Bologna, 2 agosto 1980, ore 10:25. Una bomba a tempo devasta la sala d’aspetto della stazione e provoca 85 morti e oltre 200 feriti. Resta il più sanguinoso attentato neofascista nell’Italia del dopoguerra.
Sentenze e archivi raccontano l’intera catena del terrore, a partire dagli esecutori neri dei NAR fino ai finanziatori, ai mandanti della loggia P2 e agli apparati dello Stato che per anni hanno protetto i killer con i depistaggi. La matrice neofascista però non ha dovuto attendere quattro decenni per essere svelata. Era evidente da subito, mentre i vertici provavano a distogliere lo sguardo parlando di un guasto o dell’esplosione di una caldaia.
Il 4 agosto 1980, sulle pagine de l’Unità, Angelo Scagliarini scriveva direttamente dalla stazione ancora sventrata. Una cronaca immediata e senza sconti che individuava subito i colpevoli.
La sua corrispondenza integrale.
BOLOGNA — «Si può già escludere ad horas che sia stato un guasto a un cavo elettrico a provocare l’esplosione che ha devastato l’ala ovest della stazione ferroviaria di Bologna…».
È il primo giudizio espresso dai tecnici del Ministero degli Interni, dalle squadre speciali arrivate da Roma e dai Vigili del Fuoco che per tutta la notte hanno continuato ad esplorare il luogo della strage. Il bilancio della tragedia è immane e raccapricciante: si contano a decine i corpi maciullati tra le macerie.
Tra le vittime non ci sono soltanto viaggiatori e ferrovieri: c’era una bambina di soli tre anni, anch’essa morta, servita come indicatore della ferocia di un assalto che si voleva spietato e senza scampo. Quel che sembra accertato è l’uso di un ordigno ad alto potenziale posizionato nella sala d’aspetto della seconda classe, forse contenuto in una valigia abbandonata.
Il procuratore della Repubblica, i magistrati e gli inquirenti stanno lavorando senza sosta. Non c’è dubbio per nessuno sulla matrice di questo disastro: le tracce, la dinamica e le modalità riportano alla mano fascista. Una mano esperta nel seminare terrore e morte, pronta a colpire un Paese già provato da una profonda crisi.»
– Angelo Scagliarini (l’Unità, 4 agosto 1980)
A distanza di decenni la sostanza non cambia. Nonostante i colpi di spugna, le ritrosie di palazzo e i vani tentativi della destra di governo di riabilitare la pista palestinese per alleggerire la matrice nera e piduista, i fatti restano scritti nero su bianco. Fino a quando esponenti delle istituzioni rifiuteranno di pronunciare le parole “strage neofascista”, il depistaggio culturale continuerà a essere una minaccia del presente.
