Giornalismo sotto attacco in Italia

Quando “ce lo chiede l’Europa” e non ascoltiamo. Il rapporto della Commissione sullo stato di diritto

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Il rapporto annuale della Commissione europea “sullo Stato di diritto è uno strumento preventivo volto a promuovere lo Stato di diritto e a prevenire l’insorgere o l’aggravarsi di criticità”. Questo si legge sui siti ufficiali. Poi c’è la realtà. E la realtà sono i fatti. Quindi il Rapporto.
Allora per praticità metto qui allegata la foto con le “Raccomandazioni” per l’Italia, così ognuno si può fare una propria idea.
Bene la bacchettata su conflitto di interessi e diffamazione. Ma non so da quanti anni la leggo. Ormai andrà avanti per “copia incolla”.
Se per così tanti anni “non si sono registrati progressi” la Commissione europea cosa fa?
Si, so anche io che le Istituzioni europee non possono intervenire sul processo legislativo nazionale, ma come si può ambire a creare l’Europa dei diritti e delle libertà se ci limita a fotografie da scattare quando ormai sono rotte le uova?
Ma quindi non è uno “strumento preventivo”?
 E poi il passaggio su come “non si sono registrati progressi (…) sulla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche”.
Quindi, nel 2025 in Italia abbiamo scoperto che sono stati spiati illegittimamente 3 giornalisti, con un software in dotazione ad autorità statali, dopo oltre 1 anno nessuno dice da chi e perché, e la Commissione europea si limita a dire che “non si sono registrati progressi”?
È così che vuole impedire “l’aggravarsi di criticità”?
Sul finanziamento del Servizio Pubblico poi arriviamo all’incomprensibile: “Sono stati compiuti alcuni ulteriori progressi” per garantire l’indipendenza.
Quali? Nel 2025 governo e parlamento hanno tolto altri 10 milioni alla Rai.
Ma addirittura si dice “come attesta l’avanzamento dei lavori parlamentari su un progetto di riforma”.
Ma il progetto è stato letto? Perché sul finanziamento, l’unica cosa che fa è porre un limite ai possibili tagli annuali. Che comunque restano. Anzi, in questo modo vengono legittimati. Ma il finanziamento non doveva essere “certo, congruo e di lunga durata”?
Poi neanche una parola sulla governance. Sul fatto che il Servizio Pubblico italiano è senza Presidente del CdA da 1 anno e mezzo (rimanendo alla fotografia 2025).
E poi la conclusione disarmante è nel sottolineare che visto che molti temi del capitolo libertà dei media ormai rientra nel monitoraggio sull’applicazione dell’European Media Freedom Act, allora qui non si approfondisce.
Ma allora perché non eliminare del tutto questo capitolo?
Se il Rapporto annuale sullo Stato di diritto deve diventare un rito stanco e burocratico, senza una reale capacità di incidere sui Paesi membri, che senso ha?
Quello che doveva essere uno “strumento preventivo” si trasforma così in una implicita autorizzazione per gli Stati membri a ignorare le norme europee, gli standard europei. Tanto il massimo che può accadere è che ti dicano che “non si sono registrati progressi”.
Sono un europeista convinto. E penso fermamente che oggi più che mai la democrazia possa essere salvata solo da una Europa politica e forte.
Ma questi atti, invece, la riducono a mero soggetto burocratico, che assiste impotente alla vittoria delle legislazioni nazionali sulle norme europee.

E quindi alla sconfitta inesorabile degli standard europei di diritti e libertà.


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