Polonia. Continua la guerra alle donne

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In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne abbiamo intervistato in esclusiva per Articolo21 l’attivista polacca Marta Lempart, ideatrice delle grandi proteste di piazza contro il governo, e cofondatrice dello “Sciopero delle donne”.

Circa un anno fa il 22 ottobre 2020 una sentenza del Tribunale costituzionale polacco stabilì il divieto pressoché totale di abortire, giudicando incostituzionale l’interruzione di gravidanza in caso di “gravi e irreversibili malformazioni fetali o malattie incurabili che minacciano la vita del feto”, circostanze che fino ad allora avevano riguardato il 90 per cento dei circa 1000 aborti legali all’anno.

Nel settembre 2021 è arrivato in parlamento un progetto di legge che considera l’aborto sempre e comunque alla stregua di un omicidio e prevede fino a 25 anni di carcere per le donne che abortiscono e per chi presta loro assistenza. Sempre in parlamento è all’esame di una commissione dall’aprile 2020 un progetto di legge che criminalizza l’educazione sessuale.

Sempre scorso settembre 2021 Izabela, una giovane donna incinta è morta di setticemia poichè i medici attenendosi alla legge in vigore, avevano atteso la morte del feto pur di non applicare l’aborto.

Questa morte, oltre a suscitare grande indignazione nella società civile polacca che era scesa nelle strade gridando lo slogan Nessuna mai più in solidarietà della giovane donna, è diventata anche un caso politico.

In una risoluzione adottata la scorsa settimana con 373 voti a favore, 124 contrari e 55 astensioni, i deputati hanno chiesto al governo polacco di garantire che non muoiano più donne in Polonia a causa di questa legge restrittiva ed hanno chiesto di revocare il divieto di aborto che mette a rischio la vita delle donne.

I deputati si rammaricano che, a causa di questa legislazione restrittiva, le donne debbano cercare aborti non sicuri, viaggiare all’estero per ottenere aborti o portare a termine la gravidanza contro la loro volontà, anche in caso di danno fetale fatale.

Il Parlamento ha invitato quindi gli Stati membri a cooperare in modo più efficace per facilitare l’accesso all’aborto, ad esempio garantendo alle donne polacche l’accesso a un aborto gratuito e sicuro in altri sistemi sanitari nazionali.

Marta Lempart che da anni sostiene le donne in Polonia, ci racconta inoltre che i deputati condannano l’ambiente sempre più ostile e violento per le donne che difendono i diritti umani in Polonia e chiedono alle autorità polacche di garantire il loro diritto di esprimersi pubblicamente senza timore di ripercussioni o minacce.

Condannano inoltre fermamente l’uso sproporzionato della violenza contro i manifestanti da parte delle forze dell’ordine e sollecitano le autorità polacche a garantire che coloro che attaccano i manifestanti siano ritenuti responsabili delle loro azioni.

Sottolineando che la sentenza sull’aborto è l’ennesimo esempio dell’acquisizione politica del potere giudiziario e del crollo sistemico dello stato di diritto in Polonia, i deputati chiedono al Consiglio di includere tale questione nella loro indagine sulla situazione dello stato di diritto in Polonia ampliando la portata delle sue udienze.

Nell’ultimo anno, Abortion Without Borders ha aiutato 34 000 donne polacche ad accedere all’aborto, che rappresenta solo una frazione del numero totale di donne polacche che necessitano di sostegno per accedere a questo servizio.

“Prossimamente – ci spiega Marta che dal 9 ottobre ha iniziato a ricevere minacce di morte e da allora è scortata dalla polizia ogni volta che interviene a una manifestazione – verranno presentati due progetti di legge che continuano a togliere diritti alle donne”.

Il prossimo 1 dicembre infatti il Sejm, che nell’ordinamento costituzionale polacco, è la camera bassa del Parlamento elaborerà due progetti di legge.

Il primo disegno di legge è la creazione dell’Istituto “Famiglia e Demografia”, che sarà guidato dal parlamentare fondamentalista di destra Bartłomiej Wróblewski, l’autore della mozione alla pseudo – Corte Costituzionale che ha portato all’attuale divieto di aborto.

La persona che dirige l’istituto potrà partecipare a tutti i procedimenti giudiziari e a qualsiasi procedimento amministrativo, agendo in qualità di pubblico ministero, ad esempio in un procedimento di divorzio, chiedendo che il divorzio non venga concesso.

Potrà inoltre intentare cause contro i genitori LGBT, chiedendo che siano privati ​​dei loro diritti genitoriali. Avrà accesso ai dati raccolti da qualsiasi entità in Polonia su ogni gravidanza, ogni aborto spontaneo, ogni donna in Polonia.

L’obiettivo dell’istituto è quello di aumentare il tasso di natalità della Polonia limitando il numero di divorzi e “creando un contesto sociale adeguato“.

Il secondo disegno di legge è un divieto totale dell’aborto, compresi i casi di stupro e di pericolo per la salute della donna – insieme alla reclusione per l’aborto e per qualsiasi assistenza nell’aborto.

Inoltre, il Ministero della Salute polacco si sta preparando a modificare le leggi sul sistema informativo sanitario in Polonia, prevedendo che tutte le gravidanze in Polonia vengano registrate. La scadenza per l’intervento al Ministero è il 6 dicembre.

Lo sciopero delle donne polacche (Strajk Kobietchiede) – conclude Marta – chiede a tutti gli organismi, organizzazioni e politici internazionali di sostenere la PWS (Polish’s Women Strike) nella nostra resistenza contro questo disastro dei diritti riproduttivi e in generale dei diritti umani.

Perchè questa è una guerra in piena regola contro tutte le donne in Polonia”.

https://www.articolo21.org/2021/11/izabela-prima-vittima-della-legge-anti-aborto-in-polonia/


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