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Quelle domande ineludibili su Padre Paolo Dall’Oglio. Le richieste “urgenti” nella conferenza stampa presso la Fnsi

 

Conferenza stampa con la sorella di padre Paolo Dall’Oglio nella sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Con il presidente Giuseppe Giulietti e il segretario Raffaele Lorusso c’erano il prefetto della Comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini, il presidente della Fondazione Ratzinger, padre Federico Lombardi, il direttore dell’Osservatore Romano, Andrea Monda, il presidente del Centro Astalli, padre Camillo Ripamonti, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, il professor Augusto D’Angelo, della Comunità di Sant’Egidio, la portavoce di Articolo21 Elisa Marincola, il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, l’imam Nader Akkad, la giornalista italo siriana Asmae Dachan e il fondatore dell’associazione giornalisti amici di padre Dall’Oglio, Riccardo Cristiano che ha coordinato l’incontro.
I vari interventi hanno messo in luce le qualità comunicative, spirituali, culturali e umane della testimonianza quarantennale di Dall’Oglio per il vivere insieme. Ricercare la verità su lui vuol dire ricercare la verità sulla Siria e quindi contribuire alla pace. Per questo L’associazione dei giornalisti amici di padre Dall’Oglio d’intesa con la Fnsi ha posto alcune domande urgenti partendo da quanto appurato dal collega del Tg1 Amedeo Ricucci, che ha spezzato una ridda di voci tutte opinabili, facendo emergere un nome certo. Gli amici di Paolo che lo accompagnarono alla sede dell’Isis il 29 luglio 2013 non vedendolo tornare dopo diverse ore non aspettarono tre giorni come lui aveva detto di fare. Bensí tornarono, pieni di paura, alla sede dell’Isis, bussarono, chiesero dell’emiro.

Non incontrarono Abu Luqman, non c’era. Ma videro Abdul Rahman Faysal Abu Faysal, il secondo in grado, al tempo responsabile per l’Isis dei quartieri orientali. Armato, con giubbotto esplosivo e mitra, quest’uomo gli disse che nessun straniero era entrato lì quel giorno. Loro insistettero, visto che lo avevano accompagnato lì. Ma lui giurò e questo chiuse la discussione. Costui oggi vive a Raqqa, si trova a casa da anni, sotto il controllo delle autorità curde. E’ un testimone che si dovrebbe ascoltare, il cui nome e indirizzo sono noti da anni. Le autorità italiane hanno avuto modo di interrogarlo?

Ma c’è un’altra richiesta urgente che è stata avanzata. Non molto tempo fa sono state trovate nei dintorni di Raqqa alcune fosse comuni dove l’Isis ha gettato i corpi di tanti sue vittime. Sarebbe importante per noi, per i siriani e per sconfiggere davvero l’Isis che si finanziasse un progetto teso a identificare quei corpi. Non solo per scoprire se tra di loro vi sia, come potrebbe essere , Paolo Dall’Oglio. Ma anche perché se non si facesse questo difficilmente si potrebbero dormire sonni tranquilli pensando a così tante famiglie che non avrebbero la minima ricompensa dovuta al loro dolore. Non è un loro diritto e un nostro dovere appurare l’identità di tutte quelle vittime? Le voci su Paolo, cittadino italiano, continueranno una storia che non conosce il suo esito, ma se si ricostruisse con il DNA l’identità di quei corpi faremmo comunque un grande passo in avanti anche per quanto riguarda la scoperta del suo vero destino, sia nel caso che sia lì sia in quello che non ci sia.

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