Giornalismo sotto attacco in Italia

Il tempo sta scadendo. Il “Melonellum” cancellerà le ultime garanzie per le opposizioni

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Non occorre essere opinionisti di fama, né giuristi, né affermati analisti per capire che nel giro di poche settimane la maggioranza di governo approverà la nuova legge elettorale che renderà del tutto verosimile una nuova vittoria della destra e la successiva cancellazione di quel che rimane dei poteri di bilanciamento dell’azione di governo. Non ci sarà bisogno di una legge sul premierato, ormai impossibile da realizzare, ma la legge elettorale che la destra chiama “stabilicum” produrrà come risultato 40 seggi in più per la coalizione governativa attuale, anche spostando il premio di maggioranza dal 40 al 42 per cento. Quindi resta un premio abnorme, liste bloccate e collegi plurinominali. Il voto non è più uguale e i cittadini con tingeranno ad allontanarsi dalle urne. Inutilmente, almeno finora, con grande dedizione e orgoglio professionale, ben 150 costituzionalisti – quasi tutti i cattedratici italiani, hanno scritto un appello che sul nostro sito in dieci giorni ha raccolto 10.000 firme. L’appello dimostra come la legge prevista potrebbe avere diversi profili di incostituzionalità. Il primo riguarda ovviamente il premio di governabilità o di maggioranza. La giurisprudenza della Corte costituzionale non ha escluso in assoluto la possibilità di meccanismi premiali, ma li ha sottoposti a condizioni rigorose: il premio deve essere proporzionato, deve operare in presenza di una soglia ragionevole di consenso e deve essere effettivamente idoneo a perseguire l’obiettivo della governabilità Il pericolo maggiore sta nel fatto che il premio possa risultare eccessivo, fino a portare la lista o coalizione vincente verso il 60% dei seggi, incidendo così anche sulle “maggioranze di garanzia” previste dall’ordinamento costituzionale. Altro aspetto fortemente critico è quello
dell’incompatibilità del premio con il bicameralismo disciplinato dalla Costituzione. Il secondo profilo riguarda l’aver pensato un sistema basato unicamente su liste bloccate, e che consente pluricandidature (fino a cinque collegi!). La proposta accentua i difetti principali
dell’attuale sistema, affidando l’intera selezione dei parlamentari a liste bloccate e introducendo un premio potenzialmente abnorme e rigido con l’attribuzione di 70 e 35 seggi assegnati rispettivamente nelle due Camere prescindendo dall’esito del voto per le diverse liste.
Gli elettori, insomma, non scelgono nessun loro rappresentante. Il terzo profilo riguarda l’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio, che contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del Governo, che dipende dagli equilibri parlamentari risultanti dalla composizione delle Camere, oltre che dall’esercizio delle prerogative del Presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 92 Cost. e dal successivo rapporto fiduciario con il Parlamento. La logica conseguenza è ovviamente che un Parlamento così eletto e un governo di evidente natura formalmente democratica ma già di fatto “democratura” controllerà ancora più direttamente le autorità di garanzia (che già garantiscono assai poco se pensiamo alla par condicio o alla privacy, tanto per dire), avrà potere totale sul servizio pubblico (e infatti il ministro Giorgetti neanche avvia una riflessione sulla Rai, altro che tavoli di trattative!), accentuerà l’attacco alla libertà di informazione e alla magistratura, cioè al controllo dei poteri previsto nella Costituzione. Si può fermare questo scenario  francamente raccapricciante? Forse, ma il tempo è finito. Esiste uno schieramento progressista unito? In Parlamento proveranno a fare quel tipo di opposizione che gli inglesi centinaia di anni fa hanno definito “filibustering”? Cioè ostruzionismo, che è il contrario dell’inciucio. Organizzeranno migliaia di eventi, di piazze, di flash mob in ogni città e in ogni paesino per far capire cosa sta rischiando il paese? Troveranno il modo di fare sul web un network di coalizione, un canale youtube, una piattaformina in grado di parlare a tutti
su tutto a ogni ora del giorno per arrivare finalmente a quei giovani che hanno determinato la vittoria del no? Smetteranno di andare a sedersi sulle poltroncine di Bruno Vespa? Tutto questo Articolo 21 con i suoi pochi mezzi ma con la voglia e la fantasia di chi ci crede davvero cerca di farlo, ma la politica dov’è? Eppure il mondo delle associazioni e dei comitati gli ha spiegato bene con la campagna referendaria come si può e si deve fare: non è la stagione di organizzare tavoli e tavolini, è la stagione di rovesciarli i tavoli!


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