle recedere dalla sua scelta antistorica.

Le ultime elezioni hanno creato le condizioni per cancellarla quale impegno di cambiamento auspicato dal voto e da più parti. La reintitolazione rilancia il progetto di fare di questa importante infrastruttura una leva per internazionalizzare uno dei territori più colpiti dalla crisi e dalla globalizzazione. Esse hanno sconvolto un territorio interessato da uno dei processi più vitali di sviluppo del Mezzogiorno ( dalle serre che hanno reso produttive plaghe semidesertiche ai poli della chimica) e oggi potranno risorgere solo sognando e attuando un nuovo modello di sviluppo per fondere potenzialità umane, storiche e naturali  di quel territorio ( dal tessuto di piccole e medie imprese alle attività agricole, alimentari e industriali, ai beni culturali generati dalla sovrapposizione di millenarie civiltà- da quella greca e romana al barocco, alla cultura dell’ottocento e novecento con gli esempi luminosi più recenti di Quasimodo, Fiume, Bufalino).

Quanto il Centro studi La Torre e Art 21 hanno proposto non è solo una semplice e doverosa operazione di restaurazione civile e democratica, ma una sollecitazione a progettare un futuro diverso , ispirandosi all’esempio politico e culturale di quanti, come La Torre e Di Salvo, vi hanno creduto, sino al sacrificio estremo.

da l’Unità, 30 giugno 2013

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