Da Conte a Draghi, un passaggio di consegne tra equilibrismi e speranze

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Tra i momenti più significativi e intensi della fine del governo Conte e l’inizio dell’era Draghi, l’uscita in grande stile da Palazzo Chigi dell’ex primo ministro, tra gli applausi di tutto il  personale, resterà l’immagine più emozionate.
Per dirla con le parole di Rocco Casalino, che del successo del premier che per quasi 1000 giorni ha guidato la presidenza del Consiglio è stato il principale artefice, l’applauso che il Palazzo gli ha tributato è stato sentito, lungo, senza precedenti “perché Conte è una persona vera e leale e tutti glielo riconoscono, dal primo dei funzionari ai poliziotti, dai commessi ai segretari”
Nel bene e nel male Giuseppe Conte é stato il ‘presidente di tutti’ raggiungendo un consenso oltre ogni aspettativa.
La sfida di Mario Draghi inizia da qui.
L’ex presidente della Bce ha costruito la squadra di governo con equilibrio politico, da manuale Cencelli, segnando una evidente differenza con il precedente ‘governo tecnico’ di Mario Monti.
Ed è facile capire come, è perché, questo sia avvenuto: Draghi per tenere in piedi un’amalgama eterogenea e vulnerabile ha di fatto costruito un “doppio governo”: il primo che si occuperà del Recovery plan (la componente tecnica); il secondo, politico, del resto.
Difficile dire ora se questo schema funzionerà, ma il frangente storico è quello che è. Diverso da un anno fa e irripetibile.
La strada del nuovo governo sarà lastricata di incognite, a cominciare dall’aumento esponenziale di contagi Covid della variante inglese, e segnata da equilibrismi indispensabili per tenere insieme un governo che segua fino in fondo il mandato chiarissimo del presidente della Repubblica.
Sulla composizione dell’esecutivo è d’obbligo una riflessione più critica. A cominciare dalla presenza femminile.
I numeri ci dicono che le donne sono solo un terzo della compagine di governo. Elemento alquanto sconcertante è che la sinistra non abbia saputo, o voluto, garantirne una rappresentanza.
Ancor più inquietante è l’istituzione di un ministero per i disabili che rischia di rappresentare una sorta di ghetto.
Il governo Draghi resta comunque in questo momento storico la migliore, o l’unica, sintesi possibile tra competenza tecnica, credibilità internazionale e coinvolgimento delle parti politiche.
Certo, l’immagine al tavolo del consiglio dei ministri di Brunetta e Di Maio, di Giorgetti e Speranza, gli uni accanto agli altri, non è il massimo della coerenza, ma bisogna evitare di guardare all’esecutivo Draghi come a un ‘inciucio’ bensì come un governo di unità nazionale in un momento di crisi eccezionale.
Un bel minestrone, certo. Ma possiamo solo augurarci che Draghi sia in grado di gettare basi solide che garantiscano una visione per il futuro e permettano di affrontare al meglio il dopo pandemia, il nuovo rinascimento di cui le donne siano forza motrice, non le seconde file come qualcuno ancora oggi, nel terzo millennio, continua a considerarle.
Infine, c’è da sperare che dopo essere stati seduti allo stesso tavolo per cercare di risollevare e mandare avanti il Paese, le forze politiche contrapposte non possano più demonizzarsi a vicenda, tentando di delegittimarsi l’un l’altra.
L’augurio migliore, per tutti noi, é dunque che la prima pandemia dell’epoca post moderna sia l’occasione per resettare vecchi schemi politici, basati su populismo e sovranismo, e garantire in futuro una politica migliore al nostro Paese.

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