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Il ministro della paura

 

Io sono il Ministro della Paura e come ben sapete senza la paura non si vive. Una società senza paura è come una casa senza fondamenta”. Antonio Abanese ha anticipato i tempi, individuando lo strumento principe della comunicazione politica italiana nella grigia fase del governo tecnico. Tette e culi hanno fatto il loro tempo. Dopo aver dominato la tv generalista e plasmato generazioni di italiani, hanno perso la loro spinta propulsiva, per questo è il momento di passare alla fase due: la paura. La storia insegna che nulla meglio della paura è capace di compattare un popolo nei momenti di difficoltà, di orientarlo e renderlo ‘mansueto’. La paura frena la voglia di cambiamento, induce a credere nei leader o in coloro che dicono di aver la soluzione, castra l’innovazione. Con la paura si vince. Che si voti a novembre o aprile, poco cambierà. La campagna elettorale sarà dominata dallo spettro del  fallimento, del disastro economico, del default. Questo stato d’animo >irrazionale e diffuso è destinato a trasformarsi in una variabile che rafforzerà le intenzioni di voto per i partiti moderati, per quelli che hanno sostenuto il governo Monti. La macelleria sociale, l’attacco ai diritti, l’aumento delle tasse passeranno in secondo piano rispetto alla necessità di evitare il dramma del fallimento, costantemente raccontato e alimentato. Inutile dire che questo clima azzera il dibattito, zittisce il dissenso e favorisce l’affermarsi del pensiero unico liberale-liberista, che, peraltro, è la causa di questa crisi mostruosa del capitalismo. Luciano Gallino ed altri economisti lo hanno spiegato con lucidità in una lettera aperta.  I partiti che sono al di fuori di questo perimetro, Idv e Sel in testa, hanno una sola strada: recuperare la speranza. Dare un orizzonte ai cittadini, un obiettivo, una nuova visione della società. Idv, Sel (e anche Grillo, seppur in termini diversi) hanno anche una grande forza: chiedere il voto per cambiare in meglio l’Italia e non semplicemente per amministrarla, come fossero burocrati delle istituzioni. La Seconda Reppublica è stata fondata sulla speranza, sul sogno di un milione di posti di lavoro. Gettare le fondamenta per la Terza Repubblica è una grande opportunità per la sinistra e per i movimenti anti-sistemici.
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