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Cultura e benessere psicosociale in tempi di Covid19. Bolzano non chiude i teatri

 

Il decreto del presidente della provincia di Bolzano Arno Kompatscher ha recepito quello del presidente del Consiglio Giuseppe Conte (in vigore da oggi 26 ottobre) ma con dei distinguo rispetto le nuove restrizioni avvalendosi dell’autonomia prevista come Provincia Autonoma di Bolzano. Tra le differenze si segnala anche quella relativa al settore dello spettacolo (nel resto d’Italia da oggi tutti i teatri, cinema e sale da concerto restano chiusi): «Al divieto generalizzato di organizzare eventi e manifestazioni pubbliche, fanno eccezione i cinema, nonché gli spettacoli e le manifestazioni che si svolgono all’interno di teatri sale da concerto, dove saranno ammesse al massimo 200 persone e non sarà comunque possibile distribuire cibi e bevande. Per le zone maggiormente problematiche potranno essere adottate misure anche più stringenti. Comportandoci in maniera responsabile possiamo tenere la situazione sotto controllo dal punto di vista sanitario, evitare misure ancora più drastiche e tornare in tempi più rapidi ad una vita il più possibile normale».

In data 25 ottobre nella provincia di Bolzano sono stati registrati 399 nuovi casi positivi (che non significa clinicamente essere malati ), mentre sono 11 i pazienti affetti da Covid -19 ricoverati nelle terapie intensive, 116 nei reparti di degenza (l’Alto Adige conta 533. 373 abitanti). Il Teatro Stabile di Bolzano, il Teatro Cristallo (sul suo profilo di Instragram scrive: “Ringraziamo la Provincia di Bolzano per aver tenuto aperto i teatri che sono luoghi sicuri e rispettano tutte le norme di sicurezza. #veniteateatroinsicurezza”). Il Teatro Puccini di Merano, oltre a tutti gli altri teatri provinciali, possono proseguire le attività artistiche programmate nel rispetto dei protocolli sanitari stabiliti. Tra questi c’è anche il Teatro La Ribalta di Bolzano che va in scena dal 27 al 31 ottobre allo spazio KIMM di Merano, con lo spettacolo “Un Peep Show per Cenerentola” di Paola Guerra Antonio Viganò che cura anche la regia. La scrittura coreografica è di Michela Lucenti, la scenografia (permette il distanziamento fisico tra spettatori e attori/attrici, disegnata da Roberto Banci, composta da 14 cabine singole in cui ogni spettatore si trova seduto da solo). I costumi di Elena Beccaro. Gli interpreti: Paolo Grossi Jason De Majo, Maria Magdolna Johannes, Mirenia Lonardi; Stefania Mazzilli Muratori, Sara Menestrina, Michael Untertrifaller, Rocco Ventura.

La dottoressa Maria Grazia De Donatis è una psicoanalista e sul suo blog ha pubblicato un appello rivolto al presidente Conte: «Le Arti in Italia, stanno attraversando un periodo di grande difficoltà e non solo per il Covid ma anche perché altre realtà come la televisione on demand e altri svaghi hanno sostituito di gran lunga il cinema ma soprattutto il teatro. Eravamo solo in 40 in sala, per un teatro da 300 posti (Teatro di Rifredi di Firenze: in scena lo spettacolo Tebas Land di Sergio Blanco, regia di Angelo Savelli, ndr), al mio fianco da entrambi i lati, nessuno. Ho fatto una fila ordinata, il pubblico dei teatri ha ancora un certo stile, sì stile, perché il teatro è uno stile di vita non una moda e come sa, le mode cambiano, lo stile rimane. Non era necessario chiudere i teatri Signor Presidente, prendendo tutte le misure antiCovid, perché se vogliamo essere in salute e fare prevenzione, allora dobbiamo nutrire anche l’anima e l’anima e il corpo, sono congiunti, basta con queste schizofrenie sulla salute: anima, mente e corpo sono un unico organismo vivente. Riapra i teatri Presidente, non presti il fianco alle case farmaceutiche che distribuiscono antidepressivi e ansiolitici, cresciute a dismisura con il Covid, le malattie crescono quando la gente è spaventata e fragile».

I disturbi psicologici stanno aumentando a dismisura nella popolazione e i terapeuti denunciano la gravità del problema. Anche in Alto Adige gli ambulatori dove lavorano gli psicoterapeuti e i servizi di cura e igiene mentale, denunciano il disagio che sta colpendo molte persone: sofferenza psichica per le restrizioni in corso dal mese di marzo scorso, il lockdown ha procurato disturbi di personalità; la fatica nei rapporti sociali e relazionali causate dalla non frequentazione di luoghi di aggregazione sociale. Il lavoro in smart working richiede un isolamento e le nuove restrizioni preoccupano i servizi sanitari deputati e gli psicoterapeuti segnalano il rischio dell’aggravamento dei sintomi che possono sfociare ulteriori forme di ribellione sociale. Intervistato da Pietro del Soldà, in diretta radiofonica durante il programma “Tutta la città ne parla”, su Rai Radio 3, David Lazzari presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha spiegato cosa sta accadendo nella popolazione italiana: «Nei primi mesi della pandemia la sensazione era quello di provare ansia e paura per un virus sconosciuto e pericoloso.

Adesso l’atteggiamento prevalente è quello della rabbia e della depressione. È importante in psicologia tenere conto del rapporto tra clima sociale e benessere psicologico. La vita non è fatta solo di economia ma è anche composta da un clima complessivo dove è importante la cooperazione sociale e va recuperato il senso di affidabilità verso le istituzioni. A livello sociale vanno incrementate le risorse per implementare le resilienze sulla popolazione. Il governo non le sta attuando. Alle nostre richieste come Ordine degli Psicologi per fornire sostegno pubblico con proposte di utilizzare i grandi contenitori sociali (scuola, welfare, lavoro), non abbiamo ottenuto risposte e non sono stati attivati progetti per l’ascolto. Ora il clima psicologico è peggiorato e le persone sono stanche. Non è una vera e propria malattia ancora ma il disagio sta colpendo il 51 per cento della popolazione che subisce forti sintomi da stress».

Alla domanda del conduttore Pietro del Soldà sulla correlazione tra la pandemia e quanto accaduto in questi giorni a Napoli e Roma, il professor Lazzari ha risposto che «esistono in letteratura scientifica studi sulle pandemie e conflitti/tumulti e da questi si evince come vi siano delle costanti correlazioni. Le istituzioni hanno il compito di trasmettere messaggi autorevoli e rassicurare la popolazione. La capacità della politica è quella di fornirsi di un pensiero nuovo e di una narrazione nuova perché in una società che crea malessere, la pandemia ha accelerato questo problema».

Luisa Schiratti è co-direttore del CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia e sulla sua pagina social in Facebook ha scritto: «Chiudere teatri e cinema è ingiusto, non servirà a migliorare la situazione sanitaria e toglierà ai cittadini la possibilità di respirare pensiero, di sentire vicinanza, di condividere emozioni, di essere un luogo di riferimento, un presidio di fiducia e ragione contro lo smarrimento che ci assale. Nel teatro dove lavoro non ci siamo sottratti un giorno dal progettare e proporre cultura per i cittadini, assolvendo la nostra missione culturale, prima dalla rete, poi portando il teatro in città mentre i teatri restavano ancora chiusi, durante l’estate, coinvolgendo gli artisti e il pubblico, cercando di riportarci verso un’esperienza ben diversa da quella che avevamo appena vissuto. L’esperienza culturale. Sono stati mesi speciali.

Emozionanti e pieni di senso. E ora stavamo iniziando a rientrare nei tre teatri che abbiamo in gestione con particolari spettacoli e dispositivi pensati per questi tempi e con grande attenzione e rispetto scrupoloso dei protocolli (misurazioni della temperatura, tracciamento di tutti gli spettatori, distanziamento in sala, uso delle mascherine), con un progetto speciale lungo un anno in cui speravamo di poter dare il nostro contributo alla rifioritura della nostra città e società ferita dalla pandemia. Non sarà così e rispetterò responsabilmente ciò che e’ stato deciso, con la fiducia nelle tutele prospettate per il lavoro soprattutto degli artisti e delle maestranze tutte della cultura che saranno di nuovo in seria difficoltà».

Franco Locatelli, direttore del dipartimento di onco-ematologia e terapia cellulare e genica all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e professore ordinario di pediatria all’Università La Sapienza, è uno dei componenti del Comitato tecnico scientifico e presidente del Consiglio Superiore di sanità, in un’intervista al Corriere della Sera: «(…) non siamo vicini alla perdita di controllo. C’è stata una marcata accelerazione di casi. Però l’impatto in termini di ricoveri nelle terapie intensive e di numeri di persone che perdono la vita non è certamente paragonabile a quello osservato nei mesi di marzo-aprile. Evitiamo, quindi, di farci prendere dal panico. Non dimentichiamo che solo un terzo dei soggetti infettati ha sintomatologia, in larga parte di limitata severità». Locatelli aggiunge anche come sia «il contesto di trasmissione principale in Italia rimane quello familiare/domiciliare, poi quelli sanitario-assistenziale e lavorativo. Sebbene si siano registrati casi in aumento dalla loro riapertura, le scuole non sono tra i principali responsabili. La scuola e l’attività didattica frontale devono restare prioritariamente attive, semmai considerando d’implementare una quota di didattica a distanza per le superiori, anche per alleggerire il carico sul trasporto».

E il teatro in generale resta ancora un luogo sicuro e a dirlo è anche Valeria Cavalli direttrice artistica di MTM (Manifatture Teatrali Milanesi), intervistata da www.tpi.it : «È l’inferno del caos. Noi teatranti siamo molto disciplinati. Ci dipingono come bohémiennes che si svegliano alle 4 del pomeriggio, ma il lavoro del teatro è estremamente disciplinato. Vuol dire fare planning, fare molte prove per andare in scena. Lo siamo stati ancor più in questo momento di emergenza: abbiamo speso un sacco per ridurre i posti, per i plexiglas nelle biglietterie, per i termometri, per la tracciabilità, per fare sanificazioni, per separare anche i ‘congiunti’. Abbiamo accettato i numeri chiusi, ma ora abbiamo una sala, il Leonardo, che è proprio chiusa completamente, il Litta che è ridotto a 100 posto e La Cavallerizza, che con 60 posti, è inutilizzabile. Ci siamo adattati all’emergenza e da un giorno all’altro ci dicono: si chiude. Non capiamo più niente : è l’inferno del caos (ispirandosi ad una poesia di Wislawa Szymborska) che diceva: “Preferisco l’inferno del caos all’inferno dell’ordine” ».

In Provincia di Bolzano (per ora) le norme prevedono, al contrario, un controllo disciplinato e rigoroso per permettere il lavoro artistico e la possibilità di assistere in numero contingentato agli spettacoli.

in copertina il Teatro Comunale di Bolzano

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