Con servizi brevi, scarso approfondimento e frasi di circostanza i media hanno riportato il caso di un omicidio-suicidio a Pietralata, quartiere non più periferico di Roma.
Un padre, una madre, quarantenni, e una figlia di cinque anni gravemente disabile, non fragile, fragilissima. Non erano una famiglia agiata, ma vivevano in una casa di proprietà e il padre lavorava. Da casa, per non lasciare sola la moglie con la bambina. Lei non poteva più lavorare perché la figlia non poteva restare neanche un minuto da sola.
Dice il presidente del municipio che erano seguiti dagli assistenti sociali, che avevano quel contributo economico al quale si ha diritto in questi casi, la legge 104. Tutto in regola.
Ma hanno lasciato scritto che da soli non ce la facevano più. Non importa chi ha sparato. Sono morti tutti. Una pallottola anche per il cane.
Non èà la prima volta, sono casi frequenti, non sarà l’ultima.
Questa volta non sembrano esserci inadempienze, le istituzioni hanno fatto quello che possono, hanno seguito le regole. Ma, come ha detto il presidente del IV municipio romano, non si riesce a dare risposte efficaci perchè non c’è la possibilità.
Nelle stesse ore, in una coraggiosa intervista, il senatore Dario Franceschini ha raccontato la sua malattia, il morbo di Parkinson.. E ha descritto esattamente cosa vuol dire la disabilità, una condizione in cui servono medici di varie specialità,, infermieri, operatori sanitari,psicoterapeuti,fisioterapisti,logopedisti,supporti meccanici,medicine,controlli…
Oggi tutto questo il sistema sanitario pubblico non se lo può permettere. Il minimo indispensabile riesce a darlo, in una regione meglio, in un’altra di peggio, ma mai può fornire quell’assistenza che invece migliorerebbe la vita del malato e della sua Non possiamo pensare di costruire progetti personalizzati senza un numero di operatori sufficiente, senza servizi domiciliari, senza interventi di sollievo, senza assistenza personale, senza sostegni educativi e sociosanitari e senza una reale integrazione tra Comuni, servizi sanitari e territorio”.
In Italia avere un malato disabile, fragile, è un lusso. Quindi può permetterselo solo una piccola parte del paese.
Tutto questo non è normale, non è giusto, non è nello spirito di chi approvò la riforma sanitaria del’ormai lontanissimo 1978.
Tutte le associazioni di volontariato dicono in queste ore un a sola cosa: “Non possiamo continuare a considerare l’amore familiare come una risorsa inesauribile e gratuita sulla quale scaricare ciò che il sistema pubblico non riesce a garantire”
L’Italia è uno dei pochi paesi europei dove non esiste una legge che tuteli i caregiver familiari, la parola inglese che in tutto il mondo indica i parenti di chi si prende cura di un malato cronico, di un disabile, di un anziano.
Chi ha la possibilità economica paga tutto quel tipo di aiuti privatamente, e ha contribuito a sviluppare un settore del terziario molto forte, dove trovano occupazione facilmente anche gli stranieri.
Esiste in Italia una autorità garante delle persone con disabilità che questa volta ha deciso di intervenire.
Come sta facendo la maggiore organizzazione di volontariato del settore, la Fish, che ricorda come nel 2024 sia stata approvata una giusta legge su questo tema finora totalmente inapplicata.
Perchè è una delle tante leggi approvate ma poi non finanziate. E non si può pensare di costruire progetti personalizzati senza un numero di operatori sufficiente, senza servizi domiciliari, senza interventi di sollievo, senza assistenza personale, senza sostegni educativi e sociosanitari e senza una reale integrazione tra Comuni, servizi sanitari e territorio. Servono persone, specializzate, formate, remunerate in modo adeguato.
E invece la sanità è stata svuotata anno dopo anno, le famiglie abbandonate, il personale sottopagato.
I genitori disperati di Pietralata ci lasciano un messaggio straziante: in Italia gli ultimi son o sempre più ultimi.
