Articolo 21 liberi di, sabato 25 luglio alle ore 12,30, parteciperà a Bologna presso il Cortile d’Onore di Palazzo D’Accursio- Piazza Maggiore, alla Pastasciutta Antifascista Bolognese in ricordo della caduta della dittatura fascista e dell’arresto di Benito Mussolini, organizzata dall’ANPI di Bologna, presidente Anna Cocchi, e Cucine Popolari di Roberto Morgantini.
Ottantatré anni fa, il 25 luglio 1943, a Campegine (Reggio Emilia) Alcide Cervi con tutta la famiglia offrì gratuitamente chili di pasta al burro e parmigiano a tutta la popolazione nella piazza centrale del paese. Papà Cervi e i suoi figli decisero di distribuire pasta perché durante il ventennio la propaganda fascista aveva condannato la pastasciutta, definendola un cibo inadatto agli italiani, il regime spingeva per l’utilizzo del riso invece del grano.
Pochi mesi dopo, il 28 dicembre, i sette fratelli Cervi, Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore, insieme a un altro partigiano Quarto Camurri furono fucilati dai fascisti per rappresaglia. Da allora la pasta è diventata simbolo di antifascismo, di libertà e di resistenza.
Per questo è importante il prossimo 25 luglio partecipare numerosi alla festa della Pastasciutta Antifascista della propria città o di un paese vicino. L’ANPI della provincia di Bologna ha organizzato la manifestazione in ben 23 paesi. E’ importante per dare una spallata a questo Governo in profonda crisi, prima dal voto al referendum sulla giustizia contro la magistratura, poi quella parlamentare con la sconfitta sull’emendamento delle preferenze della nuova legge elettorale voluta da Giorgia Meloni, bocciato dal primo voto segreto.
Un Governo che ha giurato sulla Costituzione, che ricorda i camerati, come è avvenuto recentemente con Marcello Bignami e Giorgio Almirante a Bologna, nel luogo rappresentativo della democrazia: il comune, dove avvenne il primo assalto squadrista, novembre 1920: 10 morti e 58 feriti, deve andare a casa. Festeggiare la Pastasciutta Antifascista, in ricordo della famiglia Cervi rimedia anche a questo.
Ad Ascoli Piceno, Medaglia d’Oro al valor militare, la Pastasciutta Antifascista è stata sfrattata dai frati dal luogo in cui era stato deciso di realizzare la manifestazione, è dovuto intervenire il vescovo per trovarne un altro. Come ha ben scritto Alekos Prete: “La parola Antifascismo continua a far paura”.
