Il Papa e la pandemia: tra ascolto e riflessione

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Stanchi delle volgari risse verbali da talk show, o anche delle prolissità assembleari, a volte si rischia di essere scettici o di sottovalutare incontri che poi si rivelano illuminanti e favoriscono l’ascolto e la riflessione. E’ accaduto martedì 9 febbraio per iniziativa di Articolo 21 e dell’Unione della Stampa Cattolica. Partendo dal bel libro di Marco Politi “Francesco, la peste, la rinascita” si sono confrontati, in videoconferenza, Vania De Luca, presidente dell’UCSI, padre Antonio Spadaro, direttore de ‘La civiltà cattolica’, il professor Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali con il perfetto coordinamento di Roberto Natale. (Diciamo qui, subito, che chi volesse potrebbe riascoltare tutto il dibattito grazie alla registrazione che è stata curata da Radio Radicale).

“Dopo la pandemia, il mondo non sarà più uguale a prima: o saremo migliori o peggiori”: questa la riflessione guida su cui, sviluppando tanti diversi interventi di Papa Francesco e le sue parole profetiche, si sono alternati i relatori, ai quali si sono poi aggiunti padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, e il presidente della FNSI Beppe Giulietti.
L’uomo, la sua economia, l’ambiente in cui vive: o si sottraggono gli elementi essenziali della vita agli egoismi di pochi o davvero dopo la pandemia si uscirà peggiori. L’umanità, dunque, a cui Papa Francesco sta rivolgendo grande attenzione, senza preclusioni di appartenenze religiose, culturali o etniche. L’unico nemico da combattere è l’indifferenza, proprio come per primo denunciò Antonio Gramsci, ha ricordato Giulietti. Ecco perché non ci si può più nascondere dietro l’alibi che non ci si impegna perché una politica vale l’altra. E’ esattamente il contrario. Il disinteresse per il pianeta, per l’umanità, per scelte solidali favorisce soltanto gli arricchimenti di quelle poche migliaia di persone che nel mondo hanno il possesso del 70 per cento dei beni complessivi. Da qui quello che si può definire il processo di grande umanizzazione della religione che non guarda più solo in verticale, verso l’Alto, ma anche e molto in orizzontale verso tutti gli altri noi: ‘Fratelli Tutti’, come ha scritto Papa Francesco nella sua straordinaria enciclica.
Una spiritualità rivolta a tutti, a credenti e non credenti, perché si determini una grande alleanza nel nome di una rinascita collettiva, senza distinzioni di appartenenze.
Un progetto che con grande efficacia padre Enzo Fortunato ha sintetizzato in una espressione: “Questa è la Chiesa che dice sì all’uomo”.

Parole e riflessioni di grande spessore che si sono concentrate in un’ora e quarantacinque minuti, ma da cui le tante persone (circa un centinaio) che sono rimaste all’ascolto sono uscite arricchite e con una gran voglia di ritrovare energia e determinazione per un nuovo impegno comune, anche nel valutare i progetti che saranno messi in campo dalle forze politiche e dalle istituzioni, a partire proprio dal nuovo governo che sta per insediarsi in Italia.

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