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Somalia, il rapporto Bryden accusa: “Il governo transitorio ruba denaro pubblico”**

 

A fine giugno, Matt Bryden, il coordinatore canadese del Gruppo di monitoraggio per la Somalia, ha consegnato al Presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU il rapporto riservato, sottoscritto anche dagli esperti dei vari settori, da quello delle armi a quello umanitario, passando per la gestione finanziaria e per la corruzione. Sin dalla presentazione del rapporto del luglio 2011, Matt Bryden è stato dichiarato dal presidente provvisorio somalo, Sharif Ahmed, “persona non grata” e i maligni dicono che forse, proprio per questo, il rapporto 2012 è stato spietato.

“Il 70% delle entrate per fini privati”. Lo stesso Matt Bryden, in un’intervista a Voice of America 1, ha detto “mai ho visto simili malversazioni. Oltre il 70% delle entrate pubbliche viene utilizzato a fini privati. Quando si arriva a questi livelli non c’è più speranza”. In effetti il rapporto conclude che “… del rimanente 30% che il governo federale di transizione può effettivamente spiegare, non si comprende perché quasi un quarto è veicolato attraverso gli uffici dei tre leader principali: il Presidente, il Primo Ministro e il Presidente del Parlamento. Nel 2011, questi tre uffici hanno speso più di 12,6 milioni di dollari, corrispondenti a quasi il 23% del totale delle spese – quasi quanto è stato speso per le forze di sicurezza del Governo Tranfitorio Federale (TFG) (13,4
milioni) o la spesa di tutti i Ministeri assieme (15,4 milioni di euro)”.

La corruzione annida nel rilascio dei passaporti. Tra i settori di corruzione citati dal rapporto e più preoccupanti, vi è quello dell’emissione di passaporti elettronici che, in un Paese flagellato dal terrorismo come la Somalia, solleva i più gravi timori per la sicurezza internazionale. Il rapporto cita il caso di Mohamed Abdi Hassan “Afweyne” (bocca grande), uno dei nove più importanti esponenti della pirateria somala, rinvenuto lo scorso aprile in Malesia con un passaporto diplomatico somalo rilasciato con perfetta consapevolezza da alti funzionari dello Stato vicini al Presidente di transizione Sheikh Sharif Ahmed. Altri passaporti diplomatici della stessa provenienza risultano anche nella disponibilità di capi di Al Shabaab.
Ma gli esperti di Matt Bryden accusano anche le istituzioni di giocare a “tira e molla” con le cifre ufficiali stigmatizzando che le operazioni di svolgono quasi sempre per contanti e i controlli risultano negligenti, se non inesistenti, mentre la corruzione dilaga.

Si stampa denaro contraffatto. Il rapporto afferma che molti funzionari non distinguono tra pubblico e privato e trattano le norme finanziarie e le istituzioni come ostacoli da aggirare o ignorare. Vengono descritti analiticamente episodi accertati di distrazione di fondi di paesi donatori da parte dei più alti esponenti istituzionali della transizione, dei più alti funzionari dello Stato, di ambasciatori e manager di compagnie pubbliche. Ancora dal rapporto emerge come la politica monetaria sia prossima ad una pura e semplice contraffazione mediante la stampa di valuta utilizzata per generare entrate veloci, con impatto spesso drammatico per il tasso di cambio e il pubblico risparmio, con pesanti ricadute sul protrarsi della crisi umanitaria.

Sfiduciato dal Parlamento, è ancora lì. Sei episodi di questo tipo si sono riscontrati dalla caduta di Siad Barre nel 1991 e l’ultimo è ancora minacciosamente in piedi, attivato da quel Sheikh Sharif Hassan, attuale speaker del Parlamento e allora Ministro delle finanze, che attualmente viene presentato alle cancellerie mondiali come portavoce del Parlamento, sebbene i deputati lo abbiano sfiduciato per ben due volte. Nel 2010 Sharif Hassan incaricò il Sudan di stampare nuove banconote senza l’accordo delle altre istituzioni e nonostante il parere contrario del Governatore della Banca Centrale di Somalia, che proprio per questo si dimise. Sharif Hassan sfidò anche la Banca Mondiale, che diffidava dall’adozione di una nuova valuta in difetto di approfonditi studi sull’impatto globale e le nuove banconote sono ora in Sudan in attesa di invadere il Paese. Un’operazione da 130-150 milioni di dollari.

Le magagne del primo ministro transitorio. A Sharif Hassan il rapporto del Gruppo di Monitoraggio addebita anche il coinvolgimento nell’appropriazione di 3 milioni di dollari donati dal Governo dell’Oman nell’aprile 2009, oltre ad un altro milione, attraverso la società dell’Aeroporto di Mogadiscio e ad altri fondi incamerati in relazione all’appalto per la produzione dei passaporti elettronici. Neppure l’attuale Primo Ministro Abdiweli Ali Mohamed è rimasto indenne da critiche, specialmente in relazione al milione di dollari donato dal Sud Sudan nei primi mesi di quest’anno, per favorire la riconciliazione delle aree della Somalia recentemente liberate. Non un solo dollaro, accusa il rapporto, risulta speso per questo scopo, sebbene proveniente da un Paese appena nato e già a sua volta minacciato di guerra, mentre dai documenti risulta che il primo ministro transitorio abbia dato ordine al Ministero delle finanze di erogare i fondi direttamente a funzionari del governo, a singoli parlamentari ed esponenti politici, tra cui 121.700 dollari al suo ufficio.
Un altro episodio riguarda i fondi erogati dagli Emirati Arabi di cui US $ 10 milioni quando era Primo Ministro Farmaajo e US $ 5 milioni sotto la leadership di Abdiweli Ali. Quest’ultimo ha affermato di aver depositato tutti e 5 i milioni ricevuti presso la Banca Centrale somala mentre, delle entrate destinate a Farmaajo, ricorda che sono stati versati in banca solo 6,5 milioni.

Le accuse infondate all’ex primo ministro. Il rapporto precisa che, tuttavia, Abdiweli Ali non è riuscito a spiegare: “perché il suo ministero delle Finanze aveva riportato un importo superiore a quello registrato dalla Banca centrale della Somalia” e inoltre il Presidente Sheikh Sharif Ahmed ha ricordato in un’intervista a Voice of America che “Farmaajo (l’ex primo ministro in esilio) non ha preso soldi. In quell’epoca le esigenze finanziarie erano talmente gravi che i fondi vennero utilizzati per le immediate esigenze dello Stato”. Farmaajo ha replicato dalle frequenze di Kismayo24 2 alle accuse rivoltegli ricordando che “Abdiweli era Ministro e Vicepresidente del Consiglio del mio governo. Se ha le prove a sostegno di quanto afferma, le mostri al popolo somalo e al mondo intero”.

Accuse nel clima pre-elettorale di agosto. L’accusa, dunque, sembra inserirsi nel clima elettorale che vede tanto Farmaajo che Abdiweli Ali candidati per la post transizione, dopo il prossimo 20 agosto. Il rapporto non è tenero neppure nei confronti del presidente Sheikh Sharif Ahmed, al quale vengono addebitati, oltre alla spartizione dei 3 milioni di dollari donati dall’Oman, anche il coinvolgimento nel business dei passaporti diplomatici compiacenti e cointeressenze con imprenditori beneficiari di pubblici appalti a cui favore si sono riscontrati rimborsi di spese gonfiati per il catering per le truppe. A sua volta il Presidente del Puntland, Farole, è accusato di aver favorito l’aggiudicazione di appalti a imprese straniere in violazione delle disposizioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sull’embargo generale delle armi a carico della Somalia. Farole è accusato anche di far finta di combattere la pirateria internazionale per intascare i fondi destinati al suo contrasto.

Il Rapporto Bryden delinea un quadro desolante. Il quadro che emerge dal rapporto Bryden sulla Somalia è sconfortante e si aggrava con la voce che circola del rapporto di parentela tra lo speaker Sharif Hassan, quale suocero del presidente Sharif Ahmed, che lascia intendere lo Stato somalo trasformato in un’impresa familiare, alla quale molti senza scrupoli sono stati associati nei traffici in qualità di alti funzionari. Al rapporto Bryden ha fatto seguito l’intervento del Presidente americano sulla Somalia di venerdì 20 luglio: Obama ha annunciato che saranno puniti i responsabili di malversazioni di denaro pubblico e di appropriazione dei fondi donati alla Somalia ed ha annunciato una stretta maggiore sui gruppi integralisti islamici di Al Shabaab, introducendo il divieto di esportazione del carbone che costituisce una delle maggiori fonti di finanziamento per l’organizzazione terroristica con conseguente devastazione ambientale, responsabile della siccità e del disastro umanitario ancora in corso.

Alle accuse si replica con citazioni coraniche. Le parole di Obama dovrebbero preoccupare i massimi esponenti delle istituzioni di transizione, che invece li si vede candidati alle prossime cariche istituzionali della post transizione. Il Presidente Sheikh Sharif Ahmed ha iniziato la sua campagna elettorale mobilitando a proprio favore tutte le risorse dello Stato: la radio e la televisione pubbliche, che lo intervistano continuamente ma senza contraddittorio; le “auto blu” sono tappezzate dei suoi manifesti; l’intera classe burocratica è impegnata a suo favore. E alle accuse del rapporto Bryden, Sharif Ahmed ha risposto con le solite citazioni coraniche.

Quei soldi pubblici per la campagna elettorale. Si avverano così i timori che i fondi prelevati dalle casse dello Stato e dai Paesi donatori servano alla campagna elettorale conculcando ancora una volta le aspirazioni e le aspettative del popolo somalo dopo oltre vent’anni di guerra civile e di vere e proprie truffe, come le ha definite espressamente il rapporto Bryden. L’inviato speciale dell’ONU per la Somalia, Augustine Mahiga, ha riferito in un’intervista alla BBC che il rapporto Bryden sarà discusso a fine mese e che agli accusati non basterà una semplice smentita, ma dovranno presentare documenti giustificativi attendibili.

Le responsabilità delle Nazioni Unite. Questa volta, dunque, l’ONU dovrà assumersi le proprie responsabilità perché gli attuali vertici della Somalia sono stati scelti, sostenuti e difesi proprio dalla comunità internazionale. Il giudizio dell’ONU si attende proprio per la migliore tutela delle aspettative del popolo somalo, fin qui mancata, e dei donatori e contribuenti di tutto il mondo.

* Shukri Said, Fondatrice e Portavoce dell’Associazione Migrare

**Tratto da Repubblica

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