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Assemblea di Acquasparta per rompere il silenzio e riaccendere le idee

 

Uno strano silenzio, persino inquietante, é tornato a circondare il tema del conflitto di interessi, la riforma della Rai, l’oscuramento dei temi e dei soggetti sociali sgraditi allo ” spirito dei tempi”. Eppure il tema é destinato a riesplodere a brevissimo giro di posta.  Sará Berlusconi ad innescare la miccia, quando chiederá ai suoi fedelissimi,ancora saldamente piazzati nelle Autoritá e nel polo Raiset, di calarsi l’elmetto sulla testa e di condurre la battaglia per la sopravvivenza politica e mediatica.

L’offensiva, forse, non produrrá i risultati sperati, ma ci sarà, cosí come é giá stato annunciato, subito dopo la condanna per evasione fiscale e relativa, ma guarda che combinazione, ai diritti Tv!

L’ obiettivo dichiarato é quello di resistere, di condizionare il prossimo governo, di disporre di una pattuglia di parlamentari disposti ad immolarsi pur di tutelare il conflitto di interessi e le posizioni dominanti del proprietario del partito.  Chi lo nega o é un complice o é uno sprovveduto. Le prime avvisaglie si sono registrate con la conferenza stampa post condanna, con le trasmissioni a reti semi unificate, con alcune delle sue reti trasformate in organo di partito, con il silenzio delle Autoritá di garanzia che hanno finto di non vedere e di non sentire.Un segnale, quest’ultimo pessimo, quasi l’arbitro avesse deciso di non occuparsi piú della materia. Sará così anche durante la campagna elettorale?

Allo stesso modo, alla Rai, nulla o quasi nulla é cambiato, anzi le prime modifiche annunciate si sono subito bloccate di fronte al veto del servizio d’ordine berlusconiano.  Dobbiamo fingere di non saperlo? Bisogna restare in silenzio per non disturbare? Bisogna continuare a fingere di non sapere che sono in atto furibonde pressioni affinché nulla cambi a cominciare dalla direzione delle principali reti e testate?  I mazzieri di ieri sono al loro posto, ed hanno risposto subito al primo fischio della “Mamma”. Nel frattempo si torna a parlare della necessitá di porre fine alla ” anomalia” di Rainews, il canale che ha avuto il torto di dare volto e voce anche a chi, altrove, veniva sistematicamente oscurato.  Al posto di ” Anno Zero” continua ad andare in onda il principe Emanuele Filiberto.

Quanti sono stati cacciati ed espulsi, nelle reti , nelle testate, nelle strutture, sono ancora senza incarico, nonostante le loro professionalitá e persino le sentenze dei tribunali. Del resto quasi l’intero consiglio di amministrazione, tranne pochissime eccezioni, é stato rieletto con i vecchi metodi e la destra berlusconiana ha indicato donne e uomini di privata fede e di sicura appartenenza politica. Oppure lo abbiamo giá dimenticato e vogliamo credere alla storiella che partiti, governi e soprattutto logge siano state estromesse da Viale Mazzini, ma vogliamo prenderci per i fondelli?

Chi, nel nuovo gruppo dirigente, ha davvero deciso di riformare la Rai dia battaglia a viso aperto, presenti un piano di rilancio, metta fuori gli incapaci e i censori, cominci a premiare talento e innovazione, riporti in prima serata i mondi scomparsi, cacci i signori degli appalti, assuma solo per selezione, promuova pubbliche selezioni anche per le promozioni, accetti la sfida della innovazione e della qualitá, costruisca un centro permanente di ideazione di nuove proposte, dia spazio ai creativi e riduca il peso della intermediazione affaristica e politica.

Chi lo farà troverà un grande consenso professionale, sindacale, politico, culturale e, soprattutto, avrá salvaguardato un grande patrimonio pubblico nazionale. Se, invece, tutto dovesse ridussi ad un piano di esodi, ad una progressiva riduzione del ruolo e della funzione della Rai, aduna progressiva svendita dei ” gioielli di famiglia “, ad un patto di non belligeranza con il principale concorrente, alla conservazione degli equilibri esistenti e tenacemente difesi dai proconsoli che, anche in queste ore, stanno condizionando la vita della Rai, allora non ci resterà che contrastare un disegno vecchio, vecchissimo, sempre lo stesso, dai tempi del piano di Gelli che voleva, per l’appunto, dissolvere la Rai.

I nodi irrisolti, dal conflitto di interessi alle modalità di nomina delle Autoritá di garanzia e della Rai, torneranno a far sentire i loro nefasti e rovinosi effetti. Per questo non si puó continuare a fingere di non sapere e di non vedere, o, peggio, come vorrebbe qualcuno, credere davvero che, in questo settore, sia cambiato qualcosa. Persino il governo Monti, che pure aveva annunciato battaglia contro gli oligopoli e i conflitti di interessi, ha dovuto alzare bandiera bianca, lo ha dovuto fare perché gli interessi materiali e i condizionamenti politici sono stati e sono piü forti di ogni ” bella intenzione”.

Gli interessi e i poteri forti dunque esistono e continuano ad esercitare un ruolo non secondario e così sarà sino a quando la politica non avrà ritrovato il suo ruolo di regolazione e di equilibrio tra interessi generali e conflitti di interesse, oggi presenti. Per questo abbiamo convocato il seminario di Acquasparta perché vogliamo andare oltre le frasi ad effetto e gli annunci di corto respiro che hanno segnato l’intero ventennio berlusconiano e la stessa azione degli oppositori. Le modalità di risoluzione del conflitto di interessi, la paritá di accesso ai mezzi di comunicazione, l’uguaglianza tra le forze politiche e sociali, l’apertura dei mercati chiusi, l’uscita dei governi e dei partiti dal controllo diretto delle autorità e della Rai, la liberazione da ogni bavaglio e censura, vecchia o nuova che sia, la tutela dell’interesse pubblico nei settori della cultura,della comunicazione, debbono diventare punti di orientamento permanenti per uno schieramento che non voglia restare intrappolato tra autoritarismi e populismi.

Ad Acquasparta costruiremo un’agenda dei temi, proporremo delle soluzioni, lavoreremo anche sui linguaggi, perché il superamento del ” Berlusconismo”, malattia che ha contagiato anche tanti oppositori, avvenga anche sul piano della ricostruzione di un pensiero critico, capace di essere spietato nella analisi, ma sempre rigoroso, alieno da ogni forma di sciatteria e di volgarità. Naturalmente ribadiremo il nostro No ad ogni forma di bavaglio, di oscuramento, di espulsione dei temi e delle persone ” scomode”.

Se in questi anni si fosse dato più spazio ed ascolto a chi denunciava malaffare, degrado politico ed etico, corruzione, infiltrazioni mafiose, forse la disgregazione non avrebbe assunto le forme, oscene e indecorose, che invece ha assunto, trascinando nel fango ogni cosa. Atro che leggi bavaglio! Sarebbe stato meglio ” Imbavagliare” i lestofanti e i censori che, insieme, sono stati e sono i primi responsabili del disastro, politico e mediatico.

Per quanto ci riguarda non alzeremo bandiera bianca, discuteremo insieme, e porteremo le proposte (troverete una prima bozza in allegato) alla attenzione delle forze politiche e sociali, ai candidati alle primarie, a quanti, senza esclusione alcuna, vorranno davvero chiudere i conti con il Berlusconismo e con la troppo lunga stagione dei partiti carismatici fondati sulla iperespansione del” corpo” del capo e della sua non discutibile volontà.

” Gli uomini soli al comando” non ci interessano, meglio, molto meglio riprendere la strada dei soggetti collettivi, della mediazione quotidiana, dell’incontro tra diversità, della faticosa costruzione di percorsi condivisi che mettano al centro il valore del bene comune e del pubblico servizio, intesi come patrimonio di tutte e di tutti e non come un beneficio delle maggioranze, delle oligarchie, delle logge di varia natura.

Chi lo sa forse da Acquasparta uscirá , tra le altre, anche l’idea di dar vita ad una vera e propria associazione , che metta finalmente insieme, in Europa e in Italia, quanti credono nella libera circolazione delle opinioni, dei valori, dei talenti e non intendono rassegnarsi alla banalità, alla omologazione, alla sciatteria e all’arroganza che ancora segnano il tempo presente.  Potrebbe essere questo il prossimo passo del nostro percorso politico e associativo.

Ci vediamo ad Acquasparta!

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