Mentre in tante città italiane la polizia caricava ragazzini e anche qualche adulto, con idranti e manganelli come non se ne vedono spesso in democrazia, in un piccolo puntino della carta geografica italiana un corteo pacifico ha reso bene l’idea di integrazione, diritti, condivisione: la manifestazione organizzata da Libera insieme alla Chiesa locale contro la costruzione di un altro lager, il cpr di Castel Volturno. Ed è stata una grande lezione di umanità, rispetto, un messaggio di pace e di speranza contro la violenza e l’arroganza di Stato.
“All’odio e alla discriminazione rispondiamo con i colori, gli abbracci e l’umanità di un popolo che oggi, spalla a spalla a fratelli e sorelle di tutto il mondo ha fatto levare alto dalle strade di Castel Volturno il proprio ‘NO ai CPR‘, e ad ogni forma di emarginazione.”, hanno detto i manifestanti. Quasi ventimila persone sono scese per le strade di Castel Volturno per ribadire la contrarietà alla costruzione di un nuovo centro di permanenza per il rimpatrio e la volontà di ricostruire un paese antirazzista, “perché nessuna persona, mai, possa essere detenuta senza aver commesso reati, perché nessuna persona possa più essere sfruttata, violentata, marginalizzata, strumentalizzata, rimpatriata solo perché ha il passaporto di un’altra nazionalità”. In prima fila i vescovi e i parroci del circondario, oltre a tantissimi attivisti provenienti da quasi tutte le regioni vicine.
Ma, poco prima che partisse la manifestazione, è arrivata la notizia dell’aggiudicazione da parte di Invitalia dell’appalto, quasi una beffa.
Particolarmente efficace il messaggio del cardinale Domenico Battaglia che ha chiesto “a chi governa di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto”.
Chi è stato anche solo una volta a Castel Volturno sa che i problemi di quel territorio sono tanti e altri che la “lotta contro l’immigrazione”, anzi proprio sono nati importanti esperienze di integrazione e condivisione. In un comprensorio martoriato dalla criminalità organizzata, dallo sfruttamento dei braccianti, dalla tratta delle prostitute, dall’inquinamento ambientale, il più importante investimento dello Stato è… un centro di detenzione.


