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Vent’anni fa moriva la “picciridda dell’antimafia”

 

Erano passati pochi giorni dalla strage del 19 luglio di via D’Amelio, in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino. Rita Atria, giovane testimone di giustizia di appena 17 anni aveva trovato nel magistrato siciliano un padre, una guida nella difficile scelta di raccontare i retroscena malavitosi della sua famiglia. Rinnegata dalla madre, rimasta sola, Rita fu mandata sotto protezione a Roma, in viale Amelia. Un nome molto simile a quello di via D’Amelio. Caduta nello scoramento dopo l’omicidio di Borsellino, sentitasi abbandonata da uno Stato in cui aveva creduto, ma che si dimostrava incapace di proteggere – anche psicologicamente – la giovanissima collaboratrice, Rita decise di farla finita. Il 26 luglio del 1992 si gettò dalla finestra dell’appartamento romano.

Fu seppellita a Partanna, il suo paese natale, e il suo nome fu subito dimenticato. La memoria, tuttavia, è sopravvissuta alla tragedia di Rita Atria. Nel 1994 nasceva l’associazione che ne porta il nome, fondata da giovani attiviste siciliane – tra queste Nadia Furnari – che trovò l’appoggio di Piera Aiello la cognata di Rita, anch’essa collaboratrice di giustizia. Domani, per il ventennale della morte della “picciridda dell’antimafia” l’Associazione Rita Atria, come ogni anno da 18 anni, organizza un appuntamento a Roma, in viale Amelia e – in concomitanza a Partanna. Qui, si legge in una nota dell’associazione: «I giovani, dopo vent’anni, hanno deciso di impegnarsi nel solco tracciato da Rita e l’hanno voluto fare aderendo all’associazione antimafie che da 18 anni porta il suo nome. Ecco il regalo più bello per Rita».

Con loro saranno presenti Santo Laganà, Nadia Furnari, il direttore di Telajato Pino Maniaci, la giornalista Graziella Proto, Michela Buscemi, testimone di giustizia al maxiprocesso di Palermo, il fotografo Mario Spada e Amico Dolci figlio del sociologo Danilo Dolci.

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