Due morti in 36 ore, un giovane malmenato: l’inferno dei braccianti pontini coperto da indifferenza e ritardi

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Muoiono come mosche ormai e nessuno si scandalizza più di tanto. Due braccianti indiani deceduti nel giro di 36 ore tra Terracina e il Circeo e la notizia non ha fatto nemmeno il giro dei siti web. La normalità sta pian piano avvolgendo quella che sembrava l’inaccettabile condizione di lavoro di oltre ventimila persone che operano in agricoltura nella provincia di Latina. Un ragazzo di 26 anni è stato trovato cadavere all’interno di un’azienda a San Vito, la striscia verde che scivola sotto il promontorio del Circeo e  produce ortaggi per mezza Europa. Il corpo era a terra, probabilmente a causa di una caduta dall’alto, forse dal tetto, insomma un infortunio sul lavoro dall’esito mortale. Nelle stesse ore la famiglia di un altro bracciante indiano di 46 anni, sparito da un giorno, ha battuto palmo a palmo la zona del canale Linea, dove sapevano sarebbe passato per tornare a casa in bicicletta, dopo il lavoro. Alla fine lo hanno trovato, annegato in un canale e con lesioni multiple alla testa. Anche questo un altro caso da archiviare in fretta su cui, invece, indaga la Procura di Latina. Si aspetta l’esito di entrambe le autopsie. Due storie finite per sempre in tragedia e che potrebbero restare senza giustizia, dopo essere state già figlie della mancanza ormai innegabile di controlli decenti.
E proprio mentre vanno avanti le indagini sui due braccianti morti, un’altra vicenda drammatica viene raccontata dal sindacato, dalla Uila Uil, che ha raccolto la denuncia di un giovane operaio agricolo di origini indiane che a Campoverde (una frazione di Aprilia, sempre in provincia di Latina) è stato stato malmenato dal titolare dell’azienda, il quale ha reagito in maniera violenta e inconsulta alla richiesta del ragazzo di essere pagato per il lavoro svolto. In conseguenza delle percosse subite la vittima è stata curata presso l’ospedale della città e avvierà una causa di risarcimento con l’aiuto degli avvocati del sindacato, eppure nonostante i verbali del pronto soccorso non c’è stato ancora alcun intervento degli organi ispettivi locali. “Una normale controversia di lavoro, – dice il segretario della Uila, Giorgio Carra – in assenza di altra possibilità per addivenire a una soluzione in tempi ragionevoli, si risolve con una reazione violenta da parte di un inqualificabile datore di lavoro, non degna di un territorio che continuiamo a considerare civile”.
E’ il segno che la misura è colma e che forse questa fase post Covid ha riportato l’agricoltura pontina indietro di quattro anni, al tempo in cui ancora non esisteva la legge sul caporalato, scritta anche per lo sciopero di migliaia di braccianti indiani attuato a Latina per la prima volta ad aprile del 2016, quando i casi di maltrattamenti e persino di riduzione in schiavitù erano diventati troppi e troppo evidenti. Per la Cgil sono gravissimi “il mancato rispetto delle normative a tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori e il disinteresse che troppi imprenditori palesano verso la sicurezza nei propri impianti produttivi”. Oggi pomeriggio sotto la Prefettura di Latina la protesta organizzata dalla Camera del Lavoro della Cgil “per sollecitare le Istituzioni ed incentivare con determinazione l’intervento degli organismi ispettivi nelle campagne e nei siti produttivi della provincia pontina”.

“Come testimoniano i recenti dati Inail,  – sottolinea  la Cgil – gli infortuni nel complesso sono calati (anche grazie al lock down) ma si registra un aumento degli infortuni mortali del 19%. Questo significa che esiste una giusta attenzione per le misure anti Covid-19, ma una grave sottovalutazione dei rischi ordinari che stanno portando ad aumentare considerevolmente gli infortuni mortali. Avevamo denunciato questo stato di cose e qualcuno sul territorio pontino aveva parlato di macchinazioni giornalistiche, accusando chi rileva tali situazioni di voler infangare il buon nome delle imprese del territorio. La verità è che a pagare sono i lavoratori che escono di casa e perdono la vita lavorando, una strage inaccettabile a cui è doveroso porre fine con tutti i mezzi a disposizione”.

In provincia di Latina operano oltre 5.000 aziende e lavorano circa 20mila braccianti, 2/3 dei quali di nazionalità straniera.