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Egitto, rapita in pieno giorno Sanaa Seif, sorella del blogger e attivista Alaa Abdelfattah

 

Sanaa Seif è una giovane egiziana coraggiosa, impegnata nella difesa dei diritti umani, come suo fratello Alaa Abdelfattah, attivista e prigioniero di coscienza egiziano. Oggi è stata rapita in pieno giorno al Cairo da persone in borghese scese da un minibus mentre era con la sorella Mona e la loro madre, Laila Souef, fuori dagli uffici della procura.

Erano da poco passate le 14 quando Sanaa è stata prelevata da un gruppo di persone scese da un minibus mentre con sua sorella Mona Seif e sua madre Laila Souef erano davanti al cancello del quartier generale del Procuratore della Repubblica egiziana a El Rehab, nel Nuovo Cairo.
“Si tratta dell’ennesimo atto di rappresaglia contro la famiglia del blogger, ieri mentre erano fuori dalla prigione di Tora, sono state aggredite da un gruppo di donne che operano subito per conto del Ministero degli Interni. Hanno subito denunciato quanto avvenuto e sono andate personalmente dal procuratore per mostrare i lividi che gli avevano procurato durante l’aggressione” denuncia Mohamed Lofty, direttore della Commissione egiziana per la libertà e i diritti.

Da settimane Laiila e le sue figlie trascorrono le giornate sedute davanti al penitenziario in attesa di ricevere una lettera da Alaa,che non vedono  dall’inizio dl marzo a causa di un divieto di visite in carcere applicato dal Ministero dell’Interno (presumibilmente per impedire la diffusione del coronavirus nelle carceri).
La famiglia di Abdelfattah ha ricevuto la sua ultima lettera tre settimane fa, che gli è stata consegnata
solo dopo un’analoga pressione da parte di sua madre e delle sue sorelle  rimaste diversi giorni davanti alla prigione di Tora.

“Il rapimento di fronte all’ufficio del Pubblico Ministero è uno sviluppo pericoloso – sottolinea Lofty – E’ ormai evidente che i servizi di sicurezza godono della completa immunità e le persone che agiscono per loro conto altrettante.  Per questo riteniamo urgente un’azione forte per chiedere al governo la liberazione di Sanaa, un’indagine  approfondito e imparziale sull’aggressione di ieri e il rapimento di oggi, la ripresa delle comunicazioni tra la famiglia e Alaa  e la sua scarcerazione in quanto detenuto arbitrariamente dalla fine di settembre 2019”.
Protagonista della rivolta del 2011, Alaa Abdel Fattah ha subito torture mentre era in custodia della polizia.

Dopo il suo arresto, avvenuto il 29 settembre durante l’ultimo giro di vite delle autorità contro le proteste, Fattah è stato trasferito nella famigerata prigione di massima sicurezza Tora 2 (nota come “Lo scorpione 2”), dove le condizioni detentive sono aberranti e decine di prigionieri hanno intrapreso scioperi della fame.

Gli agenti di polizia lo hanno bendato, denudato, preso ripetutamente a calci e pugni e sottoposto a insulti e minacce.

Un agente ha detto ad Alaa Abdel Fattah che “la prigione [è] il posto per persone come te”, un altro ha minacciato ulteriori torture se avesse denunciato quelle cui era stato sottoposto.

Arrestato con Alaa Abdel Fattah e trasferito con lui nella stessa prigione, l’avvocato Mohammed el-Baqer è stato a sua volta bendato, denudato e insultato. Da nove giorni gli è impedito di fare la doccia e di comprare acqua potabile e cibo allo spaccio della prigione.

Alaa Abdel Fattah aveva già scontato un’ingiusta condanna a cinque anni per aver preso parte, nel 2013, a una protesta pacifica. Al momento dell’arresto era sottoposto alla misura cautelare della permanenza notturna di 12 ore per cinque anni nella stazione di polizia di Dokki, al Cairo. Ciò nonostante è stato accusato di “appartenenza a un gruppo illegale” e “diffusione di notizie false”.
Questo è l’Egitto di Al Sisi, a cui vendiamo navi militari e armi. Un Paese che continua a negare verità e giustizia per Giulio Regeni, che detiene un innocente come Patrick Zaki e continua a perseguitare attivisti, giornalisti e oppositori sgraditi al regime.

 

 

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