Giornalismo sotto attacco in Italia

Berlusconi: dieci anni che hanno cambiato l’Italia – Intervista con Marco Galluzzo

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“Berlusconi Confidential. Biografia non autorizzata di dieci anni al potere”, edito da Rubbettino, è molto più di un libro su Berlusconi. Lo ha scritto, infatti, Marco Galluzzo del Corriere della Sera, dal 2002 al seguito dei presidenti del Consiglio, il quale ha ricostruito, con scrupolo e un certo gusto, il decennio (2001-2011) del Cavaliere a Palazzo Chigi. Dieci anni nel corso dei quali la storia d’Italia è cambiata per sempre, e con essa la storia del mondo: il G8 di Genova, l’11 settembre, le guerre in Afghanistan e in Iraq, il ritorno sulla scena globale della Russia di Putin, la furia da cowboy di Bush jr. nel portare avanti la lotta al terrorismo islamico, gli attentati che hanno insanguinato l’Europa (Atocha 2004 e Londra 2005) e, tornando al caso italiano, le leggi ad personam, l’editto bulgaro contro Biagi, Santoro e Luttazzi, il tentativo di modificare la seconda parte della Costituzione (respinto dagli elettori il 25 e 26 giugno 2006), la sconfitta di misura contro Prodi, il ritorno trionfale a Palazzo Chigi nel 2008 e l’inizio della sua fine politica, culminata nel disastro dello spread a 575 punti e nel memorabile titolo del Sole 24 Ore che esortava a fare presto per scongiurare il disastro del Paese.

Omesso, non certo per caso, le vicende legate ai processi e agli scandali, rimane il profilo di un personaggio divisivo, controverso, che per un decennio ha spezzato in due l’Italia, fra i suoi strenui sostenitori e i suoi acerrimi oppositori. Un dualismo che ha scandito la Seconda Repubblica, dando vita a giornali, trasmissioni televisive, fiorenti carriere e a un’aneddotica senza eguali.
Galluzzo, tramite una narrazoone politica a tutto tondo, ci restituisce dunque il ritratto di una personalità fuori dagli schemi, spesso imprevedibile, su cui il giudizio storico è ancora sospeso e che indubbiamente ha lasciato un vuoto nella politica italiana, oggi colmato, almeno in parte, da una classe dirigente formatasi grazie ai suoi governi e, più che mai, alle sue televisioni. Quanto c’e di Berlusconi in Meloni e Salvini? Cosa è diventata Forza Italia senza di lui, ora che i figli Marina e Piersilvio ne hanno assunto la guida indiretta, non mancando di farsi sentire nei momenti decisivi? E il generale Vannacci in tutto questo?
L’opera di Galluzzo, pur non occupandosene direttamente, fornisce alcune interessanti risposte in tal senso, mettendo ad esempio in risalto le divergenze caratteriali fra l’impresario milanese giunto a Roma in una sorta di riedizione non goliardica di “Mr. Smith va a Washington” e una politica pura come Giorgia Meloni, cresciuta a pane e sezioni di partito. Non a caso, i due non si sono mai presi, come testimonia il “pizzino” con cui, a inizio legislatura, Berlusconi definiva, in maniera tutt’altro che lusinghiera la neo Presidente del Consiglio.
C’è un aspetto, tuttavia, che in conclusione non può essere omesso, ossia la nostalgia che sottilmente prova almeno una frangia dei suoi detrattori di un tempo, come se ne avvertissero la mancanza, come se mancasse loro la lotta, come se avessero preso atto che la stagione che stiamo vivendo è di gran lunga peggiore, come se rimpiangessero la propria gioventù, come se, tutto sommato, avessero subito il fascino di un uomo e di una storia comunque intrecciata in profondità con quella del Paese.
Berlusconi ha vissuto mille vite in una, finendo col modificare antropologicamente la politica italiana e con il berlusconizzare anche coloro che hanno animato piazze su piazze per denunciarne gli aspetti meno edificanti.
Galluzzo ci restituisce, insomma, un profilo a metà fra la descrizione pubblica e il racconto privato, mettendo in evidenza i suoi rapporti con Putin, la sua particolare modalità di dirimere le questioni internazionali, il suo rapporto con i collaboratori più stretti e con i giornalisti chiamati a seguirlo al punto di vivere quasi in simbiosi con lui e la sua incapacità di romanizzarsi e di accettare fino in fondo le logiche della politica. Ha giocato, in poche parole, dentro e fuori, mettendo in contrapposizione il palazzo e la piazza pur essendo l’incarnazione del potere: antesignano dei populisti (con una venatura di populismo dall’alto) o personalità rivoluzionaria? Forse entrambe le cose, nel bene e nel male.
A seguire l’intervista con Marco Galluzzo:

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