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Graffiare le coscienze contro la corruzione: è un atto di democrazia

 

Quota 100mila è stata superata: perché tante sono le persone che hanno già aderito alla campagna di Libera “Riparte il futuro” , mettendoci la faccia,il pensiero ed una firma,per assumersi, ciascuno,la propria quota di responsabilità. La campagna digitale  di Libera chiede un sostegno a tutti i cittadini e 5 impegni concreti ai candidati alle elezioni politiche per colpire un crimine che distrugge economia, società e speranze: la corruzione. Oggi il nostro Paese ha una nuova legge in merito, ma è insufficiente. C’è bisogno di colpire più in profondità questo male; graffiare le coscienze oggi per “coltivare il futuro”. Perché la corruzione ha molti aspetti e tante implicazioni
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Toglie risorse all’economia legale: applicando i dati della World Bank, si calcola che annualmente l’onere della corruzione  sui bilanci pubblici italiani è nella misura prossima a 50-60 miliardi di euro l’anno,  una vera e propria tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini. In poche parole,  la corruzione pesa  per circa mille euro annue su ciascuno di noi. Ed è stato stimato che  nel decennio 2001-2011 la corruzione ha provocato in Italia una perdita di ricchezza  pari a circa 10 miliardi di euro annui in termini di prodotto interno lordo ed oltre il 6 per cento in termini di produttività.  Perché la percezione dell’esistenza e della potenza della corruzione diventa fattore di squilibrio e di adattamento al clima di furbizia legalizzata, di mancanza di diritti e di sfiducia nelle regole e nella legalità, dell’assenza di regole come regola dei rapporti economici e quindi sociali.

La corruzione, quindi, avvelena i rapporti tra persone, genera un pericoloso deficit di democrazia, elimina quella base di partenza comune e legale indispensabile per la creatività e lo sviluppo dell’economia. Devasta poi l’ambiente in cui viviamo, delegittima le istituzioni,è il segnale di degrado del tessuto morale della classe dirigente, segna l’affermazione di meccanismi di selezione che premiano corrotti e corruttori nelle carriere economiche, politiche, burocratiche ai danni dei meritevoli ed è il substrato che favorisce il dilagare di mafie ed ecomafia, attraverso fenomeni come i traffici di rifiuti e il ciclo illegale del cemento, che si alimentano quasi sempre anche grazie alla connivenza della cosiddetta “zona grigia”, fatta di colletti bianchi, tecnici compiacenti, politici corrotti. E diventa il meccanismo, la forza e l’intrinseca consistenza di ogni affare mafioso, dagli appalti al riciclaggio di denaro sporco. Arrivando ad essere ragione di violenze ed omicidi per chi non “sta alle regole”.

La corruzione ci ruba quindi il futuro, in tutti i sensi e crea disuguaglianze, massacra le politiche sociali, avvelena e tiene in ostaggio la democrazia.

La corruzione costa ma non tutti pagano allo stesso modo. A farne le spese sono le fasce deboli, i poveri, gli umili, le persone che non hanno “santi in paradiso”.

Un cancro che mina quotidianamente il rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni, alimentando un clima diffuso di sospetto. Quando il pagamento delle tangenti diventa prassi comune per ottenere licenze e permessi e la risorsa pubblica è risucchiata nei soliti giri di potere, ciò che viene sacrificato sull’altare dei furbetti di turno è soprattutto la credibilità dello Stato che a sua volta deve moltiplicare  controlli , messi in atto nel tentativo di colpire chi viola le regole, leggi e norme invasive,  in una sorta di persecuzione che ricade   sui cittadini onesti. Anche perché le leggi anticorruzione sono state snaturate negli ultimi 20 anni, a partire da quella, fondamentale, sul falso in bilancio che il governo Berlusconi ha voluto depenalizzare con successive leggi, dal 2002 al 2010.  E l’ultima legge del ministro Severino approvata lo scorso anno, poco ha fatto per migliorare la lotta contro la corruzione. Soprattutto non ha invertito la tendenza e la percezione di impunità per i corrotti,molto diffusa nel nostro paese, capace  di generare populismi e risposte politiche sconclusionate.

Ma quale speranza, quale spinta può avere un Paese, se i suoi abitanti sono convinti che solo nelle ruberie si nasconda la chiave del successo e che la legalità sia un inutile “fardello”?
Quella che oggi si intravvede attraverso le inchieste della magistratura è  una corruzione ancora “solidamente” regolata, dove a seconda dei contesti il ruolo di garante del rispetto delle “regole del gioco” è ricoperto da attori diversi: l’alto dirigente oppure il faccendiere ben introdotto, il “boss dell’ente pubblico” o l’imprenditore dai contatti trasversali, il capofamiglia mafioso o il leader politico a capo di costose macchine clientelari o lobby una volta definite massoniche. Collocandosi al centro delle nuove reti di corruzione, questi soggetti riescono ad assicurare che tutto fili liscio e poi tengono oscuri i meccanismi,i nomi delle persone coinvolte, l’impermeabilità del sistema della corruzione ad intrusioni esterne. Cioè della magistratura che nonostante le armi un po’ spuntate ancora agisce su questo fronte, è dell’informazione, l’altro vero pericolo dei corrotti: il tramite con l’opinione pubblica contro  l’antisistema corruttivo è la conoscenza. Ecco perché  con i tentativi legislativi sulla diffamazione, recentemente, e le intercettazioni telefoniche ,prima, il sistema della corruzione e della politica ad esso legato, ha tentato di impedire le denunce  giornalistiche.

Anche per la voglia di riscattarsi dal passato la campagna “riparte il futuro” ha  così tanto successo: rimette le domande e le esigenze di pulizia dei cittadini dentro l’agone politico e la campagna elettorale. Per far capire che solo una società dove la corruzione è conosciuta,denunciata, bandita e perseguita veramente, può dare spazio al lavoro, alle idee di innovazione, ai giovani,al rispetto dell’ambiente ed ai progetti  di una nuova convivenza, nel rispetto della  legalità.
Per questo  mettere al centro della campagna elettorale e dei primi impegni del nuovo governo una nuova legge contro la corruzione  è un atto di democrazia e di speranza per il futuro.

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