Stretto collaboratore di Enrico Berlinguer ha vissuto e seguito con attenzione critica le trasformazioni dal Pci fino al Pd. Uomo delle istituzioni è stato vice presidente del Senato dal 2006 al 2008. Nato cinque mesi dopo la vittoria della Repubblica al referendum ne ha seguito passo passo le vicende ed ora ha deciso di raccontarle in un magnifico libro che sarà presentato in prima nazionale giovedì 4 giugno a Sassari. Titolo ‘Ambizione e disincanto’. È con ambizione o disincanto che Gavino Angius festeggia l’80’ compleanno della Repubblica?
L’ambizione è la stessa dei partigiani, dei padri e delle madri costituenti, di quanti vogliono dare all’Italia un assetto democratico sicuro. Purtroppo c’è il disincanto che deriva dalla constatazione che con il passare dei decenni c’è stato un progressivo distacco da quel formidabile impegno.
Nel disincanto di oggi, quanto conta la preoccupazione per la legge elettorale proposta dalla destra contro cui sono scesi in campo 160 costituzionalisti e sono state raccolte finora diecimila firme?
Dopo la sconfitta al Referendum contro la magistratura, la Meloni tenta di percorrere un’altra strada per sovvertire l’ordinamento democratico dello Stato. Progetto che si aggiunge all’attacco alla libertà di pensiero, alla cancellazione del welfare, allo spostamento della spesa verso gli armamenti e l’energia, l’impoverimento dello stato sociale. Dal 2006, quindi negli ultimi 20 anni, sono stati proposti cinque diversi modelli di leggi elettorali ai quali sono stati dati i nomi più fantasiosi. Contemporaneamente abbiamo perso il 20 per cento dell’elettorato. Lo scopo della nuova legge elettorale è chiaro. Trasformare la minoranza in una maggioranza, così tradendo tutto lo spirito della Costituzione. L’inadeguatezza della proposta sta in alcuni elementi fondamentali. Innanzi tutto i cittadini vengono privati del diritto di scegliere i propri rappresentanti perché le liste sono bloccate dai partiti, mentre la Costituzione dice chiaramente che il voto è di tutti. È ora di dire basta senza dimenticare che la proposta del premio di maggioranza non esiste in alcun Paese al mondo e nella misura proposta dalla Meloni è abnorme, folle, perché se passasse quel progetto chi vincesse le elezioni con il 40/42 per cento potrebbe disporre di 70 parlamentari in più alla camera e 35 al senato. Io penso, quindi, che il premio di maggioranza andrebbe completamente abolito.
Nel libro vengono ricordati i continui attacchi subiti dalla Costituzione per decenni, anche da parte dei servizi segreti deviati, ma soprattutto da quella sorta di doppio Stato, anzi direi di antistato formato da Gladio e dalla Loggia massonica P2 di Licio Gelli.
Questo è il dato tra i più inquietanti della storia repubblicana. Come nessun altro Paese europeo noi siamo rinati dalle macerie della seconda guerra mondiale grazie al lavoro, alla determinazione dei cittadini. Ma ci furono fieri avversari, come la P2 del puparo Licio Gelli che fu il braccio politico di quell’operazione scellerata e Gladio che ne fu il braccio armato. Insieme progettarono e misero in atto vari tentativi di colpi di Stato, nei quali furono coinvolti due presidenti della repubblica (anche se non comprovati). Ci furono 4 presidenti del consiglio che risultarono iscritti alle P2. Moro ucciso, Berlinguer che subì un violento attentato in Bulgaria, assassinati i cattolici Piersanti Mattarella, Bachelet, Ruffilli.
Lo scioglimento del Pci che fu il più forte presidio di spinta democratica e sociale della Repubblica ha pian piano lasciato campo libero al mercato che sta calpestando l’umanità per privilegiare solo l’economia.
Il liberismo, spacciato per ideologia innovativa, si è rivelato una trappola che continua a provocare crisi sempre più gravi. Oggi siamo quasi sull’orlo di un precipizio. L’onda nera rappresentata dal trumpismo non è altro che la forma più esasperata del liberismo. Attraverso l’economia di guerra si sta realizzando la più grande concentrazione di ricchezze al mondo, mentre il mondo del lavoro spesso è ridotto in schiavitù e la povertà aumenta. Non è vero che questo è l’unico mondo possibile. Esistono alternative e potranno realizzarle i giovani nei quali dobbiamo avere fiducia, non solo sperare.
Per l’umanità, contro le guerre si è alzata alta, per anni, la voce di Papa Francesco ed ora di Leone XIV, ma anche di un laico morto venerdì scorso, Edgar Morin. Quanto ascoltati?
Gli ultimi due papi sono persone fisiche con i piedi per terra che parlano con un linguaggio diretto: chiamano la guerra guerra, lo sterminio sterminio. Noi stiamo assistendo a spettacoli spaventosi, con bombardamenti di scuole, università, ospedali. O la terribile storia dell’Ucraina completamente stravolta nella ricostruzione fatta dall’occidente che non tiene conto del golpe nazista, con truppe addestrate dalla Nato, avvenuto nel 2014. Ed ora è in corso l’invasione di un Paese libero come il Libano ad opera di Israele mentre l’Europa, nelle mani di due donne che amano la guerra, non apre bocca, così come per il dramma palestinese.
Ad un certo punto del bellissimo ‘Ambizione e disincanto’ che, grazie ad una narrazione precisa e attenta di avvenimenti complessi e pericolosi, supera le ricostruzioni frammentarie che poco fanno capire di quel che è accaduto negli ultimi 80 anni, proponendosi così come testo storico utile soprattutto per i lettori più giovani, si legge una frase molto dura: la sinistra balbetta, la destra sghignazza.
Questo perché, come diceva Battiato, la sinistra non ha ancora trovato un punto di gravità permanente. Anzi credo che a volte ci siano avvelenamenti, opere di guastatori contro tentativi unitari. A destra, invece, molto rozzi e volgari, introitano tutto. La differenza è evidente.
Tra le tante pagine del libro che catturano anche l’emotività del lettore, ce n’è una particolarmente drammatica e commovente. Il confronto tra la devastazione di Gaza e quella della città basca di Guernica ad opera dei Nazifascisti alleati del generale Franco. Poi immortalata nella celebre opera di Pablo Picasso
Le terribili immagini dei neonati, dei bambini delle donne massacrati dalle bombe israeliane a Gaza mi hanno riportato alla mente il grande dipinto di Picasso che potei ammirare esposto a Madrid. Quella piccola città venne rasa al suolo dagli aerei nazifascisti per intimorire la vicina Bilbao. Mi hanno fatto riflettere sulla terribile responsabilità storica del nostro fascismo, non solo in Spagna nel 1937, ma anche in Africa, con i massacri commessi con il gas. E mi sono ricordato di un fatto particolare. Dopo la fine della guerra il presidente della repubblica tedesco chiese scusa e perdono a Guernica per quanto fatto dai nazisti. Nessuno dall’Italia ha fatto la stessa cosa.
Infine, in questa giornata così importante per la Repubblica, cosa si può auspicare, sperare o temere per il futuro?
Io auspico che si riprenda lo spirito della Resistenza, dei Costituenti, uno spirito fatto di una determinazione democratica assoluta, ma anche di una grande disponibilità culturale, ideale a confrontarsi anche su posizioni diverse per venire incontro alle gravi esigenze di una parte consistente della popolazione del nostro Paese che si sente esclusa anche dalla speranza per un futuro migliore.

