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Famigliari delle vittime di mafia e terrorismo: finalmente una buona notizia

 

Finalmente una buona notizia: è iniziato nella Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, l’iter parlamentare della proposta di legge per i familiari delle vittime di mafia e terrorismo. Insomma, da qui a poco, dovremmo avere una legge che ha per oggetto la memoria e l’impegno civile.
Un fatto non scontato, perché il rapporto che ha il nostro Paese con alcune fasi della sua storia è lacunoso e deficitario. Specie quando si tratta di mafia e terrorismo. Eppure noi abbiamo il dovere di sapere, di distinguere e di ricordare. Non in nome del nostro passato, ma per conto del nostro futuro. Perché solo sapendo ciò che è stato, e conoscendo ciò che siamo, potremo tessere -nella legittima e preziosa differenza delle diverse posizioni politiche- la trama di quei valori condivisi che rendono forte una democrazia.

E’ un lavoro importante e delicato. Richiede tanta attenzione e tantissimo impegno. E tutti i giorni viene svolto da un piccolo esercito di eroi civili che hanno scelto di dedicare il proprio tempo alla testimonianza. Si tratta dei familiari delle vittime innocenti. Persone incredibili, che impiegano il tempo libero, spesso le ferie, per raccontare nelle scuole, nelle università, in assemblee pubbliche, la storia dei loro cari. Ed è soprattutto grazie al loro impegno che- ad esempio- è arrivata fino a noi la testardaggine e la spensieratezza di quel ragazzo di ventisei anni che voleva fare il “giornalista-giornalista”. E quando si ascolta Paolo Siani sembra quasi di vederlo, Giancarlo.

Almeno a me succede così. Ogni volta. E ogni volta mi capita di pensare a quanto deve essere difficile andare oltre al proprio dolore per trasformare una tragedia indicibile, come la perdita di un proprio caro, in denuncia, azione, impegno. So di essere in debito con questi “eroi normali”, ogni volta che ripenso anche alla reazione dei ragazzi alle loro parole: prima lo sgomento, poi la rabbia, e infine la voglia di reagire. La voglia di trasformare quella rabbia in impegno contro la violenza criminale.

Mi vengono in mente le parole di Giovanni Falcone: “per vincere la mafia è necessario si un esercito, ma un esercito di maestri”. Quanto aveva ragione! Antimafia è soprattutto impegno culturale e sociale. Questi criminali ingrassano dove i legami sociali sono allentati, sono forti dove la persona viene violata e crescono, sempre, nell’ignoranza. Lo strumento più prezioso che abbiamo per batterli è il racconto della verità. Perché finchè i boss saranno percepiti come persone che tutto sommato non fanno niente di male (vi ricordate le parole di alcuni cittadini dopo l’arresto di Michele Zagaria, a Casapesenna?!) non cambierà nulla. Quando
invece tutti capiranno che si tratta di bestie senza scrupoli, pronte a tutto per raggiungere i loro interessi, allora avremo vinto. Ecco perché credo che una legge che abbia come pilastri fondamentali l’impegno e la memoria sia importante. Sostenere i “testimoni della memoria
e della verità” è uno strumento efficacissimo di lotta alla criminalità organizzata. Forse il più efficace che abbiamo.

*Di questo parleremo oggi alle 13.00 presso la sala stampa della Camera dei Deputati, con Don Luigi Ciotti, Beppe Giulietti, Sabina Rossa e tanti altri.*

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