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Da unto a onta

 

Il declino politico di Berlusconi è anche dovuto ad una nuova distanza “culturale” dal Vaticano. Il nuovo Papa, infatti, sta dando segnali di ripristino della dottrina sociale della Chiesa in netta controtendenza rispetto alla curia riuniana e pragmatica, che scambiava tolleranza e “contestualizzazioni” assolutorie all’ “unto” di Arcore, in cambio di appoggi al  tradizionalismo difensivo del potere ecclesiale.

Papa Francesco viene dalla “fine del mondo” e per fortuna – benché colto gesuita – non è un pontefice da biblioteca, ma un pastore che parla di eguaglianza e responsabilità. Inoltre, nella centralità della povertà nella Chiesa, la concentrazione di ricchezze diventa una contraddizione, che lo stesso  Vaticano sente di il dover affrontare.
Inevitabilmente il miliardario, orgoglioso dei suoi reati e indignato per l’uguaglianza della legge, non può più spacciarsi per “peccatore privilegiato”, ma retrocede mestamente nell’indifferenza d’oltre Tevere.
Un guaio, perché senza la sponda vaticana, la destra perde la sua presa “popolare”.
E l’unto del Signore diventa onta del potere.

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