Giornalismo sotto attacco in Italia

Dopo l’Ungheria, le sponde dell’Atlantico sono più lontane

0 0

Ha vinto Péter Magyar, ha vinto un disegno europeista e contrario alla barbarie di Orbán, ha vinto la speranza di poterci lasciare, prima o poi, alle spalle l’ubriacatura sovranista, oscurantista e anti-europeista che ha caratterizzato per anni l’ex presidente ungherese e i suoi sodali, compresi quelli italiani. Attenzione, però, a non esultare troppo: nel Parlamento magiaro, stando ai primi dati, entreranno solo destre: quella civile di Magyar, per l’appunto, quella estrema di Orbán e un soggetto politico che non crediamo si offenda se lo definiamo semi-nazista; di sinistra e pensiero progressista nemmeno l’ombra, in un Paese infestato da oltre tre lustri di “democrazia illiberale” (cit. Orbán), a colpi di censure, bavagli, magistratura posta sotto l’egida dell’esecutivo, stampa libera e opposizione messe a tacere, servitù volontaria nei confronti di Putin e Trump e ostacoli continui posti sul cammino dell’Unione Europea. Non possiamo festeggiare più di tanto, dunque, ma tirare un sospiro di sollievo sì ed è doveroso farlo.

È doveroso, inoltre, compiere un’apertura di credito al nuovo governo, con l’auspicio che non ci deluda subito e provveda a smantellare, per quanto possibile, la follia cui abbiamo assistito finora.

L’altra notizia, più che positiva, è l’ampliamento delle sponde dell’Atlantico, mai così distanti e in contrasto. Ebbene, sia detto con chiarezza: con quest’amministrazione americana non è possibile, né auspicabile, alcuna forma di dialogo. Di fronte a un soggetto che concepisce solo la forza (come stiamo vedendo a proposito della questione iraniana), che passa la giornata a inveire contro tutto e tutti dal suo social network privato, che minaccia di cancellare una civiltà plurimillenaria, che non si siede ad alcun tavolo di trattativa se non per imporre il proprio punto di vista – spesso sbagliato, talvolta infantile e quasi sempre irrealizzabile – al cospetto di un personaggio del genere, non si può che rafforzare l’Europa e cercare di rilanciarla. Se Magyar garantirà all’Ungheria un futuro all’insegna dell’autonomia e dell’indipendenza, senza servaggio nei confronti di Putin e altri tiranni e senza veti posti su tutto ciò che distingue il Vecchio Continente dalle autocrazie arrembanti, in questo caso non potremo che sostenere di aver scampato il peggio. Poi bisognerà augurarsi che rinasca una sinistra, che si palesi una vera opposizione, che faccia capolino un pensiero alternativo e che anche dalle parti di Budapest la si smetta di considerare naturale il dilagare indisturbato del conservatorismo, ma per il momento accontentiamoci.
Abbiamo scongiurato, forse, la deriva definitiva, la trasformazione di una Nazione cui abbiamo spesso guardato con affetto in un avamposto del trumputinismo arrembante e ci siamo liberati, si spera per sempre, del vento d’abisso che spira ovunque nel pianeta, fino a rendere impossibile qualsivoglia forma di confronto democratico.
Se un domani anche negli Stati Uniti dovessero stancarsi di essere governati da un personaggio sulla cui sanità mentale sono in molti a dubitare e, quel che è peggio, da una tecno-oligarchia pronta a tutto pur di fare affari, saremo i primi a sostenere la necessità di riavvicinare le sponde dell’Atlantico, ripristinare rapporti civili e tornare a essere insieme Occidente. Per ora no, per ora è bene che le sponde dell’Oceano ci dividano e ci tengano al riparo da loro, proprio come speriamo che questa costruzione malandata e umiliata dai suoi stessi vertici chiamata Unione Europea ci protegga dall’autoritarismo del padrone del Cremlino e anche dal capitalismo incivile di Xi Jinping. Non vogliamo dichiarare guerra a nessuno, ribadiamo, siamo orgogliosamente seguaci di Venere e nemici di Marte, ma ci teniamo, al tempo stesso, a riaffermare la nostra diversità. Riconosciamo, infatti, i torti del passato, dal colonialismo ai diluvi della prima metà del Novecento, ma riconosciamo anche di esserci affrancati da ogni dittatura e di esserci, forse, vaccinati da essa, a differenza di chi conosce poco i valori della democrazia o sembra incline ad accantonarli. E democratici vogliamo rimanere, con i nostri difetti, le nostre imperfezioni e i nostri limiti.
Péter Magyar, vincendo, ci ha restituito la sensazione che non tutto sia ancora perduto: facciamone tesoro e auguriamoci che si riveli diverso e migliore del predecessore, anche perché essere peggiore è quasi impossibile.

Iscriviti alla Newsletter di Articolo21

Articolo21
Panoramica privacy

Questo sito Web utilizza i cookie in modo che possiamo fornirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito Web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito Web trovi più interessanti e utili.

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.