Non solo tanti cloni di Bruno Vespa, ma anche alcuni maîtres à penser sono rimasti colpiti favorevolmente, elogiandola, per la posizione espressa da Giorgia Meloni, dopo una lunga riflessione, contro Trump e in difesa del Papa. ‘Non si bestemmia’ sembra dire la cattolicissima premier mentre è rimasta afona sulle tragedie umanitarie prima di Gaza, poi del Libano o sull’aggressione Usa e israeliana all’Iran spacciata per guerra difensiva. Evidentemente bambini/e, donne, anziani massacrati, economie devastate giudicati molto meno importanti di meritare una parola, non dico di condanna, ma almeno di solidarietà. Improvvisa conversione? Si fa fatica a crederlo, visto che quella che viene presentata come una svolta giunge dopo un mese di pesanti batoste politico- lettorali: dalla dura sconfitta al referendum fino a quella, altrettanto netta, di Orban, suo principale punto di riferimento europeo – così come di Salvini – a sostegno del quale si è esposta con comizi, prese di posizione, interventi anche in inglese. E come dimenticare la decisa discesa in campo a favore del Nobel per la pace a Trump. Sì a Trump! Altra sortita memorabile la dichiarazione fatta a Vinitaly sulla sospensione – momentanea? – dell’accordo di cooperazione militare con Israele. La cosiddetta unica ‘democrazia’ del Medio Oriente impegnata in una espansione imperialistica verso il Libano dove ha già causato oltre duemila morti e devastazioni nella capitale Beirut utilizzando anche molte armi prodotte e vendute dall’industria bellica italiana. Un’invasione, quella di Netanyahu, che non vuole conoscere ostacoli come quello ipoteticamente rappresentato dal contingente Onu a guida Brigata Sassari. Fastidio che si è tradotto in due episodi che, quelli sì, hanno prontamente provocato la reazione del Ministro Tajami e della stessa Meloni: spari d’avvertimento contro un mezzo militare per fermarlo; lo speronamento di un blindato da parte di un tank israeliano. E quando Tajani ha sottoscritto con altri 25 Paesi un documento di critica verso la politica di Netanyahu, gli israeliani hanno immediatamente convocato l’ambasciatore
d’Italia per delucidazioni. Beh, almeno sta accadendo che non è più tempo per il governo Meloni, come fino al 23 marzo scorso, dell’imitare le tre scimmiette del non sento, non vedo, non parlo.
Servirà politicamente a qualcosa questa giravolta meloniana, o sarà compresa per quello che è in realtà, vale a dire una scelta opportunistica: come le dimissioni pretese e ottenute di Delmastro, Bartolozzi e Santanché dopo l’esito del Referendum, non prima, o i totali silenzi in Parlamento sulla drammatica situazione economica del Paese, i tagli al welfare, i prezzi stellari raggiunti dai carburanti. Forse è finalmente giunto il tempo di guardare la realtà, di smetterla con l’ossessiva propaganda, di restituire all’Italia il prestigio internazionale perso con la scelta di essere i fedeli vassalli di un leader che sta mostrando inequivocabilmente quel che pensa di sé e degli altri. Poteva farlo il grande Alberto Sordi nel ‘Marchese del Grillo’, non il presidente eletto di quella che ancor oggi, nonostante tutto, viene definita la più grande democrazia del mondo.
