Prima che sia troppo tardi

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Riuscite a immaginare un compunto ministro Antonio Gava (rigorosamente senza l’eterno sigaro pendulo tra le labbra) che attende silente lo scampanellio della premier per aprire la cartellina con il dossier da presentare al Consiglio dei ministri? Oppure i ministri Ugo La Malfa e Giovanni Malagodi che attenti e timidi come scolari delle elementari assistono all’ingresso trionfale nella sala del governo della/del (scegliete voi) primo ministro in versione “maestrina dalla penna rossa” di deamicisiana memoria?
Nessuna nostalgia (canaglia) della Prima Repubblica, anzi. Ma proprio non riusciamo a immaginare come rispondente allo spirito dei tempi quanto esibito nel filmato televisivo dello scorso primo maggio di autocelebrazione dell’esecutivo che anche nel giorno di festa resta caparbiamente al servizio dei cittadini.
Scivolone comunicativo o maldestro tentativo di riscrivere il nuovo immaginario italiano caro alla maggioranza al potere? Il dubbio resta ma le spinte verso la revisione e la reinterpretazione della realtà sono concrete. Qualcuno lo definisce “bilanciamento” oppure “riequilibrio” politico ma insomma resta la sostanza. La Rai, azienda pubblica radiotelevisiva, è l’asse portante di questo reset informativo annunciato. E la bagarre è solo all’inizio: ne vedremo delle belle.
Più che questi legittimi (?) strappi della coalizione di destra oggi al governo (come si stanno affannando a tranquillizzare gli interessati editorialisti dei giornaloni, gli stessi che hanno un posto fisso nei talk show Rai e che teorizzano la rassicurante formula gattopardesca del “tutto cambia perché nulla cambi”), inquietano i silenzi dell’opposizione.
Le roboanti dichiarazioni in difesa della libertà di informazione (depotenziate di ogni concreta iniziativa di contrasto allo tsunami in arrivo) suonano come la scontata professione di fede antijuventina del buon tifoso napoletano. Forse celano il tentativo neanche nascosto di difendere quel poco che resta senza alzare barricate e confidando nel buon cuore di chi detiene il banco e dà le carte. Una parte dell’opposizione prova a “salvare i suoi soldati Ryan” provando ad arroccarli in posizioni aziendali marginali perché in tempi di crisi bisogna far tesoro del proverbio siciliano “calati giunco che passa tempesta”. La merce di scambio è girarsi dall’altra parte di fronte alla sferzante mareggiata.
La maggioranza dell’opposizione cerca invece di far quadrato in difesa della nobile Fortezza Bastiani, una enclave gloriosa, ma i Tartari in arrivo hanno imparato bene la lezione degli ufficiali britannici di Fort Pitt che sterminarono i nativi americani con il vaiolo, grazie alla distribuzione di coperte infettate dal virus durante la guerra di Pontiac, nella regione dei Grandi Laghi tra Illinois e Ohio.
Insomma nessun dorma, o meglio nessuno finga di dormire. La richiesta di nuove leggi per il servizio pubblico, l’abrogazione della sciagurata legge che pone la Rai sotto il controllo dell’esecutivo sottraendola al Parlamento, e la chimera della soluzione del conflitto di interessi sono obiettivi sempre più lontani e concretamente poco perseguibili nel contesto attuale dell’emergenza italiana, complice anche una colpevole inazione delle opposizioni oggi urlanti.
Ma almeno proviamo ad indignarci sul serio, non come ammonisce Friedrich Nietzsche quando ricorda che “Nessuno mente tanto quanto l’indignato”.
Ed allora facciamola una manifestazione nazionale per promuovere la cura della Costituzione. La sfida sarà quella di superare settarismi e strumentalizzazioni ma anche tanti opportunismi e “furbizie” che hanno fino ad oggi inficiato la natura della Carta su cui si fonda la Repubblica Italiana.
Prima che sia troppo tardi.

 

 


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