Quanti “gradi di separazione” esistono tra la vicenda “Le 5 forchette” e la bomba contro Sigfrido Ranucci? Due storie che corrono per ora distanti ma che potrebbero collocarsi all’interno di una stessa cornice fatta di relazioni pericolose e di interessi inconfessabili.
Nell’ultima puntata di Report andata in onda domenica 19 Aprile, grazie al servizio di Danilo Autieri, è stata prospettata una possibile spiegazione dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci in data 15 Ottobre 2025. Questa ricostruzione colpisce per gli “estremi” del nastro su cui si dipana, perché nella parte più bassa o infima che dir si voglia si collocherebbe, secondo la ricostruzione di Report, il riferimento al clan dei casalesi e segnatamente alla “componente Schiavone”, che si sarebbe manifestata nel presunto ruolo di Mario Coscione legato ai Petrarca, Enrico ed il padre Decio (proprietari della PEV, l’azienda “fantasma” che però, secondo la ricostruzione fatta dalla Agenzia delle Entrate citata da Report, avrebbe meritato lauti pagamenti, nell’ordine dei 3 milioni di euro, da parte delle società riconducibili a Roberto Cavazzana patron della Cantieri Navale Vittoria, dei quali almeno 1 sarebbe stato corrisposto nei giorni immediatamente successivi all’attentato a Ranucci) e nella parte più alta o altolocata si collocherebbe, sempre secondo il servizio di Autieri, il diretto coinvolgimento della struttura governativa del “Golden Power” presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che avrebbe dato “semaforo verde” all’acquisizione da parte di Gavazzana della CNV, nonostante le evidenti difficoltà finanziarie dell’imprenditore e senza muovere alcuna obiezione sulla provenienza dei fondi che in fine resero possibile l’affare. Sullo sfondo i rapporti strategici del Governo italiano con i Paesi nord africani in materia di controllo dei flussi migratori (quelli in nome dei quali è stato riportato in Libia con un volo di Stato il generale Almsri).
Su tutt’altra “verticale” d’Italia invece si srotola il nastro che lega il biellese Andrea Delmastro Delle Vedove, ex sotto segretario alla Giustizia big di Fratelli d’Italia, parlamentare assai vicino a Giorgia Meloni, alla giovanissima Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, considerato un presta nome di Michele Senese a Roma, con la quale il Delmastro, insieme ad un bel pezzo di gruppo dirigente di FdI piemontese ha fondato (in Biella) la società “Le 5 forchette”. Del clan “Senese” si sta parlando spesso ultimamente anche per lo sviluppo dell’inchiesta Hydra a Milano che riguarda gli investimenti a “tre teste” fatti dalle mafie consorziate alla cui regia sarebbero stati lo “Zio Paolo” (Paolo Errante Parrino, imparentato niente meno che con Matteo Messina Denaro) e Giancarlo Vestiti, ritenuto il rappresentante dei Senese. Questo e molto altro starebbe raccontando il collaboratore Giacchino Amico, mentre attendiamo di conoscere le risultanze della autopsia sul cadavere di Bernardo Pace, pentitosi anch’egli nell’ambito della stessa inchiesta e trovato morto impiccato nel carcere di Torino il 16 Marzo.
Questi due “nastri” trasportatori di relazioni ed affari fino a qui si allungano in modo distinto, pur avendo una origine così ravvicinata che potrebbero disegnare quasi una Y con i terminali a Biella e Rovigo ed il centro che passa per Roma, perché tanto Michele Senese, quanto i “casalesi” di rito Schiavone, arrivano dal contesto criminale campano.
Così torno alla domanda di partenza: “quanti gradi di separazione” tra le due storie?
Uno, nessuno o centomila?
Non lo so, forse lo capiremo, avendo tanta pazienza, come quella che ci vuole per riannodare tutti i fili della guerra sotterranea che si è consumata negli apparati di sicurezza del nostro Paese, soltanto ora è un poco più intellegibile grazie ai progressi dell’inchiesta su Squadra Fiore (la Colosimo se ne occuperà come ha fatto con la vicenda Striano?).
Ma c’è un dato che forse meriterebbe di essere approfondito: il clan dei “casalesi” che sta alla base della spiegazione della bomba a casa Ranucci, ha solidi e documentati rapporti con il clan di Michele Senese, anche grazie ai “buoni uffici” dei Moccia di Afragola. Se è vero che in questi ambienti favori, clientele e corruzioni muovono più del piombo e che risolvere “impicci” agli amici ha valore di moneta corrente, forse varrebbe la pena rimettere in fila le date che da un lato raccontano dell’acquisto della Cantieri navale Vittoria a Rovigo (“l’ok” del Golden Power di Palazzo Chigi è del 7 Gennaio 2025) e che dall’altra raccontano della fondazione della società “le 5 forchette” a Biella (16 Dicembre 2024). Chissà che così facendo non si arrivi anche alla risposta che più mi tormenta: perché Andrea Delmastro fonda una società con Miriam Caroccia? Siamo certi che a questa domanda finalmente Andrea Delmastro risponderà quando verrà audito in Commissione parlamentare Antimafia, come assicurato dalla presidente Colosimo. Restiamo in vigile attesa.
