Libera presenta la fotografia del Veneto sull’impatto di mafie e corruzione sulla pandemia

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Dall’inizio della pandemia secondo ANAC, sono stati messi a bando per affrontare la crisi sanitaria COVID-19 oltre 885 milioni di euro ma le stazioni appaltanti hanno comunicato soltanto importi aggiudicati per 171 milioni di euro. Significa che per oltre il 80% non si sa nulla. Aumentano +67% il numero delle interdittive, 4275 le segnalazioni di operazioni sospette dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia della Banca d’Italia. Per 83% degli intervistati del Nord Est ‘la corruzione in politica è lo specchio della società italiana’.
Il 78% ritengono che con ‘l’emergenza Covid-19 la corruzione in Italia si sta diffondendo ancora di più’, mentre per il 65% degli intervistati ritengono che sia la mafia ad aumentare il suo potere in seguito all’emergenza Covid.
Indagine Libera e Demos sulla  sulla percezione delle mafie e della corruzione, anche alla luce dell’emergere della pandemia
Nel Veneto il  numero di interdittive antimafia che nei primi nove mesi dell’anno sono aumentate del 67 per cento rispetto lo stesso periodo del 2019. Dall’inizio della pandemia al 17 novembre , secondo i dati presenti sull’ampiezza sito dell’ANAC,  sono stati messi a bando per affrontare la crisi sanitaria COVID-19  oltre 885 milioni di euro. Sono soldi spesi per l’acquisto  di servizi e forniture, dalle mascherine ai banchi di scuola, attraverso procedure straordinarie. Gli stessi dati Anac ci informano però che a fronte di questi 885milioni di euro , le stazioni appaltanti hanno comunicato soltanto importi aggiudicati per 171 milioni di euro. Significa che per oltre 80%  non si sa nulla. Non si sa cioè se siano stati erogati o meno, in che forme, per farci che cosa. In poche parole, non se ne ha traccia, nonostante la normativa relativa alla trasparenza amministrativa e  affidi alla cittadinanza la responsabilità del “controllo diffuso”. Controllo e compartecipazione che, senza dati, risulta impossibile. Nel primo semestre del 2020 l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia della Banca d’Italia (UIF) ha ricevuto 4275 segnalazioni di operazioni sospette, le cosiddette “Sos”, che sono spesso l’anticamera a contestazioni più gravi in sede penale, in aumento (+2,4 per cento) rispetto a quelle pervenute nel periodo corrispondente dell’anno precedente. Sono alcuni dati presentati da Libera per il Veneto e presenti nei recenti dossier dell’associazione sull’impatto della criminalità organizzata e corruzione sulla pandemia.

Nei dossier sono stati presentati i risultati di un’ indagine di Libera e Demos condotta nel novembre 2020 sulla percezione delle mafie e della corruzione, anche alla luce dell’emergere della pandemia su un campione di 995 persone. Per 83% degli intervistati del Nord Est ‘la corruzione in politica è lo specchio della società italiana’.  Solo il 17% ritiene che la corruzione non sia lo specchio della società, con ciò ritenendo tali pratiche espressione di una minoranza di politici ed esponenti della classe dirigente inclini alla corruzione, in quanto slegati dai valori sociali prevalenti nella popolazione. Il 78% degli intervistati del Nord Est ritengono che con ‘l’emergenza Covid-19 la corruzione in Italia si sta diffondendo ancora di più’, mentre per il 65% degli intervistati ritengono che sia la mafia ad aumentare il suo potere in seguito all’emergenza Covid. Agli intervistati è stato richiesto un giudizio inerente ‘il Governo nella lotta alla corruzione’.Polarizzando le opinioni, possiamo fornire un dato aggregato tra coloro che hanno dato un giudizio tra 1 e 5 (dunque negativo) e coloro che hanno dato un giudizio tra 6 e 10 (dunque positivo).  Tra 1 e 5 si colloca il 57% dei partecipanti,Tra 6 e 10, ovvero con un giudizio sostanzialmente positivo (o quantomeno sufficiente) invece troviamo il 41%. Interessante notare che la stessa domanda, posta 5 anni prima (Governo Renzi) vedeva una sommatoria dei giudizi tra 6 e 10 pari al 32%, dunque 9 punti percentuali in meno rispetto al risultato attuale. Incuriosisce il rilevante divario territoriale: infatti il Nord Est si ferma al 22%, dimostrando poco favore verso l’azione dell’esecutivo in campo di lotta alla corruzione, mentre il sud e le isole arrivano al 47% . Un’altra domanda del sondaggio Demos – Libera chiedeva agli intervistati di localizzare dove fosse maggiormente diffusa la corruzione, tra nove possibili attività, scegliendo tra ‘molto diffusa’ e ‘riguarda solo casi isolati’. In questo caso la prevalenza delle grandi opere è netta e arriva all’84% degli intervistati del Nord Est mentre per il 74% invece maggiormente diffusa per ottenere licenze e concessioni. L’ultima domanda è quella che sottolinea la correlazione tra pratiche di corruzione e efficienza sanitaria nel fronteggiare l’emergenza del Coronavirus.

È la zona del Nord Est quella nella quale si ritiene che vi sia minore correlazione tra corruzione e efficienza sanitaria nella gestione dell’emergenza: qui è il 18% afferma che il legame sia ‘poco’ significativo, a fronte di una media nazionale del 14.
Per avere un’idea della complessità del sistema sanitario veneto partendo dai numeri, si consideri che assorbe un bilancio di cinque miliardi di euro, ai quali si aggiunge un indotto stimato di altri cinque miliardi. Per quanto riguarda le risorse umane, il sistema interessa circa settantamila addetti, per un bacino di utenza rappresentato da una popolazione di cinque milioni di persone.
Questo sistema complesso, costituito da un insieme di variabili così importanti, richiede un processo di pianificazione che stabilisca gli obiettivi, gli strumenti e le azioni da attuare nel medio-lungo periodo. Da attuare con trasparenza e vigilanza, anche per i grandi rischi di opacità e di manipolazioni demagogiche e corruttive che vi vengono attratte.   L’urgenza di trasparenza è quanto mai necessaria, in un momento di grande crisi, che vede anche nell’esternalizzazione della salute la perdita di competenze e l’aumento delle tariffe, attraendo inevitabilmente gli interessi delle multinazionali del farmaco che tendono ad imporre un regime di monopolio. Per speculatori ed organizzazioni criminali le crisi rappresentano opportunità. L’estesa liquidità gestita dalla criminalità organizzata costituisce un reale pericolo di inquinamento dell’economia.

In questo momento di fragilità, di disorientamento e di sofferenza, è necessario rinnovare l’impegno e la responsabilità, interrogarsi su nuovi modi di abitare la realtà e prendersi cura del pianeta, invertendo il processo di polarizzazione e di crescita delle disuguaglianze. Nostro dovere è il monitoraggio civico, ma siamo anche convinti della necessità di nuovi paradigmi, per primo di interpretare la sanità come un irrinunciabile investimento sociale da sostenere, non un costo da sopportare al di là degli spazi di democrazia e di partecipazione.

* presidente del comitato regionale veneto di Libera