Con Il treno di mezzanotte, edito da Edizioni E/O, Matt Haig torna a esplorare il peso dei rimpianti e il valore terapeutico delle seconde possibilità. Attraverso il viaggio del protagonista Wilbur, che sale su un convoglio metafisico nel momento esatto della propria morte, il romanzo si interroga sulla tentazione profonda di riscrivere il passato per fare pace con il presente.
A sei anni di distanza dal successo planetario di La Biblioteca di Mezzanotte, Matt Haig torna a viaggiare nei territori della fiaba emotiva con Il treno di mezzanotte, pubblicato in Italia da Edizioni E/O (343 pp., 21 Euro), proponendo una riflessione intima sul potere del perdono e sulle seconde possibilità. Se nel capitolo precedente era una biblioteca a contenere le infinite traiettorie delle esistenze non vissute, qui il dispositivo narrativo diventa un convoglio in movimento che si manifesta nel momento esatto in cui il protagonista, Wilbur, muore. È proprio nel passaggio tra la vita e il nulla che a quest’uomo tormentato dai rimpianti, primo tra tutti quello di aver gettato all’aria la storia d’amore con Maggie, viene concessa un’opportunità straordinaria: salire a bordo del misterioso treno per tornare indietro, fermarsi nelle stazioni chiave del suo passato e rivivere i momenti decisivi con la consapevolezza del presente. Il cuore pulsante del romanzo risiede proprio nella gestione del rimpianto e nella tentazione, profondamente umana, di invocare una seconda occasione per correggere gli errori commessi. Haig evita le trappole dei paradossi temporali più complessi per concentrarsi sulla psicologia di Wilbur, il quale non desidera solo modificare gli eventi materiali, ma vuole disperatamente capire in quale esatto momento ha iniziato a tradire se stesso e la propria felicità. La seconda possibilità, nel microcosmo dell’autore britannico, non agisce come una bacchetta magica per cancellare il dolore, ma si trasforma in uno specchio in cui guardarsi finalmente con compassione e sincerità. Il viaggio costringe il protagonista a rallentare e a comprendere che ogni deviazione ha contribuito a formare la sua identità, mostrando come cambiare traiettoria comporti sempre il prezzo di mettere a rischio ciò che si è diventati. Con la sua prosa pulita ed empatica, Haig trasforma questo percorso fantastico in una grande metafora sull’accettazione, suggerendo che l’unica vera seconda possibilità accessibile non si trova in un passato da riscrivere, ma nel modo in cui scegliamo di fare pace con la nostra storia. Il treno di mezzanotte si rivela così un romanzo accessibile e profondamente consolatorio, ideale per chiunque si sia trovato a guardare indietro chiedendosi cosa sarebbe successo se avesse imboccato un binario diverso.
