Non sappiamo quali risvolti avrà l’incresciosa vicenda delle presunte pressioni della giunta Bucci sulla direzione del Secolo XIX affinché realizzasse un giornale più compiacente nei confronti del centrodestra. Stiamo attenti agli aggettivi (“presunte” non è casuale), non condanniamo preventivamente nessuno e ci atteniamo ai fatti: ora saranno i tribunali a chiarire come siano andate effettivamente le cose, chi abbia ragione e chi torto. Certo è che se persino un direttore moderato come Michele Brambilla, in un’intervista pubblicata ieri sulla Stampa, parla di un clima da paese sudamericano, denunciando ingerenze intollerabili nei confronti della sua redazione, con tanto di simil-dossieraggi ai danni degli autori di articoli sgraditi, non può non sorgerci il sospetto che qualche problema ci sia. Ribadiamo: Bucci è innocente fino a prova contraria e non saremo noi a puntare il dito contro di lui e la sua giunta. Non fa parte della nostra cultura e, anzi, voteremo convintamente NO al referendum anche per difendere la rigorosa separazione dei poteri prevista dalla democrazia liberale, compreso il quarto potere che è quello della stampa.
Ci appelliamo, piuttosto, alla nostra categoria. Colleghe e colleghi, perdonateci, ma l’articolo 21 non è un optional né, tanto meno, un orpello: non spetta a noi stabilire se il Presidente della Regione Liguria sia colpevole o innocente e se e quanto sia ossessionato dall’ascesa della sindaca Salis (altra accusa rivoltagli da Brambilla); spetta a noi, invece, mobilitarci al fine di tutelare l’autonomia e l’indipendenza della nostra categoria. E allora auspichiamo uno sciopero delle giornaliste e dei giornalisti del Secolo XIX, un sostegno ancora più forte da parte dell’Ordine e della FNSI e l’apertura di una stagione conflittuale che non può più essere rimandata. Il tema è semplice: ora o mai più. Dovremmo aver capito più o meno tutti, infatti, che che non è questa l’epoca dei compromessi, tanto meno al ribasso, e che determinate dichiarazioni non costituiscono una voce dal sen fuggita o il delirio di qualche esagitato ma il pensiero inconfessabile di chi ci governa (il siparietto della deputata leghista Simonetta Matone, ex magistrata, a proposito delle uscite di Nordio contro i magistrati, in tal senso, è illuminante).
Dovremmo aver capito, inoltre, che siamo in pieno trumpismo, nell’era delle fake news e delle verità alternative, e che non si può portare avanti il dibattito pubblico come lo si conduceva ancora dieci anni fa. Insomma, dovremmo aver compreso il disegno complessivo e pure le ragioni per cui il prossimo 22 e 23 marzo è indispensabile opporsi a esso con un secco NO, prima che sia troppo tardi per salvaguardare la Costituzione e gli organismi di controllo, mai come ora posti sotto attacco.
> Al di là del caso Bucci, in conclusione, un aspetto è evidente: il pensiero critico disturba ormai tutti i poteri. Non lo accettano, non ne tollerano il principio ispiratore, profondamente radicato nella nostra Carta, e fanno qualunque cosa per sbarazzarsene, a ogni livello e non solo da una parte politica, ahinoi. Peccato che senza pensiero critico, senza organismi di controllo e senza memoria storica e capacità di unire i puntini, delineare il quadro complessivo e inscrivere il testo all’interno del contesto, della democrazia non ne rimanga neanche l’involucro. Al massimo il simulacro, mentre un’orda di nemici potentissimi e con in mano una concentrazione mediatica e di ricchezza senza precedenti mira ad abbattere le ultime sacche di resistenza per issare la bandiera del proprio trionfo. Una civiltà artificiale, una società diseguale, un’informazione addomesticata e una politica prona. Per dirla con Alfredo Reichlin: “I mercati governano, i tecnici amministrano, i politici vanno in televisione”. E, inevitabilmente e diremmo anche giustamente, i cittadini si astengono.
