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L’Italia delle stragi impunite e delle verità scomode

 

Verità. Verità scomode, in molti casi, da oltre quarant’anni. Verità che, nonostante siano state ampiamente svelate, fanno ancora tremare chi siede – imperterrito – nei palazzi del potere. Eppure lui ha avuto il coraggio non solo di dirle a voce alta dinanzi ad una platea attenta dall’inizio alla fine della presentazione. Di più. Le ha scritte, ancora una volta, in un libro. I misteri d’Italia, quelli che hanno mietuto migliaia di vittime innocenti, sono messi nero su bianco nel volume “La Repubblica delle stragi impunite” (Newton Compton) di Ferdinando Imposimato. Presentato venerdì sera nella libreria Ibs in via Nazionale a Roma, il testo racconta un’altra verità. Quella che va al di là degli atti processuali (molti dei quali “sono misteriosamente spariti”, come sottolinea più volte l’ex giudice a cui la banda della Magliana ammazzò il fratello Franco) e che, a distanza di decenni, i familiari delle vittime di quelle stragi attendono ancora di conoscere. Piazza Fontana, la strage di Bologna, quella dell’Italicus, di via dei Georgofili, il rapimento Moro, l’eccidio di Capaci prima e di via D’Amelio dopo sono alcune delle tragiche tappe di una Repubblica che tuttora paga il conto ai rapporti “inquinati” tra apparati delle istituzioni e mafia, politica e servizi segreti (“in ogni strage – sottolinea nel volume Imposimato – è evidente la longa manus di Gladio. Senza contare che in via Sicilia c’era il quartier generale del Sisde e di tutti gli altri organismi paralleli dello Stato”), estremisti di destra e sinistra e magistratura corrotta. Eccola dunque, la Repubblica delle stragi impunite, quella che rivive nelle immagini del massacro di piazza Fontana nella lettura, come sempre intensa ed evocativa di Ferdinando Maddaloni o nella descrizione della prigione di Aldo Moro in via Montalcini 8, che riemerge grazie all’interpretazione dettagliata di luoghi e persone di Ulderico Pesce. Racconti veri che, come afferma l’ex ministro dell’Interno Vincenzo Scotti (intervenuto insieme ad Antonio Esposito, presidente della seconda sezione penale della Corte di Cassazione), “nascono non da supposizioni ma dalla lettura attenta dei documenti”. Documenti che, come fa notare lo stesso autore, non sempre sono stati e sono facilmente accessibili: “In tutte queste stragi era evidente che vi fosse un coinvolgimento di elementi politici e istituzionali di spicco. Lo dicono le sentenze, molte delle quali sono state appositamente occultate. In un archivio super segreto a Palazzo Giustiniani è stata ritrovata la sentenza che riguardava la prigione in cui Moro è stato segregato dalle Br per tutti i 55 giorni. Atti che riguardavano verità scomode. A partire dalle dichiarazioni – mai ritrovate – rese dagli inquilini della palazzina di via Montalcini. Addirittura uno dei condomini morì in seguito ad un incidente stradale. Una versione, questa, che non mi ha mai convinto. Ma gli atti, le sentenze e i verbali di queste testimonianze – rimarca ancora Imposimato – non sono mai stati resi pubblici poiché dimostrano che c’era un progetto preciso per l’eliminazione dell’onorevole della Dc, in cui il primo ad essere coinvolto era Francesco Cossiga”. Del sequestro Moro “sapeva finanche Licio Gelli. Tanto che il 16 marzo 1978 affermò: “il più è fatto”. Dichiarazioni che sono, ovviamente, agli atti”.
Eppure – è la tesi del libro – a tutte queste morti l’Italia non ha ancora avuto risposte. “Non ho la pretesa di aver fatto un lavoro straordinario – conclude Imposimato nel corso della presentazione moderata da Rita Pennarola – ma di voler dare un piccolo contributo alle vittime, come Antonino Scopellitti, un magistrato completamente dimenticato che non ha avuto a tutt’oggi giustizia e a cui ho voluto dedicare il libro. Per lui e per tutte le altre vittime vogliamo una verità “vera” che non sia quella ufficiale, in un paese purtroppo ancora inquinato dalla mala politica e dal malaffare perché alcuni dei responsabili di quelle stragi sono ancora ai posti di comando dello Stato”.

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