Magnifica humanitas, la lettera enciclica di Leone XIV “Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale” (2026), non è dedicata esclusivamente alle IA, bensì pure alla declinazione sociale e culturale dell’innovazione tecnologica. Certamente il cuore del testo ruota attorno alla disamina della rivoluzione in corso, ma il Papa di Roma ci consegna una straordinaria legittimazione della categoria del bene comune.
Fu il compianto Stefano Rodotà ad evocare un universo che può appartenere solo alla collettività e dal cui godimento nessuno può essere escluso. Ora riprendere e aggiornare quel filo di discorso diviene una vera e propria strategia. A sinistra si batta un colpo. O ci rimane solo la Chiesa?
Il quadro determinatosi nel mondo dei Poteri palesi o segreti che tira le fila del nuovo Capitalismo e suona le campane a morto della democrazia liberale impone la delineazione di una vera Alternativa. Il pericoloso Peter Thiel, per anni anonimo ideologo di una religione pagana e blasfema, divenuto uno dei capi della setta ora dominante, ha lanciato una sfida ontologica prima ancora che politica.
Le Big Tech sono le protagoniste della parabola autoritaria in atto, che non si ferma alla conquista tecnologica. Siamo al cospetto di una radicale discontinuità, di una rottura epistemologica. Parliamo dell’ordine simbolico e dell’ordine securetario, della guerra come il vero spazio della ricerca e dell’innovazione. Parliamo dei nostri dati, dei nostri profili, dei nostri corpi utilizzati come supporti delle IA, non il contrario. In tutto questo, come rientra il tema logoratissimo e sfiancato da un uso eccedente della Rai?
Rientra, eccome. Perché la ragione di un fornitore di media di servizio pubblico va rinnovata e riscritta.
Tramontate le ragioni originarie legate alla finitezza delle frequenze e alla necessità di evitare che si formasse un oligopolio privato e calata via via la forza dirompente della televisione generalista a baricentro commerciale, già l’avvento fortunato delle piattaforme ha contribuito a mutare le consuetudini della fruizione, aprendo la strada alla personalizzazione del consumo: la filosofia odierna che attiene al mercato e ai tratti esistenziali della vita quotidiana.
Qui, però, si vuole sottolineare che la funzione pubblica diviene persino di maggiore importanza oggi rispetto ai lunghi ieri che hanno trascinato un’azienda che fu di avanguardia su un poco dignitoso viale del tramonto.
La chiave della ripresa del cosiddetto servizio pubblico sta nella sfida da rilanciare: con l’idea di un bene comune capace di agire il conflitto dei e nei saperi nell’età delle Intelligenze artificiali, contrastando il predominio delle Big Tech.
Purtroppo, in Italia abbiamo una destra priva di visione e capace unicamente di occupare il tradizionale oggetto del desiderio: non riflettere sulle mediamorfosi e sulle ri-mediazioni, ma andare nei talk, da mattina a notte.
La legge del dicembre 2015 (n.220) è contraria all’articolato dell’European Media Freedom Act (EMFA) e dallo scorso 8 agosto siamo in potenziale infrazione comunitaria. La proposta di riforma della maggioranza giace da mesi presso la competente Commissione del Senato. Le opposizioni hanno depositato un corpo di emendamenti unitario, che potrebbe essere un testo compiuto da depositare alla Camera dei deputati.
La Commissione parlamentare di vigilanza è preda dell’ostruzionismo di maggioranza ed è bloccata.
Urgono iniziative di lotta adeguate, da connettere all’iniziativa generale da prendere. La Rai ha un futuro se entra da soggetto maturo nell’età dei movimenti freddi digitali e se partecipa allo scontro planetario su chi è sovrano, e di chi.
La vicenda di RaiWay (la società delle torri televisive) è un momento di verifica. Si chiuda il subalterno dialogo con l’omologa società EiTowers di Mediaset e si punti a costruire un grande polo di Data Center.
In Europa qualche soffio di novità forse si è respirato con il recente Tech soveireignty Act.
Tuttavia, è dalla capacità di leggere le moderne contraddizioni di classe che può uscire un progetto serio.
