C’è troppo silenzio intorno alla Rai.Troppo silenzio intorno alla nuova legge di governance. Sembra quasi che l’azienda di servizio pubblico debba occupare le pagine dei giornali soltanto per i suoi scandali, o meglio: presunti scandali.Intanto la politica procede spedita verso un nuovo provvedimento che porta a un’occupazione totale di viale Mazzini.Una legge che oggi favorirebbe la destra ma domani il centro o la sinistra. Il potere sta, costituzionalmente, nelle mani della politica e quindi non c’è nulla di illegale in questo procedere. Ma chi pensa che non sia questo l’obiettivo giusto per la Rai cosa deve fare? Rimanere immobili non si può.
Occorre che gli operatori dell’azienda si facciano sentire e prima di tutti, i giornalisti. Solo loro possono modificare lo stato delle cose con un’azione decisa ma, sia ben chiaro, costruttiva.
E non parlo tanto per parlare. Un’esperienza vincente c’è già stata.
Avevo da poche settimane ereditato la segreteria Usigrai da Beppe Giulietti e della riforma della governance si parlava da anni ma senza risultati (allora il consiglio di amministrazione era formato da 16 componenti rappresentanti di tutti i partiti tranne il MSI che, però, aveva un membro del collegio sindacale).Decidemmo che il sindacato sarebbe stato protagonista del cambiamento.Fu una battaglia lunga e faticosa ( come racconto nel mio libro “Rai sia benedetta la lottizzazione”).Con Beppe, ancora nell’esecutivo bussammo a tutte le porte della politica e del mondo ( devo dire che passammo un’ora divertentissima con D’Alema, allora capogruppo del PDS alla Camera).
L’ultima azione, decisiva, fu il nostro volantinaggio davanti a Montecitorio,una cosa mai vista che irritò moltissimo il presidente Napolitano.
Ma la legge arrivò: era la “ legge dei professori” come fu subito definita dalla stampa, perché Spadolini, presidente del Senato e Napolitano, presidente della Camera, nominarono al Cda, cinque professori di grande prestigio: Feliciano Benvenuti,Tullio Gregory,Paolo Murialdi, Elvira Sellerio e Claudio Dematte’ che verrà eletto presidente. Il direttore generale sarà Gianni Locatelli.Fu una stagione difficilissima che io, però, ancora giudico positiva per l’azienda.
Più dura fu con il successivo Cda perché nel frattempo la legge elettorale era diventata maggioritaria e quindi i due presidenti del Senato,Carlo Scognamiglio e della Camera,Irene Pivetti erano tutti e due esponenti della maggioranza.
Un totale stravolgimento delle regole.Vengono nominati Letizia Moratti, presidente ed Ennio Presutti, Mauro Miccio, Alfio Marchini, Franco Cardini.
Con loro il rapporto diventa subito burrascoso.D’altra parte sono stati eletti da una maggioranza il cui leader è Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset.
Contro le loro decisioni – li accusiamo di voler ridurre la Rai a succedanea di Mediaset –
decidiamo, con un’azione clamorosa, di occupare il settimo piano di viale Mazzini, il piano tutto riservato al presidente, al Cda e al direttore generale.Ma neppure quell’iniziativa sortisce effetti.
E allora, al termine di un’accesissima assemblea sindacale a Saxa Rubra, decidiamo di realizzare un progetto rischioso ma che darà i suoi frutti: “ Abbonato alza la voce”.Una raccolta di firme in tutt’Italia a sostegno della Rai.Ci aiutano quotidiani, sindacati, le Acli, associazioni di volontariato.In pochi giorni sottoscrivono migliaia di cittadini di ogni classe sociale e ci arrivano richieste di intervento in tutto il Paese.Così tutti gli esponenti dell’esecutivo girano teatri, fabbriche, scuole, biblioteche e tutti i luoghi di aggregazione.A me toccherà un’esperienza indimenticabile: sarò sul palco, a Milano, con Dario Fo e Franca Rame, anche loro strenui difensori del servizio pubblico.
Per cinque o sei mesi la Rai diventa il centro del dibattito politico… poi arriverà Gasparri.
