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Lo stile-Mura inimitabile

 

E’ scomparso Gianni Mura, maestro di tanti giornalisti sportivi e non solo. Allievo di Gianni Brera, dal quale ereditò il ruolo di prima firma nelle pagine sportive di Repubblica e la storica macchina da scrivere, è stato uno dei giornalisti di punta del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Ha scritto pagine memorabili sul Tour del France, sui Mondiali e gli Europei di calcio e sulle Olimpiadi. Fu invitato a scrivere su Repubblica dal primo vero capo dello sport, Mario Sconcerti. Le sue rubriche più celebri erano “Sette giorni di cattivi pensieri”, il commento al campionato e l’intervista al campionato, nella quale faceva finta di intervistare una palla di lardo, anzichè la sfera di cuoio. Una parodia sagace e brillante.  Era amante della buona cucina, preferiva quella povera, a base di
maiale. E’ stato uno dei più qualificati esperti di vini in Italia e curava con la moglie la rubrica dei ristoranti sul Venerdì. Come il suo maestro Brera, è stato capostipite di uno stile giornalistico moderno e innovativo. Avrà seguito mille partite e arrivava allo stadio sempre molto presto. «Apriva i cancelli», dicevano con rispetto i suoi colleghi. Ingannava la lunga attesa con interminabili partite a scopetta o a briscola. Era famoso perché la domenica dopo le partite andava nei locali preferiti e la cena si concludeva all’alba con sfide a carte o di mnemonica, facendo a gara con colleghi selezionati nel citare calciatori, cantanti e politici. I suoi compagni di viaggio preferiti erano Ludovico Maradei, Roberto Beccantini (che apriva gli stadi con lui…), Gianfranco Teotino, Giuseppe Pistilli, Alberto Marchesi e Alfonso Fumarola. Nel mezzo della sua carriera a Repubblica, con Fabrizio Bocca capo dello sport, si inventò un’altra rubrica di successo, i cento nomi dell’anno, divisa in tre puntate. I più grandi personaggi, non solo del calcio, avrebbero fatto carte false per finire nel lungo elenco.  Agli amici ristoratori suggeriva la lista dei vini, o addirittura la correggeva. Tra i personaggi del mondo del calcio uno dei suoi grandi amici è stato Giovanni Galeone, con il quale ha condiviso i piaceri della tavola e la passione per le carte o per gli anagrammi. La televisione non è mai stata la sua passione, ha fatto qualche comparsata, quasi controvoglia. Ha scritto diversi romanzi, ha cominciato tardi a trasferire il suo talento nei libri.  Ho avuto l’onore di conoscerlo meglio durante l’Europeo del 2004. Con l’amico Gianluca Moresco andavamo a cena nelle trattorie di bacalao. Conosceva le migliori, anche quelle che non erano sulle guide. Una sera diedi un parere su un vino. Alla fine, prima dei saluti disse a Moresco: «Quando andate a cena insieme, fai scegliere a lui la bottiglia». E’ stato un grande onore incrociarlo nella mia carriera. Che la terra ti
sia lieve, Gianni.

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