A Fiumicello Villa Vicentina nel giorno del passaggio della Peacewalk to Jerusalem la presentazione del libro “Solo i pesci hanno un nome” di Enzo Raffaele
C’è una Lampedusa che conosciamo attraverso le immagini degli sbarchi e una Lampedusa più difficile da raccontare: quella delle persone che quegli sbarchi li hanno vissuti ogni giorno, per anni, osservandone le conseguenze sulla propria comunità e sulle vite di chi arrivava. È questa seconda Lampedusa, più umana e meno immediata, quella che Enzo Raffaele racconta in “Solo i pesci hanno un nome. Lampedusa: vite in sospeso”, che è stato presentato il 28 agosto a Fiumicello Villa Vicentina.
Il libro nasce dalle testimonianze raccolte dalla dottoressa Enza Malatino, psichiatra e psicoterapeuta che per vent’anni ha lavorato sull’isola. Arrivata inizialmente per un incarico che avrebbe dovuto essere temporaneo, Malatino si è trovata a confrontarsi con una realtà destinata a cambiare profondamente: quella di una piccola comunità diventata uno dei principali punti di approdo delle migrazioni nel Mediterraneo.
Il suo lavoro non si è limitato alla pratica clinica. Di fronte a persone segnate dal trauma, dalla perdita, dalla fuga e dalla violenza, la dottoressa ha sviluppato un approccio fondato sull’ascolto e ha creato i primi gruppi di ascolto sull’isola. Dare alle persone uno spazio per raccontare ciò che avevano vissuto significava, prima ancora di curare, riconoscerne l’esperienza.
Sono proprio queste testimonianze a costituire la materia del libro. Raffaele non costruisce però soltanto una galleria di storie individuali: attraverso quelle voci racconta una comunità e la sua trasformazione.
Gli sbarchi, iniziati a diventare un fenomeno di dimensioni straordinarie dal 2011, hanno progressivamente modificato la vita dell’isola. In alcuni momenti il numero dei migranti presenti è arrivato a superare quello degli stessi abitanti di Lampedusa. Una sproporzione difficile persino da immaginare per una comunità di quelle dimensioni.
Ed è qui che il libro introduce una questione fondamentale: il tema della responsabilità delle istituzioni. Di fronte a numeri crescenti e a un fenomeno che assumeva dimensioni ormai strutturali, la politica non è riuscita a costruire risposte adeguate e durature. Lampedusa si è trovata a gestire sul proprio territorio una questione che apparteneva all’intero Paese e all’Europa. Il risultato, raccontato attraverso le esperienze degli abitanti, è stato anche un progressivo senso di abbandono.
È difficile chiedere a una comunità di conservare indefinitamente la stessa capacità di accoglienza quando sente di essere lasciata sola a sostenere il peso di una situazione che non ha scelto e che non può governare. Così, accanto alla solidarietà dei primi tempi, hanno cominciato a farsi strada la stanchezza, la paura e l’aggressività.
Lampedusa diventa così uno specchio. Mostra ciò che accade quando un’emergenza diventa normalità e quando una popolazione si trova a vivere per anni una situazione che avrebbe richiesto risposte politiche, organizzative e sociali molto più ampie. Ma interroga anche il nostro modo di guardare l’altro: quanto resta della persona quando la sua presenza viene trasformata in un numero, in una categoria, in un problema da gestire?
Il titolo del libro contiene già questa domanda. Solo i pesci hanno un nome: mentre i pesci del Mediterraneo hanno un nome, gli esseri umani che lo attraversano rischiano di perderlo. Diventano corpi, statistiche, flussi, sbarchi. Il libro prova invece a restituire individualità alle persone, così come restituisce voce agli abitanti dell’isola.
Perché Lampedusa non è soltanto il luogo di chi arriva. È anche il luogo di chi resta. Di chi vede il mare ogni giorno, di chi ha assistito a tragedie, di chi ha prestato aiuto, di chi si è stancato, di chi ha avuto paura.
Il mare, in questo racconto, diventa quindi qualcosa di diverso dalla consueta immagine turistica. È insieme frontiera e passaggio, speranza e perdita. È ciò che separa Lampedusa da un continente e, nello stesso tempo, ciò che la mette in relazione con persone provenienti da mondi lontanissimi.
Attraverso il lavoro della dottoressa Malatino, Enzo Raffaele pone una questione semplice e tutt’altro che scontata: prima di decidere come guardare una persona, siamo ancora capaci di ascoltare la sua storia?
La presentazione del libro si inserisce nel giorno del passaggio, a Fiumicello Villa Vicentina, della Peacewalk to Jerusalem, la marcia per la pace partita da Finisterre, in Spagna, il 31 gennaio 2026 e diretta a Gerusalemme.
