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Adriano contro Golia-Spada. La denuncia del tabaccaio, la sentenza e la fiducia hanno cambiato il verso delle cose a Ostia

 

A Ostia nell’autunno del 2014 non c’era ancora stata quella sequenza di operazioni di polizia che nel giro di tre anni ha dato conto della pervasività dell’organizzazione criminale degli Spada. Qualcuno si era già ribellato sì, la giornalista Federica Angeli stava già raccontando da tempo che quel territorio era gravemente contaminato da un problema chiamato mafia, eppure tanta strada c’era ancora da fare in un percorso costellato di ostacoli e, al tempo stesso, di storie determinanti come quella di Adriano Baglioni,  un tabaccaio di Ostia che fu costretto a pagare 100mila euro (poi diventati 275mila nel giro di 48 ore) a Carmine Spada, all’epoca “assistito” dal suo uomo di fiducia, ossia Emiliano Belletti. Un’estorsione praticata con metodo mafioso: così ha stabilito due giorni fa la Corte di Cassazione rigettando i ricorsi avverso la sentenza di merito che già aveva condannato Carmine Spada a otto anni di reclusione. Con la conferma del verdetto di Appello va in carcere anche l’altro imputato, che era in stato di libertà, mentre Spada è già recluso in relazione ad altri procedimenti sempre inclusivi della modalità mafiosa. La vicenda del tabaccaio, al di là dell’esito positivo del processo per il fatto specifico, è uno di quei tasselli che hanno cambiato il puzzle della narrativa su Ostia e inciso sull’assetto sociale di quel pezzo di paese. Adriano Baglioni fu  minacciato, intimidito, furono annunciate ritorsioni contro la sua famiglia se non avesse onerato il “debito” verso il clan  e ciò nonostante trovò la forza di denunciare tutto, consapevole di trovarsi davanti il boss locale e i suoi accoliti e che quella era gente violenta e senza scrupoli. Baglioni seppe, a sue spese e prima di moltissimi altri, che ad Ostia c’era un gruppo di mafiosi autoctoni e la sua denuncia ha consentito di cambiare il verso delle cose.

“Alla fine lo Stato vince e vincono i cittadini onesti che denunciano le estorsioni mafiose. – ha commentato l’avvocato Giulio Vasaturo, che ha assistito Adriano Baglioni nel processo – Questa sentenza è un riconoscimento per tutti coloro che, ad Ostia come altrove, hanno il coraggio e la dignità di rifiutare le prevaricazioni del clan”.

Adriano era un “piccolo Davide”, un commerciante locale che ha tagliato la testa al clan e ha sconfitto Golia-Spada e quando lo ha fatto non sapeva esattamente cosa sarebbe successo, ha solo creduto nella giustizia ed è bastato.

(Carmine Spada a destra nella foto)

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