Fino al 20 maggio 2026 andava quasi tutto bene al porto di Gaeta, uno dei più piccoli del Mediterraneo nonché il più efficiente nella rete commerciale mondiale del pet-coke, materiale che lì viene scaricato a cielo aperto e qualche volta sfugge, nel senso che va a finire direttamente in mare, a due passi dalle spiagge, dagli allevamenti di pesce e dalle case vacanza. L’impatto ambientale era un timore di molti e il pallino di pochi ambientalisti inascoltati, spesso derisi come dei poveri pazzi. Poi, un paio di mesi fa ha cominciato a circolare un video nel quale si vede benissimo che il pet-coke va a finire in mare perché nel giorno dello scarico c’è pioggia che lava la polvere e la lascia cadere indisturbata nel golfo di Gaeta. Le immagini sono di febbraio e riguardano l’ennesimo carico stoccato nello scalo del sud pontino facente parte della ricca Autorità portuale di Civitavecchia, ora guidata da un tecnico di Fratelli d’Italia, Raffaele Latrofa. A girare il video è stato qualcuno dall’interno del porto e perché venga divulgato all’esterno ci vorranno mesi. Lo fa, a maggio appunto, la consigliera comunale di Formia, Paola Villa, che della città è stata anche sindaco e sulle polveri sottili ha avviato una battaglia da anni, inutile sino al giorno in cui, appunto, ha pubblicato quel video sul suo profilo Facebook ponendo fine, di fatto, al negazionismo dilagante. Passano tre giorni e persino il senatore di Forza Italia, Claudio Fazzone, di solito indifferente ai problemi ambientali, annuncia un’interrogazione parlamentare non appena avrà tutti gli elementi. Che finora, evidentemente non ha avuto. Nelle stesse ore il consigliere regionale del Pd Salvatore La Penna chiede conto al presidente della Regione Lazio sul perché non è stata ancora fatta “piena luce” sui materiali inquinanti che arrivano al porto di Gaeta e se non sia il caso di aumentare i controlli tramite l’Arpa. Nessuna risposta al momento. Eppure qualcosa di imprevedibile è già successo: per la prima volta i rappresentanti sindacali di Cgil e Uil hanno chiesto maggiori protezioni per i lavoratori interni allo scalo poiché la loro salute è sotto scacco per le modalità con cui avviene lo stoccaggio di materiale ad alto tassi di inquinamento atmosferico. Un comunicato fotocopia lo fa nelle stesse ore il dirigente della sezione territoriale dell’Agenzia del Demanio Marittimo. Chiede maggiori controlli e un monitoraggio puntuale sulla movimentazione di pet-coke, clinlcer, sabbia, silicio e cemento nel porto commerciale di Gaeta. L’istanza indirizzata all’Autorità Potuale fa riferimento «alle operazioni doganali di carico e scarico di merci alla rinfusa polverulente all’interno del porto commerciale di Gaeta e, in particolare, alla tipologia di prodotto trattato… al riguardo si chiede un incontro con l’Autorità portuale per procedere ad una ricognizione delle disposizioni attualmente vigenti ed applicate nei confronti degli operatori portuali autorizzati e riguardanti le attività della specie». La settimana seguente scatta l’obbligo di indossare mascherine FFP3 per tutto il personale della sezione di Gaeta dell’Agenzia del Demanio, ma ai sindacati non basta e chiedono un regime di sorveglianza sanitaria. Nel frattempo il presidente dell’Autorità portuale scende a Gaeta per un consiglio straordinario e annuncia un progetto green per lo scalo locale. Nell’aria c’è la sensazione che qualcosa sia sfuggito al controllo: quel maledetto video.
Secondo i dati della stessa Authority nel 2024 sono state movimentate nel porto 146.139 tonnellate di pet-coke e lo scorso anno, 2025, 190.734 tonnellate. Lo stoccaggio è a beneficio della società Intergroup, operatore prevalente nel porto di Gaeta, che ha dichiarato in un a nota che il movimento è di centomila tonnellate annue. Tutte dirette, dopo lo scarico, nel deposito della stessa impresa che si trova a Sessa Aurunca. Un trasferimento che avviene lungo la litoranea tra Gaeta e la provincia di Caserta con dispersioni a loro volta preoccupanti oltre all’impatto diretto sul traffico. Ogni volta che arriva una nave di pet-coke vengono movimentate migliaia di tonnellate di questo materiale; ogni camion ha una portata di circa 30 tonnellate e fa un viaggio per portare il carico al deposito di Sessa Aurunca ed un altro per ritornare a caricare in porto. Per trasferire il contenuto medio, 30 tonnellate, servono mille viaggi di camion, andata e ritorno, passando per il centro di Gaeta e Formia.
