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Beppino Englaro: “a 4 anni dalla morte di mia figlia, nulla è cambiato”

 

Beppino Englaro è un esempio di specchiata coerenza e non solo per quello che è accaduto alle 20.10 del 9 febbraio 2009 nella clinica ‘La Quiete di Udine. Papà Beppino prosegue la sua strada facendo della storia della sua famiglia occasione di incontro e confronto con le persone comuni ma non con “quelli della politica”. Non accetta compromessi l’uomo che per 17 anni ha condotto
una battaglia di legalità e civiltà per il riconoscimento del diritto di  Eluana. Dal 1997 quando ne è diventato tutore Beppino Englaro ha iniziato il suo percorso per ottenere l’autorizzazione a rifiutare ciò che teneva in vita sua figlia in modo artificialmente; fino a quel 9 luglio del 2008, quando la Corte d’Appello Civile di Milano gli ha riconosciuto il diritto a potersi non avvalere dell’accanimento. “Il 9 febbraio per me è il giorno del silenzio. Una giornata tristissima” sono state le parole di  Englaro. Parla asetticamente solo di “precedente rilevante” invece l’allora ministro della Salute, il senatore Maurizio Sacconi. Per papà Beppino il “dispiacere più grande” è che, a distanza di 4 anni dalla morte della figlia, “nulla è cambiato. I politici dovevano fare una sola cosa: una legge semplice e chiara che mettesse le persone in condizione di dire le cose che vogliono per se stessi quando si trovano in una condizione di incapacità di intendere e di volere. Questa doveva essere la storia di una legge semplice, rispettosa della Costituzione, che permettesse di dire quali cure si possono rifiutare. In quattro anni non sono riusciti a farla”.

reguitti@articolo21.info

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