Giornalismo sotto attacco in Italia

A Ronchi dei Legionari Pietre d’inciampo per non dimenticare i rastrellamenti

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Sarà ancora una mattinata particolare, quella che, domenica, si vivrà a Ronchi dei Legionari. Nel ricordo dei rastrellamenti del 24 maggio e per la posta di cinque nuove pietre d’inciampo. Il programma, come sempre predisposto dall’amministrazione comunale e dall’Aned, con la collaborazione dell’Anpi, prevede, alle 9.30, l’inizio del percorso cittadino per la posa delle pietre. Ricorderanno Agostino Zanette, assassinato a Dachau, lungo via Redipuglia, dinnanzi alla chiesa di Maria Madre, Dino Ulrich, assassinato a Mauthausen, davanti al civico 39 di via Verdi, Ottorino Ulian, ucciso ad Allrich, al civico 2 di via delle Volpi e, poi, Angelo Battistella, assassinato a Matzweiler ed Aristide Berini, ucciso a Leonberg, in piazza dell’Olmo, nel rione di Selz. Con queste nuove installazioni saliranno a 48 le pietre d’inciampo posate a Ronchi dei Legionari. Un numero altissimo che testimonia l’altissimo prezzo pagato dalla città negli anni della tirannia nazifascista. Troveranno anch’esse posto nella mappa di www.pietredinciampo.com, il portale web creato grazie all’inedita collaborazione tra i Comuni di Pordenone e Ronchi dei Legionari. Si tratta del primo progetto in regione per la creazione di un portale innovativo che funge da strumento per preservare e valorizzare la memoria storica, pensato per accogliere in futuro anche altri Comuni del Friuli Venezia Giulia e del territorio nazionale. Auschwitz, Buchenwald, Bergen Belsen, Dachau, Flossenburg, Mauthausen, Natzweiler, Neugamme, Ravensbruck, Treblinka e la Risiera di San Sabba. Sono i nomi dei famigerati lager nazisti dove, nella seconda guerra mondiale, furono deportati 158 ronchesi. Di questi 75 non fecero più ritorno. Alle 11, in piazza Oberdan, è in programma una cerimonia al cippo che ricorda un episodio davvero drammatico. Il 24 maggio del 1944 furono arrestate 68 persone. Pochi giorni dopo, il primo giugno per la precisione, si “replicò” e nelle maglie degli aguzzini finirono anche 24 donne di ogni età. Da ragazzine di 15, 16 anni a donne di età avanzata, partigiane, collaboratrici ed anche altre prese a caso, che dopo pochi giorni passati nelle carceri del Coroneo, furono deportate ad Auschwitz subendo le più spietate angherie che si possano imporre ad una persona umana. All’iniziativa sarà presente la banda della Società filarmonica Giuseppe Verdi.


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