Editoria. Dal disegno di legge di bilancio 2020 una boccata di ossigeno

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Il disegno di legge di bilancio 2020, AS 1586, nella parte dedicata all’editoria è una boccata di ossigeno. Dopo un lungo tempo di pena, si immagina qualcosa di positivo.

L’articolo 45, infatti, prevede innanzitutto un contributo per le scuole pubbliche volto ad incentivare gli abbonamenti a quotidiani e periodici. Lo stanziamento di 20 milioni di Euro all’anno è, forse, inadeguato, ma è un buon inizio.

Soprattutto, però, il testo mette la parola fine ai tagli dei contributi alle testate di opinione, locali e associativi inseriti nella passata finanziaria. Si introduce una moratoria di dodici mesi, in previsione di una revisione organica della normativa. Il sottosegretario con delega all’editoria Andrea Martella (nella foto) ha illustrato alcuni profili di una riforma “5.0” nel corso delle recenti audizioni parlamentari. La materia si è molto dilatata e nessun reale cambiamento è immaginabile se non si governa il passaggio dall’era analogica a quella digitale. Cambiano i modelli produttivi e di consumo, radicalmente. Per dirla in breve, però, l’on-line non si sostituisce completamente alla carta stampata, bensì può e deve integrarsi. Così ci dicono gli studi condotti da Washington Post e New York Times, così ci spiegano i mediologi più attenti.

Per gestire la fase di transizione senza morti e feriti sul campo è indispensabile un investimento straordinario che faciliti il ricambio nel e del lavoro, senza incrementare disoccupazione e precariato. Anzi, la priorità sono proprio la diminuzione della disoccupazione e la fine del precariato. Qualsiasi ristrutturazione richiede un monte di risorse adeguato. Così, è indispensabile salvare l’ente di previdenza dei giornalisti, ampliando la platea contributiva ma difendendone le peculiarità. Di lì passano gli ammortizzatori sociali e la possibilità di  un approdo dolce all’età dei numeri e degli algoritmi.

Non è facile ridisegnare questo mondo. Tuttavia, non c’è alternativa. Si riapriranno, in altra luce e con altra visione, gli stati generali dell’informazione?


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